Frutta-nelle-scuole-2

Frutta nelle scuole flop? Commenti dal settore

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Flop? Autogol? Che sia l’una o l’altra cosa, il fatto è che sono in molti a non essere più convinti dell’organizzazione di Frutta nelle Scuole, il programma comunitario, promosso dal Mipaaf, volto a promuovere una merenda sana a partire dall’infanzia. Sul web da settimane proliferano le polemiche di genitori e insegnanti sulla qualità scadente dei frutti distribuiti nelle classi e sulla provenienza, non sempre italiana. Sui nostri canali social abbiamo raccolto i commenti di alcuni manager del settore ortofrutticolo. “Gli insegnanti erano invitati a costringere i bambini a mangiare solo la frutta del programma”: in alcuni casi, ci hanno lasciato rivelazioni a dir poco sconcertanti…

 

di Carlotta Benini

 

Il programma UE  prevede la distribuzione di frutta e ortaggi freschi nelle classi elementari

Le scuole volgono al termine ma ancora riecheggia la polemica sollevata le settimane scorse sul programma comunitario che prevede la distribuzione di frutta e verdura fresche agli alunni delle elementari. Il progetto UE Frutta nelle Scuole, promosso dal Mipaaf, per alcuni è diventato un flop clamoroso, negli ultimi anni. Non fosse altro che per la qualità scadente dei prodotti ortofrutticoli distribuiti, troppo acerbi o tropo maturi, in alcuni casi pure ammuffiti. E di provenienza non sempre italiana (leggi qui).

 

La corsa al ribasso dei prezzi per l’aggiudicazione delle gare di assegnazione dei lotti non ha giovato al sistema, lo sottolinea anche Mario Tamanti (leggi qui), dirigente di Apofruit che è stato responsabile del progetto UE per la cooperativa, fino al penultimo bando. A pagare le conseguenze di tutto ciò sono, in ultima analisi, i più piccoli. Proprio quei bambini a cui il progetto si rivolge, che dovrebbero essere sensibilizzati sull’importanza di una dieta sana e incentivati a consumare frutta e verdura, piuttosto che merendine e snack ipercalorici.

 

Su Facebook il dibattito sul nostro articolo ha sollevato i commenti dei genitori. “La frutta che si dà nelle scuole raramente è di stagione, la qualità lascia a desiderare, è acerba e quindi lo sforzo del fornitore e del distributore è del tutto vanificato”, dice un’utente. “Albicocche verdi, pesche marce e ciliege piccole e amare: questa è la frutta che mio figlio ha portato a casa! – gli fa eco un altro lettore – Per fortuna la frutta buona e matura al punto giusto la mangia a casa. Una bellissima idea sviluppata però dai soliti criminali”. Ci sono, per fortuna, anche commenti rincuoranti: “Maturazione ottimale. Ma soprattutto bambini felici e soddisfatti di portare a casa i frutti di cui hanno parlato!”, rassicura una mamma.

 

Albicocche ammuffite segnalate da un utente su Twitter

Ma i commenti più interessanti arrivano da alcuni manager del settore. Massimo Tumedei, commerciale Italia alla Carton Pack di Rutigliano (Ba), chiosa: “È da anni che gira la frase ‘Truffa nelle Scuole’. È curioso che chi dovrebbe controllare e preoccuparsi di cosa viene distribuito, si preoccupi solo di come siano regolamentati i bandi e di come vengano ripartite le commesse. Un progetto che sulla carta nasce per promuovere il consumo di frutta, rovinato dagli interessi politici e dalla solita furbizia di pochi imprenditori senza scrupoli…”.

 

Giudizio negativo anche da parte di Thomas Drahorad, presidente di NCX Drahorad, società di servizi per il settore ortofrutticolo. “Frutta nelle scuole? Pessimi. Sia sulla qualità, che sulle tipologie di frutta, che sulle modalità. Nella scuola di mio figlio le maestre avevano istruzioni di costringere i bambini a mangiare la frutta”. Dopo questa – pesante – affermazione gli abbiamo chiesto delucidazioni. “Era vietato portarsi qualsiasi altra merenda da casa. Non potevano mangiare altro che la frutta del programma”, precisa.

 

Luigi Forte, fondatore di Open Farm, piattaforma di servizi web dedicati agli imprenditori della filiera agricola e zootecnica, ci scrive su Linkedin: “Il pre-requisito ‘principale’ è il prezzo più basso! Ecco uno dei risultati… Poi andiamo ad analizzare i prodotti importati e scopriamo ‘magari’ che contengono principi attivi vietati in Italia. E qui il problema diventa serio: la salute”.

 

Marco Rivoira, responsabile commerciale del gruppo Rivoira di Verzuolo (CN), conclude su Facebook con un commento che guarda al futuro di questo progetto. “Quando l’unica componente è il prezzo, questo è il risultato. Siamo in Italia… Ci sono appalti per strade e autostrade vinti da gente che, per far figurare un prezzo iniziale basso (perché poi lievita sempre), non mette il ferro nei ponti che immancabilmente cadono. Quindi perché stupirsi che negli appalti frutta per le scuole il prodotto sia di scarsa qualità?”

 

Così facendo, come già detto, “si penalizza il consumatore del futuro”.

 

Copyright: Fruitbook Magazine

 


  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  



Non ci sono commenti

Aggiungi il tuo