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                      Uk, sfida all’ortaggio gigante: è boom con la pandemia

                      ortaggi record

                      (Copyright: John Giles/PA Images via Getty Images)

                      Cavoli da 30 kg, patate da 5 kg, zucche da una tonnellata: nel Regno Unito impazza l’hobby di coltivare ortaggi da record, per divertimento o per scommessa. C’è chi, come il 76enne Peter Glazebrook, lo fa da trent’anni: una quindicina i record mondiali che si è aggiudicato negli anni per carote, patate, cipolle, pomodori e cavolfiori extra-large. Mr. Glazebrook però è in buona compagnia. Questa singolare competizione, che si dice essere nata nei pub gallesi all’inizio degli anni ’80, oggi piace sempre più. Complice il lockdown, nel Paese dove il giardinaggio è sempre stato di casa, la coltivazione di ortaggi giganti raccoglie sempre più adepti. Ecco come

                      di Massimiliano Lollis

                      ortaggio gigante

                      Peter Glazebrook nel 2013 con una delle sue creazioni: un cavolo da oltre 30 kg (Copyright: John Giles/PA Images via Getty Images)

                      Ortaggi da record. Dalla newsletter di Atlas Obscura – portale USA dedicato a leggende e bizzarrie di tutto il mondo – apprendo che oggi in Regno Unito, all’epoca del Covid-19, coltivare ortofrutta gigante è motivo di orgoglio per un numero non trascurabile di persone. E così basta approfondire la ricerca in rete per scoprire uno “sport” decisamente singolare, dove ci si sfida a colpi di bilancia o di metro per decretare record mondiali. Che siano patate, cavolfiori o zucche, conta solo che siano extra-large: e la competizione, che conquista pagine web e cartacee anche sulle testate più autorevoli del Regno Unito, attira l’interesse di appassionati da tutto il mondo.

                      Per immergersi nella filosofia del “giant vegetable growing” occorre però fare un passo indietro, e precisamente negli anni ’80, quando questo bizzarro hobby sarebbe nato. A sostenerlo è Kevin Fortey, quarantaduenne gallese e portavoce non ufficiale della comunità degli orticoltori da record, nonché amministratore di un gruppo Facebook dedicato. “Tutto è cominciato agli inizi degli anni ‘80 con una scommessa al pub tra mio papà e i suoi amici – spiega Fortey al giornalista Luke Fater di Atlas Obscura – su chi avrebbe coltivato la zucca più grossa”. Una scommessa che ben presto sarebbe iniziata a sfuggire di mano: “A metà degli anni ’80 – racconta – le zucche erano cresciute così tanto che non si riusciva nemmeno a farle passare dalla porta del pub”. Tempo pochi anni e la voce si era sparsa, ben oltre il sud del Galles: “La gente veniva da tutto il Galles e poi anche da tutta l’Inghilterra – ricorda – per assistere alla competizione”.

                      Storie da pub al limite tra mito e leggenda? Forse. Ciò che però appare molto concreto e verificabile, anche da chi segue le vicende delle isole britanniche a distanza, è l’attuale entità del fenomeno che, complice la pandemia, sta crescendo di giorno in giorno, almeno quasi quanto le zucche di Mr. Fortey senior.

                      ortaggio gigante

                      Kevin Fortey con una delle sue creazioni (Copyright: Kevin Fortey)

                      Basta leggere un articolo del Guardian dello scorso ottobre, per esempio, per apprendere dei record registrati nel corso del Grow Show On Tour 2020, festival itinerante dell’ortaggio extra-large in tempi di pandemia. Nel corso della kermesse – attesa da appassionati agricoltori da tutto il Paese – sono stati registrati ben tre record mondiali: uno per peso (il cavolo rosso più pesante al mondo, ben 31,6 kg) e due per lunghezza (la salsefrica e la barbabietola più lunghe del mondo, rispettivamente 5,6 e 8,6 metri). 

