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Smart retail: l’innovazione digitale vale 3 miliardi di dollari

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Nel prossimo decennio retailer e produttori di beni di largo consumo potrebbero generare un valore pari a 2.950 miliardi di dollari, a beneficio della filiera, accelerando la propria trasformazione digitale. È la stima di Accenture Strategy per il World retail forum, che riporta numeri quantificati su un arco temporale di un decennio e riferiti alle economie evolute. Tecnologie smart al centro delle scelte dell’utente. Per le aziende si apre la partita dei servizi su misura

 

Dalla Redazione

 

Tra impatto positivo delle tecnologie sul business e risparmio in termini di costi e tempi, accelerando la trasformazione digitale nei prossimi 10 anni retailer e produttori di beni di largo consumo potrebbero generare un valore di 2.950 miliardi di dollari a beneficio del mercato e dei consumatori. È la stima contenuta nel rapporto della società di consulenza Accenture Strategy, presentato in occasione del World retail forum. La cifra è stata calcolata basandosi da un lato sull’impatto delle tecnologie sul mercato e dall’altro sul risparmio di costi e tempi uniti all’aumento della produttività di cui possono beneficiare i consumatori attraverso il digitale.

 

“Il prossimo decennio sarà ricco di opportunità per i consumatori: l’innovazione tecnologica darà vita a esperienze di acquisto variegate, che soddisferanno le esigenze di semplicità, convenienza e coinvolgimento dei consumatori – commenta Angelo D’Imporzano, senior managing director di Accenture Products, come riporta un articolo sul portale Pagamenti Digitali – In relazione ai 2.950 miliardi di dollari stimati dal report, i consumatori potranno beneficiare dei maggiori vantaggi, ottenendo un risparmio in termini di tempo e costi del valore di oltre 2 mila miliardi”. La capacità di retailer e aziende di beni di largo consumo di generare valore, aggiunge D’Imporzano, “dipenderà da quanto riusciranno ad approfondire la conoscenza dei consumatori, integrare tecnologie dirompenti e adottare modelli di business innovativi”.

 

I curatori del report quantificano l’impatto della digital transformation sulle aziende del settore nell’arco del prossimo decennio, mettendo in luce la richiesta di nuove esperienze di acquisto da parte degli utenti, individuando i modelli potenzialmente più profittevoli e indicando come le organizzazioni e i decisori pubblici possono prepararsi al cambiamento.

 

Il primo risultato che salta all’occhio è che il 39% dei consumatori italiani sarebbe disposto a concedere alle aziende l’accesso ai propri dati personali tramite dispositivi intelligenti in cambio di un’esperienza migliore o di un vantaggio economico. Un dato che dimostra la possibilità di costruire un rapporto di fiducia e utilità fra le aziende e i clienti basato sulla trasformazione digitale. Il 28% dei consumatori italiani utilizzerebbe servizi digitali basati su sensori in grado di rispondere alle loro richieste, mentre il 25% sarebbe disposto a sottoscrivere un abbonamento con un brand capace di selezionare i prodotti più adatti alla singola persona ed effettuare gli ordini in automatico. Insomma, l’apertura dei consumatori è proporzionale ai vantaggi.

 

“Per rispondere alle aspettative dei consumatori su possibilità di scelta, convenienza ed esperienza d’acquisto – prevede D’Imporzano – il settore sarà sempre più sollecitato ad innovare. Ciò porterà a un’enorme crescita del commercio digitale”.

 

Alcuni modelli di business particolarmente innovativi e apprezzati dai consumatori italiani esistono già. Nel report di Accenture Strategy ne vengono citati quattro. Si parte dalla sharing economy, che orienta le abitudini verso la convenienza e l’esperienza allontanandole dal concetto di proprietà. Altri due trend riguardano l’economia basata sulla personalizzazione, vale a dire quella dei prodotti su misura selezionati con cura e consegnati in automatico, e quella basata sul riassortimento automatico, alimentato da sistemi di sensori intelligenti che rilevano quando un prodotto sta per esaurirsi e procedono in automatico all’ordine e alla consegna. Infine l’economia dei servizi, quella che prevede l’esternalizzazione delle incombenze quotidiane: il 51% dei consumatori ne farebbe uso per servizi di lavanderia (ritiro, lavaggio, piegatura e consegna a domicilio).

 

La trasformazione del settore implicherà anche una riprogettazione dei negozi fisici. Entro dieci anni, sottolinea ancora lo studio, gli spazi assumeranno un ruolo sempre più spinto di luoghi d’esperienza e intrattenimento. Sarà importante “interagire” con il prodotto in vendita attraverso le tecnologie, offrire un ambiente altamente incoraggiante per i consumatori, ma anche parlare in prima persona con esperti. Le aziende avranno quindi bisogno di riqualificare la forza lavoro. Se infatti da una parte le tecnologie emergenti incrementeranno l’efficienza, dall’altra cambieranno significativamente l’approccio al lavoro. ”

 

Non da ultimo, la società di consulenza evidenzia che la soddisfazione delle richieste dei consumatori di avere consegne rapide dovrà andare di pari passo con l’impegno a minimizzare l’impatto ambientale. Veicoli elettrici, car sharing, efficientamento delle consegne saranno tutte voci di primaria importanza, e insieme a queste l‘innovazione nel design del packaging e il supporto alle infrastrutture legate al riciclo e riutilizzo dei materiali, per promuovere un’economia circolare.

 

“Emergerà chi saprà dare priorità ad una mentalità collaborativa – conclude D’Imporzano – con l’obiettivo di offrire nuovo valore ai consumatori, soddisfarne la richiesta di nuovi servizi in modo innovativo, usando i dati per approfondire la conoscenza di abitudini e comportamenti degli utenti, migliorando così il processo decisionale aziendale”.

 

Copyright: Fruitbook Magazine


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