La ministra Calderone: “Guerra al caporalato, raddoppieremo le ispezioni”
La ministra del Lavoro promette una guerra contro il caporalato. Marina Calderone ha incontrato le parti sociali insieme al ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, dopo la morte del bracciante Satnam Singh nelle campagne di Latina e, in conferenza stampa, ha elencato “gli interventi del governo, fatti e da fare, e per ribadire in modo chiaro che il nostro scopo è dichiarare guerra al caporalato e intensificare le azioni contro un sistema che mortifica il lavoro, mette a repentaglio vite umane e non fa crescere la qualità del lavoro in un comparto strategico”. Lollobrigida, da parte sua, ha detto che “queste morti non dipendono da imprenditori agricoli, ma da criminali“.
Nelle campagne italiane fenomeni di sfruttamento al limite della schiavitù vengono ampiamente documentati da ormai molti anni. Senza che le cose, però, cambino. La ministra Calderone ha promesso che nel 2024 verrà raddoppiato il numero delle ispezioni: “Dobbiamo potenziare gli strumenti a disposizione – ha detto – mettendo in relazione tutte le banche dati della pubblica amministrazione e dei vari enti coinvolti nel controllo, per riuscire a mappare ciò che avviene nei campi e intervenire”. Poi ha concluso: “Saranno fatte iniziative di controllo a tappeto su tutto il territorio, ma l’intensificarsi delle azioni si vedrà giorno per giorno come si sta già vedendo per le attività in corso”.
Sulla morte di Satnam Singh si è espresso sabato 22 giugno anche il Presidente della Repubblica Mattarella: “Il volontariato, nelle sue diverse forme, è un orgoglio del nostro Paese. I valori che esprime sono parte della cultura e dell’identità stessa del nostro popolo. Questo è il carattere dell’Italia, ampiamente diffuso nella concreta vita quotidiana ed è quel che la rende, in conformità alla sua storia, un Paese di grande civiltà. Contro questa grande civiltà stridono gravi ed estranei episodi e comportamenti come quello registrato tre giorni addietro, quando Satnam Singh, lavoratore immigrato, è morto, vedendosi rifiutare soccorso e assistenza, dopo l’ennesimo tragico incidente sul lavoro”.
Sulla tragtica vicenda del bracciante 31enne indiano Satnam Singh, abbandonato davanti a casa dal suo datore di lavoro con il braccio mozzato e le gambe fratturate, Sergio Mattarella ha aggiunto: “Una forma di lavoro che si manifesta con caratteri disumani e che rientra in un fenomeno – che affiora non di rado – di sfruttamento del lavoro dei più deboli e indifesi, con modalità e condizioni illegali e crudeli. Fenomeno che, con rigore e fermezza – ha sottolineato il Capo dello Stato al 160.esimo anniversario della Croce Rossa Italiana – va ovunque contrastato, eliminato totalmente e sanzionato, evitando di fornire l’erronea e inaccettabile impressione che venga tollerato ignorandolo”.
Sulle responsabilità della filiera agricola e la concorrenza sleale che genera il caporalato si è espressa Coldiretti: “Quella che si è consumata a Latina è una intollerabile tragedia. Coldiretti ha sostenuto la legge contro il caporalato per tutelare la dignità dei lavoratori e contrastare il tentativo delle agromafie di estendere il proprio controllo sul settore agroalimentare, sfruttando le persone e soffocando l’imprenditoria onesta. È necessaria una grande azione di responsabilizzazione di tutta la filiera per garantire che dietro tutti gli alimenti in vendita sugli scaffali, ci sia un percorso di qualità che riguardi l’ambiente, la salute e il lavoro, con una equa distribuzione del valore”.
La tragica morte del giovane indiano Satnam Singh è una storia che tocca da vicino 230 mila lavoratori nelle campagne italiane. Tante sono infatti le persone sfruttate oggi nel nostro Paese, senza contratto e senza diritti: di queste, 55 mila sono donne e il 30% non sono migranti extra-comunitari, ma cittadini italiani o della Ue. La fotografia arriva dall’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai-Cgil, che da anni monitora il caporalato e le agromafie nel nostro Paese.i dati coincidono con quelli dell’Istat, e dimostrano che ancora oggi più di un bracciante su quattro in Italia lavora in nero. La paga? In media, 20 euro al giorno per una giornata di lavoro che va dalle 10 alle 14 ore.
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