                      Ma tra le molteplici storie di chi oggi ha deciso di concentrare buona parte delle sue energie quotidiane alla coltivazione di ortaggi giganti, ce n’è una che colpisce particolarmente. Si tratta di Ian e Stuart Paton, due gemelli (59 anni) di Lymington nell’Hampshire, detentori nel 2020 del record di zucca più pesante del Regno Unito con ben 2,593.7 libbre (oltre 1.176 kg). Un peso che, seppur di poco, non ha permesso ai gemelli di superare il primato mondiale della zucca più pesante, detenuto dal belga Mathias Willemijns nel 2016: ben 2,624 libbre (1.190 kg).

                      Da una ventina d’anni, ogni aprile, Ian e Stuart selezionano e piantano i semi delle loro zucche più grandi con l’obiettivo di far crescere sei piante. Le piante vengono impollinate a metà giugno e ci vogliono circa 110 giorni affinché le zucche raggiungano la loro dimensione massima. Come riporta il giornale locale Advertiser and Times, i gemelli non si sono scoraggiati a fronte del mancato record mondiale: “Non abbiamo battuto il record mondiale questa volta – dichiarano – ma siamo assolutamente sicuri che un giorno ci arriveremo. È solo questione di tempo”.

                      ortaggio gigante

                      I fratelli Ian e Stuart Paton mentre scoprono di aver perso per un soffio il record per la zucca più pesante del mondo (Copyright: Steve West)

                      Anche quando si tratta di coltivare ortaggi giganti, la costanza sembra essere una qualità fondamentale per raggiungere certi traguardi. Lo dimostra anche la storia di Peter Glazebrook: 76enne geometra in pensione del Nottinghamshire, e orgoglioso coltivatore, oltre che del porro più lungo al mondo (ben un metro e venti centimetri di lunghezza), anche del cavolfiore e della patata più pesanti al mondo, rispettivamente 27 kg e 4,5 kg. Ma nella carriera da ortolano da competizione di Glazebrook, lunga una trentina d’anni, si contano una quindicina di record mondiali per carote, patate, cipolle, pomodori e cavolfiori da record.

                      Come scrive il Guardian, lo scorso anno Glazebrook ha mancato per un soffio il record per il pomodoro più pesante del mondo, vedendosi scavalcare da un quarantenne (Douglas Smith), che si è aggiudicato il titolo con un pomodoro da ben 3,1 kg. “Lo incontrai lo scorso anno – Glazebrook dice del suo avversario alla giornalista Sirin Kale – e capii immediatamente che mi avrebbe dato del filo da torcere. Sapeva come coltivare pomodori grossi. Ho seguito i suoi progressi su Facebook. Sono contento per lui”. Che siano sincere o meno, si tratta indubbiamente di parole di fair play che fanno bene all’anima in un periodo tormentato come questo, nel bel mezzo di una pandemia.

                      Già, la pandemia. Se c’è qualcosa che potremmo “salvare” di questi anni è proprio il fatto di aver portato molta gente a riscoprire la bellezza del verde e la serenità d’animo che può donare coltivare una piantina o tenere un orto. “Il lockdown – spiega lo stesso Kevin Fortey alla BBC, che ha dedicato un servizio al tema degli ortaggi giganti – è stato un’opportunità per i coltivatori di tutto il mondo per ritrovarsi sui social network. Così abbiamo organizzato una serie di divertenti contest online, e ciò che posso dire è che abbiamo osservato una crescita esponenziale nell’interesse della gente nei confronti del nostro hobby. In più – conclude – è un hobby divertente che incentiva le persone a stare all’aperto e rimanere positivi durante il lockdown”.

                      Certo, va detto: grande non significa per forza buono, anzi. Una su tutte vale la testimonianza di Ian Paton, uno dei gemelli coltivatori di zucche da record: “Una volta che le nostre zucche raggiungono queste dimensioni – spiega sempre alla testata Advertiser and Timesnon sono assolutamente buone da mangiare, per cui cerchiamo sempre di trovare un modo in cui possano tornare utili in eventi di fund-raising per beneficenza“. Insomma, tra positività, sfida e volontariato, coltivare ortaggi giganti sembra essere l’hobby ideale per far sopravvivere il bambino che è in noi, anche al di fuori e ben oltre i pub gallesi che (forse) ne decretarono la nascita.

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