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Frutta ammaccata, self service selvaggio: sulle banane in Gdo si accende il dibattito

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Le banane sono il frutto più consumato in Europa. Sono anche quello che presenta – forse – le maggiori problematiche di conservazione, quando arriva sui banchi del supermercato, al pari di frutti particolarmente deperibili come le fragole o le pesche. A voi non è mai capitato di trovare sui banchi banane troppo verdi? Oppure ammaccate e annerite? Noi le abbiamo trovate in pessime condizioni in un punto vendita Auchan della provincia veronese. Il nostro post su Linkedin, con foto annesse, ha aperto un acceso dibattito. Ecco i principali commenti degli operatori del settore

 

Dalla Redazione

 

Il prodotto sfuso, di maturazione evidentemente non ottimale, che abbiamo fotografato sui banchi

Siamo stati a fare la spesa in un ipermercato Auchan della provincia di Verona, nella lista delle cose da comprare c’erano anche le banane. Nel reparto ortofrutta abbiamo trovato cinque referenze: due sfuse (Fyffes e Battaglio) e tre confezionate in vassoio, fairtrade e convenzionali, di due fornitori diversi (Battaglio e Unifrutti).

 

Veniamo al dunque: erano tutte sovramature e/o bottate. Le abbiamo lasciate dov’erano, senza spuntare questa voce dalla lista della spesa. Con grande delusione. Abbiamo raccontato questa vicenda con un breve post fotografico su Linkedin, che ha catturato molta attenzione, specie da parte degli operatori del settore, accendendo il dibattito. Vi riportiamo le opinioni più interessanti, la conversazione completa la potete trovare qui.

 

“Finalmente emerge il vero problema che ha provocato il calo dei consumi di ortofrutta”, chiosa Leonardo Odorizzi, imprenditore dell’omonima azienda biologica di Bussolengo (VR) specializzata nella produzione di frutta per la trasformazione industriale.

 

Tempestiva la replica del retailer. “È vero che le banane fotografate non sono il massimo, ma bisogna vedere il perché sono in quello stato – sottolinea Alfredo Mancini, category ortofrutta di Auchan – Garantisco, dal momento che il prodotto lo ricevo tutte le mattine, che non mi è mai arrivato in quello stato di maturazione. Visto che siete del mestiere, penso che abbiate capito che si tratta di un prodotto vecchio e da non proporre al cliente”.

 

Giancarlo Amitrano, fino ad aprile responsabile acquisti ortofrutta Carrefour per il Centro Italia, parla di un “evidente problema da sovraesposizione”. “Si fanno i nomi delle marche esposte e non del capo reparto o capo settore, come se il maturatore potesse gestire il colore ad oltranza. – aggiunge – Sono almeno otto anni che non esiste capo reparto che apra la busta dei cartoni di banane per arrestarne la maturazione. Almeno 10 anni che non c’è un capo reparto che metta un foglio di giornale sul top del collo per evitare il sovracolore ed assorbire l’umidità. Per non parlare dello stoccaggio in cella frigo. Parliamo di poche regole di base che, se applicate, salvaguarderebbero consumatore, differenze inventariali e fatturato. E poi aggiunge, dopo una serie di commenti da parte di altri utenti: “Il lotto delle banane fotografato in vendita il 10 giugno era risalente al 28 maggio e al 2 giugno. Ecco risolto il caso”.

 

Le banane confezionate che abbiamo trovato sui banchi

Diego Nichetti, ex capo reparto ortofrutta presso varie strutture di piccole dimensioni, fa un’osservazione. “Mi permetto di valutare una di quelle cose che vedo anche io, girando per passione i supermercati. Si tende a fare una mega esposizione di prodotti perché, spesso e volentieri, il reparto ortofrutta dopo un certo orario non è più seguito da persone competenti. Però solo l’esposizione, in queste foto, lascia pensar male, perché non si usa più. Lasciare le banane nei cartoni, in vendita, ok. Ma occorre ritagliare loro uno spazio, senza esagerare, altrimenti quelle sotto diventano nere, da contatto”.

 

Vincenzo Fasano, titolare e amministratore unico di Fasfruit, con un’esperienza nella gestione del reparto ortofrutta, mette alla luce una problematica condivisa. “Dove regna il self-service, ci saranno sempre problemi del genere con tutti i prodotti. Il reparto ortofrutta va assistito da personale qualificato. Quello che si risparmia sul costo del lavoro ricade sulle vendite, lo vogliamo capire?”.

