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Instacart cresce in Usa: Albertsons firma l’accordo per il food delivery

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Albertsons Companies, importante realtà della Gdo Usa, annuncia un accordo con Instacart, la startup che ha applicato la sharing economy al food delivery. La catena non è certo la prima: sono oltre 165 i retailer – compresa Aldi Usa dallo scorso settembre – che si appoggiano ad Instacart per effettuare consegne in un’ora attraverso fattorini privati. A partire da metà 2018 saranno così 1.800 i punti vendita della catena ad aderire al servizio. E se molti all’indomani dell’acquisizione di Whole Foods da parte di Amazon davano per finita la startup californiana, pare che si sbagliassero, e di grosso. Per il Ceo Apoorva Mehta, l’operazione di Jeff Bezos “Fu come una bomba termonucleare contro l’intera industria distributiva alimentare Usa”

 

di Massimiliano Lollis

 

La catena della distribuzione statunitense Albertsons Companies ha appena annunciato un accordo con il fornitore del servizio di consegna Instacart per rendere disponibile il servizio di home delivery nei suoi 1.800 punti vendita sparsi sul territorio Usa.

 

La partnership di cui parliamo è nell’ordine di grandezza dei protagonisti del retail globale: da una parte c’è Albertsons Companies, una delle più importanti realtà della Gdo alimentare Usa, presente in 35 stati Usa con diverse insegne molto note. Dall’altra c’è invece Instacart, una startup californiana fondata a San Francisco nel 2012 e determinata a rendere la spesa online facile e veloce, in linea con il modello Uber e Airbnb, che ha fatto della condivisione e della sharing economy il suo punto di forza. Tramite sito web o app, il cliente può riempire il carrello virtuale della spesa con i prodotti preferiti direttamente dal negozio che conosce, e ricevere la spesa sulla porta di casa entro pochissimo tempo, grazie a fattorini privati e indipendenti, che per il loro servizio ricevono da Instacart una percentuale.

 

L’esteso network di Instacart assieme ai servizi di home delivery e di e-commerce di Albertsons Companies costituirà una fantastica offerta per la nostra clientela” afferma in un comunicato Shane Sampson, a capo dell’ufficio marketing di Albertsons. I programmi di e-commerce e home delivery già in funzione da Albertsons continueranno infatti ad essere attivi, mentre l’avvio del servizio di consegna Instacart negli oltre 1.800 punti vendita di proprietà della Albertsons Companies è previsto per la metà del 2018.

 

Un punto vendita a insegna Albertsons Companies

“Le famiglie in tutto il Paese si affidano ai supermercati Albertsons Companies per fare la loro spesa quotidiana e per i freschissimi” osserva Apoorva Mehta, fondatore e Ceo di Instacart. “Non potremmo essere più entusiasti di lavorare con il brand leggendario che da oggi offre ai clienti, in tutto il territorio Usa, un nuovo modo conveniente e rapido per fare la spesa nel proprio negozio di quartiere”. Effettivamente il buonumore di Mehta è ben giustificato se si pensa a quanto il 2017 sia stato un anno d’oro per l’azienda, in seguito alla pirotecnica acquisizione di Whole Foods Market da parte di Amazon (leggi qui).

 

Come riporta il sito Fooddive, prima di essere acquisita da Amazon lo scorso giugno, la catena Whole Foods Market non solo era uno dei primi investitori ad aver creduto in Instacart, ma anche uno dei suoi migliori clienti, garantendo alla startup circa il 10% del suo fatturato. Poi, con l’operazione miliardaria di Amazon, molti si aspettavano che il futuro di Instacart fosse segnato. Ma a quanto pare si sbagliavano: “Fu come una bomba termonucleare contro l’intera Gdo – ha detto a Forbes Apoorva Mehta, – i principali retailer alimentari in Usa iniziarono a chiamarci. Quando guardiamo al nostro passato, possiamo pensare che quella fu la vera svolta per Instacart”.

 

Da allora Instacart ha collezionato accordi con oltre 165 retailer, compresi Kroger, Costco, Publix, Stop & Shop, Wegmans e Aldi Usa (leggi qui). La collaborazione con Albertsons Companies ufficializzata ieri si aggiunge quindi al già ricchissimo piatto dell’unicorno della Silicon Valley.

 

Copyright: Fruitbook Magazine

 


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