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                      La mela di Verona fa squadra in attesa di ottenere il riconoscimento dell’Indicazione geografica protetta IGP. Il progetto, presentato nel corso di una conferenza stampa nel palazzo della Gran Guardia di Verona, punta alla valorizzazione della mela di Verona, un frutto che in provincia di Verona vede oltre 4.400 ettari coltivati, per una quota di produzione dell’80% su quella regionale. Per questo motivo è stata sviluppata una nuova immagine per il mercato italiano e la GDO, dove il tradizionale frutto veronese sarà riconoscibile grazie al marchio fortemente identitario ed esplicativo: “Mela di Verona. C’è il Veneto dentro” che sarà presente sui bollini, sul packaging e sui materiali promozionali ed espositivi per i punti vendita, in attesa di trasformarsi in “Mela di Verona IGP. C’è il Veneto dentro”

                      Dalla Redazione

                      Mela Di Verona

                      copyright: FM

                      Valorizzare la qualità della mela veronese e offrire ai produttori locali nuove prospettive di mercato in Italia e all’estero. È questo l’obiettivo del progetto di marketing presentato il 19 dicembre nella storica cornice del palazzo della Gran Guardia in piazza Bra a Verona durante l’incontro “Mela di Verona, dalla brand identity all’IGP” organizzato dall’Associazione Ortofrutta Veneta e Coldiretti Verona. Sono infatti l’associazione Ortofrutta Veneta e Coldiretti Verona ad aver avviato nel 2020 l’iter per ottenere il riconoscimento della denominazione di Indicazione geografica protetta per la mela di Verona a livello provinciale e interprovinciale.

                      All’appuntamento hanno partecipato esponenti del settore agricolo, commerciale e della trasformazione agroalimentare. Un saluto è stato portato dal consigliere comunale Pietro Trincanato e agli onorevoli Ciro Maschio e Flavio Tosi e dal presidente della Terza Commissione la Regione Veneto Marco Andreoli. A partire da gennaio 2023 la mela di Verona sarà riconoscibile grazie a un nuovo marchio identitario inserito in un bollino. Il marchio “Mela di Verona. C’è il Veneto dentro” è fortemente identitario e rispecchia la qualità, la tradizione e il valore del prodotto veronese e veneto.

                      Il progetto presentato, con lo scopo di promuovere il tradizionale frutto in attesa di ricevere dal ministero delle politiche Agricole e forestali la denominazione Igp (indicazione geografica protetta), riguarda le tre principali e storiche varietà di mele, Gala, Golden e Granny Smith, coltivate nelle province di Verona e in alcuni comuni di Vicenza, Padova e Rovigo pari a circa l’85% delle melicoltura del Veneto. La produzione contraddistinta dal bollino con il nuovo marchio è stimata in 220mila quintali tra Royal Gala (circa 40mila quintali), Golden Delicious (circa 80mila quintali) e Granny Smith (circa 100mila quintali). Le produzioni vengono certificate dal CSQA, organismo di certificazione nei settori tra gli altri dell’agroalimentare e del packaging, al fine di applicare la norma ISO 22005, che recepisce le norme italiane UNI 10939:01, relativa a “Sistema di rintracciabilità nelle filiere agroalimentari” e quindi l’origine del prodotto.

                      Mela di Verona

                      Mela Granny Smith, Royal Gala e Golden Delicius con il nuovo bollino Mela di Verona (copyright: FM)

                      La coltura melicola scaligera rappresenta l’80% di quella regionale, rendendola la terza provincia italiana dopo Trento e Bolzano, con oltre 4.400 ettari coltivati da 1.520 aziende agricole.  Quest’anno, la coltivazione di mele in provincia di Verona, rispetto all’anno precedente, ha visto una produzione da 172.457 tonnellate (in totale il Veneto raggiunge le 215.571 tonnellate), con una crescita del +47% rispetto al 2021, annata gravemente compromessa dalle gelate tardive di primavera sulle piante in fioritura.

                      Nelle vesti di moderatore, il presidente di Coldiretti Verona Alex Vantini ha evidenziato: “Il progetto di marketing e della richiesta della denominazione Igp nasce da una necessità: negli ultimi cinque anni la frutticoltura ha perso quasi il 20% degli ettari coltivati e di conseguenza della produzione con ricadute per tutto il comparto. Troppo spesso ai produttori non sono riconosciuti i giusti compensi, lavorando sotto i costi di produzione. Quest’anno tali costi, dopo la pandemia e a causa della guerra in Ucraina, sono fortemente aumentati”.