 

Siamo perfettamente d’accordo. Proprio durante la nostra visita all’ipermercato, infatti, abbiamo visto una cliente prendere un casco di quattro banane, togliere quella che non le piaceva e lanciarla letteralmente nella cassa con il calderone degli altri frutti. Un comportamento irrispettoso, nei confronti di tutti gli attori della filiera.

 

Antonio Scalabrino, ispettore presso Grandi magazzini Fioroni (Gruppo Unicomm) e precedentemente store manager presso Simply Market Italia, replica, sintetico: “Il regolamento in Auchan parla chiaro. Quelle banane non dovevano essere lì, andavano ritirate”.

 

Fra i vari commenti, segnaliamo anche quello di un fornitore interessato. Stefano Minola, marketing e communication manager di Battaglio, uno dei maggiori importatori italiani di frutta e verdura replica: “Premesso che dalle foto le banane non risultano le nostre, a prescindere dalla marca ci preme dire che la frutta andrebbe esposta con cura e con altrettanta cura maneggiata dai consumatori. Purtroppo è scontato, ma di difficile realizzazione”.

 

Simona Riccio, esperta di vendita e gestione clienti presso Ki Group, azienda di riferimento in Italia nella distribuzione di prodotti biologici, biodinamici e naturali nel canale del retail specializzato, mette in luce un altro aspetto importante, quello della sostenibilità. “Quelle banane potrebbero essere tolte dai banchi e date a persone bisognose, se previsto dal supermercato. Brutte non significa cattive. Ricordiamoci che ci sono persone che acquisterebbero cibo ‘brutto’ a costo inferiore, per esempio. L’ortofrutta è un settore delicato, voi mi insegnate, ma il prodotto va gestito, non buttato. (…) Quando Giorgio Santambrogio dice che bisogna sempre avere la professionalità, ha ragione! È i risultati ci sarebbero, tutto qui”.

 

Anche in questo caso siamo pienamente d’accordo. E crediamo che queste politiche di gestione del prodotto “brutto ma buono” siano in parte già osservate, dato che la stessa Auchan prepara in-store dei succhi freschi 100% frutta e ortaggi.

 

Matteo Freddi, titolare dell’omonima azienda reggiana specializzata in patate, cipolle, scalogno e nella pregiata Borettana dell’Emilia, punta invece l’attenzione sull’estero. “È evidente il problema. Non mi intendo di banane, ma a Londra ho visitato e comprato da M&S, Sainsbury, Co-op Food, Tesco e posso dire di aver visto le banane sempre perfette, sia sfuse che confezionate fairtrade. Ovviamente vale anche per i miei prodotti, le patate erano tutte perfette, per non dire stupende. Le cipolle, tranne in un caso, erano tutte ben calibrate con doppia buccia, sia confezionate che sfuse. Credo che dovrò alzare l’asticella per bene, per vendere qui”.

 

Infine Franco Daniele, capo settore grocery di Sma, ci fa notare che “pubblicare una foto del genere è troppo facile”. “Bisognerebbe capire tutte le dinamiche che ci sono in un punto vendita. – continua – Sicuramente il prodotto è invendibile, ma mi auguro che abbiate avuto il buon senso di avvisare qualche responsabile di presidio, per fargli notare questo episodio, che non deve capitare, ma può capitare. Penso che chi era responsabile in quel momento abbia o avrebbe sicuramente apprezzato”.

 

La rassicuriamo, Franco Daniele. Lo abbiamo infatti fatto presente a uno dei due addetti presenti nel reparto, in particolare facendoli notare le banane confezionate molto mature. Lui, dopo aver premesso che veniva da un altro reparto ed era in sostituzione, ci ha risposto che: a) erano arrivate già avanti e b) a suo avviso la temperatura nel reparto doveva essere più fredda (e in effetti era più alta di quella che solitamente si trova in un reparto ortofrutta).

 

Venendo alle conclusioni, con il nostro post non volevamo criticare nessuno, ma solo evidenziare un problema che ancora oggi purtroppo si riscontra nei punti vendita della Gdo italiana con una certa frequenza.

 

Copyright: Fruitbook Magazine

 


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