Bowl hawaiane: l’italiana Poke House vola in USA e acquisisce Sweetfin
Più di 40 milioni di euro di fatturato, oltre 75 ristoranti e un team di 800 persone: questi i numeri di fine anno per Poke House, la catena italiana che spopola nel Belpaese e in Europa – frutto dell’intuizione dei fondatori Matteo Pichi e Vittoria Zanetti – che propone le bowl, piatto tipico della cucina hawaiana. Nel 2021 Poke House ha acquisito la catena londinese Ahi Poke ed è entrata nel capitale dell’olandese Pokè Perfect, il più grande marchio di poke nei Paesi Bassi, con l’obiettivo di aprire altri 25 ristoranti. Di recente ha acquisito il 30% della statunitense Sweetfin, la “madre” di tutte le catene di poke bowl. Per il 2022, l’obiettivo è superare i 100 milioni di euro di ricavi, puntare all’Est Europa e agli USA
Dalla Redazione
Piatto della cucina tradizionale hawaiana, le poke bowl si stanno facendo largo in Italia e in Europa. Portabandiera nel continente della colorata ciotola hawaiana è la catena italiana Poke House, fondata nel 2018 da Matteo Pichi e Vittoria Zanetti. L’italiana Poke House può vantare di essere la prima catena italiana ed europea a preparare e vendere le famose poke: ciotole che contengono un colorato mix di proteine, frutta e verdura.
Nel solo 2021, Poke House è passata da 20 a 75 ristoranti, chiudendo l’anno con un fatturato da 40 milioni di euro e più di 50 aperture tra Italia, Spagna, Portogallo, Regno Unito e Francia. Il team, come riporta Forbes, conta 800 persone tra gli addetti nei ristoranti, la sede principale di Milano, dove lavorano 50 persone, e le sedi di Madrid, Parigi e Londra. Sempre nel 2021, forte della rapida crescita, Poke House ha acquisito il 30% di Sweetfin, azienda californiana nata nel 2017, leader negli USA delle famose bowl e che ha ispirato la nascita di Poke House, che diventa così la prima azionista della catena madre delle bowl plant based. L’operazione fa così salire a novanta i punti vendita del gruppo, numero destinato a crescere, visto che per il 2022 hanno in cantiere altre 85 aperture.
C’è da dire che quella di Sweetfin non è la prima acquisizione per Poke House, visto che l’anno scorso ha acquisito la catena londinese Ahi Poke ed è entrata nel capitale dell’olandese Pokè Perfect, il più grande marchio di poke nei Paesi Bassi, con l’obiettivo di aprire altri 25 ristoranti. Come spiega a Il Corriere della Sera il cofondatore Matteo Pichi, che vanta un’esperienza in Glovo dal 2016 al 2018 come country manager Glovo Italia, si aspetta di chiudere il 2022 superando i 100 milioni di euro di ricavi, con 40 aperture a marchio Sweetfin tra Texas, California e Arizona (dove Sweetfin è già presente con 14 locali tra Los Angeles, San Diego e Orange County). Sono 70 invece le aperture previste in Europa, dove Poke House sta per aprire il suo primo ristorante a Bucarest, Romania. Questo perché i Paesi dell’Est Europa si stanno dimostrando mercati in cui i giovani sono perennemente alla ricerca di catene internazionali innovative e digital.
Il segreto del successo. La ricetta alla base di questa rapida ascesa è un equilibrato mix di componenti digital e analogiche: dai ristoranti alla componente digital, passando per la bowl, un piatto completo, fresco e nuovo per l’Occidente.
Una tech company che si basa su un modello ibrido in equilibrio tra retail e digital. Finalista del Premio Ey “Imprenditore dell’Anno”, Poke House si basa su un sistema omni-channel sviluppato in casa che coniuga click and collect, app, sistemi di pagamento integrati, più un software crm proprietario con un sistema di fidelizzazione che raccoglie migliaia di utenti. Il tutto con un approccio data driven che permette di intercettare con velocità i trend di consumo e di conseguenza rimodulare l’offerta per ben cinque Paesi differenti. Inoltre, Poke House analizza gli ordini digitali grazie ai dati delle piattaforme di consegna di terzi, per capire in che modo le numerose variabili (valutazioni, tempo di preparazione e durata media dell’ordine) possano impattare sui volumi di business di ogni negozio.
La linea di ristoranti Poke House si distingue per i suoi ristoranti colorati, freschi e giovani, che richiamano le Hawaii e la California grazie a palme stilizzate, ombrelloni con le frasche e sgabelli in vimini colorati. A questi si aggiungono elementi che richiamano la street art di Los Angeles, come le ali d’angelo in neon e longboard appesi alle pareti, piante di cactus e le stampe dell’artista di San Diego Arielle Vey. Non solo ristorante però: Poke House punta molto anche sul delivery: tant’è vero che il boom è avvenuto proprio negli anni della Pandemia.
Le ricette. Il piatto unico, moda del momento e simbolo dell’healthy food, altro non è che una ciotola (la famosa bowl) che contiene una base di “carboidrati”, solitamente riso a scelta o quinoa o simili, una base proteica di carne o pesce (anche crudo), il tutto insaporito da una vasta scelta di frutta o verdura e condimenti, alghe comprese: un piatto completo, bilanciato, leggero e gustoso che trova terreno fertile in tutte quelle persone che vogliono un pasto leggero ma che sazia, diverso dal solito senza compromettere la dieta.
A credere in Poke House in piena pandemia è stato il Milano Investment Partner, fondo di Angelo Moratti, che a marzo 2020 ha acquisito una quota del 25% del brand con un Series A round di 5 milioni di euro. L’anno successivo è stata la volta di Eulero Capital, che ha sottoscritto un aumento di capitale di altri 20 milioni grazie al sostegno di FG2 Capitale e il reinvestimento di Milano Investment Partner. Per il futuro Poke House punta alla quotazione in borsa in Italia, o a New York.
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