                      Questo progetto – ha aggiunto Vantini – mira a rilanciare un’eccellenza del territorio come la mela anche attraverso l’aggregazione per lavorare insieme su un obiettivo comune. L’impegno dell’Associazione Ortofrutta Veneta e di Coldiretti è stato quello di costruire tavoli di confronto con tutti gli attori della filiera per evidenziare il valore aggiunto del prodotto mela per un percorso che passa dal marchio per arrivare al riconoscimento dell’Igp della mela”.

                      Ortofrutta Veneta è stata costituita nel 2020 con l’obiettivo di predisporre i nuovi disciplinari di produzione e avviare l’iter per la mela di Verona Igp, la ciliegia delle colline Veronesi Igp, l’asparago di Verona Igp e riprendere la certificazione della pesca di Verona Igp, per proseguire con altri prodotti locali. “L’obiettivo – ha spiegato il presidente di Ortofrutta Veneta Stefano Faedo – è anche di creare coesione, aggregazione e sinergia fra le parti produttive in modo da coordinare l’offerta di prodotto”. “È fondamentale – aggiunge Faedo – programmare e gestire al meglio il post-produzione, in modo da organizzare e strutturare il più possibile l’offerta di prodotto. Altrimenti i produttori diventano sempre più esposti alle speculazioni che mettono a rischio il settore. Strutturarsi e organizzarsi genera vantaggi per tutti gli attori della filiera. Questo progetto potrà dare il valore aggiunto che merita la mela scaligera”.

                      Salvo Garipoli, direttore di SG Marketing, ha spiegato nel dettaglio il progetto di marketing della mela di Verona: “Il punto di partenza che abbiamo preso in considerazione – ha detto – è che il prodotto mela veronese è di elevata qualità. Abbiamo quindi voluto costruire l’identità della stessa attraverso i valori che esprime e il legame con il territorio per catturare l’attenzione del consumatore finale. Del resto, nessun prodotto si vende da solo. Per il logo abbiamo voluto evidenziare quindi il territorio e la tradizione per promuovere l’identità del frutto. Ecco che nella forma del logo c’è il richiamo all’ansa dell’Adige e agli arcovoli dell’Arena. Abbiamo cercato di costruire una ‘casa comoda’ in cui potessero riconoscersi sia i produttori che i consumatori. Un brand unico anche per il packaging delle tre varietà: Gala, Golden e Granny. Sono stati inoltre sviluppati una serie di materiali a supporto per le campagne di comunicazione e promozione anche all’interno dei punti vendita attraverso il marchio”.

                      Mela di Verona

                      Salvo Garipoli, SG Marketing mentre illustra il progetto e i materiali promozionali (copyright: FM)

                      Il vicepresidente nazionale Italmercati e direttore di Verona Mercato Paolo Merci ha evidenziato l’evoluzione della struttura: “I prodotti che entrano nel mercato – ha sottolineato – hanno subito un calo mentre è cresciuta a doppia cifra l’attività di logistica, che racchiude in sé prodotto e servizio. Su 13mila tonnellate di mele che entrano nel mercato di Verona, nemmeno 1.000 sono locali. Pertanto, i margini di crescita ci sono e il progetto presentato va nella direzione giusta e importante, denotando voglia di aggregazione. Mi auguro che il Centro agroalimentare della nostra città possa essere utile per il progetto Mela di Verona”.

                      Antonio Troiani dei supermercati Rossetto Group ha apprezzato il progetto della Mela di Verona annunciando che deve essere visibile ai clienti e che “nei corner del nostro gruppo sarà dato spazio non solo nel territorio locale ma anche fuori provincia. La mela scaligera è apprezzata anche in altre regioni come la Valle d’Aosta ma con questo marchio sarà maggiormente riconoscibile”. Infine, Alessandro Mattiazzi dell’ente certificatore CSQA ha spiegato il ruolo che copre all’interno del progetto, evidenziando che “noi facciamo i controlli ma mettiamo a disposizione anche la nostra esperienza per lo sviluppo del marchio”.

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