Da Amadori ad Apofruit, percentuali bulgare di adesione allo sciopero del 1 luglio
Una fase del confezionamento di mele Ambrosia cerate (Copyright: Fm)
La mobilitazione del 1° luglio ha registrato una partecipazione assai elevata, soprattutto tra i dipendenti di quelle aziende (tre nomi su tutti: le cooperative romagnole Amadori, Orogel e Apofruit) che lavorano per conto di importanti committenti, o risultano comunque estremamente presenti sugli scaffali della Gdo, da un capo all’altro del Paese. La protesta, scatenata dal mancato rinnovo del Ccnl Cooperazione agricola, continuerà nei prossimi giorni, assicurano i sindacati: intanto, fra i lavoratori del settore agricolo cresce il malcontento per il mancato rinnovo dei Ccpl, i contratti provinciali di lavoro
di Maddalena De Franchis
I numeri – snocciolati da una nota del sindacato Fai-Cisl – parlano di una partecipazione altissima, con percentuali superiori al 90% e, in qualche caso, equivalenti al 100%, ovvero alla totalità dei lavoratori coinvolti nella protesta. Si è tenuto ieri, lunedì 1° luglio, lo sciopero nazionale dei lavoratori agricoli impiegati dalle imprese che applicano il contratto collettivo nazionale per i dipendenti di cooperative e consorzi agricoli. Lo sciopero, proclamato il 14 giugno scorso, è stato preceduto dal blocco di straordinari e flessibilità, un blocco causato dall’interruzione delle trattative per il rinnovo del Ccnl, scaduto a fine dicembre 2023.
Le ragioni della protesta
È proprio il mancato rinnovo del Ccnl Cooperazione agricola – un contratto collettivo che regola i rapporti di lavoro per un segmento importante della filiera – che ha convinto le segreterie nazionali di Fai-Flai-Uila (i sindacati di categoria, rispettivamente, di Cisl, Cgil e Uil) a proclamare lo sciopero. I sindacati, infatti, hanno ritenuto complessivamente “insoddisfacenti” le risposte delle controparti aziendali rispetto alle rivendicazioni sindacali, soprattutto sul versante salariale.
“Ci auguriamo che la voce dei lavoratori e delle lavoratrici sia giunta forte alle nostre controparti – hanno dichiarato i segretari generali di Fai, Flai e Uila Onofrio Rota, Giovanni Mininni ed Enrica Mammucari – e che la ripresa del confronto avvenga con l’unico obiettivo di restituire valore e dignità alle persone quotidianamente impegnate nel fare grande il nostro made in Italy”. I rappresentanti delle tre sigle hanno confermato, inoltre, che lo stato di agitazione continuerà nei prossimi giorni. “I lavoratori e le lavoratrici di un comparto strategico per le nostre produzioni meritano un rinnovo che salvaguardi concretamente il potere di acquisto delle retribuzioni, fortemente eroso dalla spirale inflattiva degli ultimi anni”, hanno concluso.
I numeri
Allo sciopero nazionale hanno aderito soprattutto i dipendenti di quelle aziende che lavorano per importanti committenti, detentori di celebri marchi nazionali, molto presenti tra gli scaffali o nel banco freschi della Gdo e spesso oggetto di una rilevante attenzione mediatica. Scorrendo, dunque, i numeri diramati dai sindacati, spicca l’adesione pari al 100% in Amadori, Cafar Martini, Copra e Magema; al 98% in Caviro (reparto produzione); al 95% in Orogel e Apofruit; 90% in Agrintesa; 70% in Cevico (produzione), Cac e OrtoRomi.
Aperte altre vertenze per i rinnovi dei contratti provinciali
Se lo stato di agitazione del settore della cooperazione agricola è destinato a continuare nei prossimi giorni, i sindacati fanno sapere che tra i lavoratori c’è molta insoddisfazione anche per il mancato rinnovo dei Contratti collettivi provinciali agricoli (Ccpl). Nel comparto agricolo, infatti, il salario è regolato da un salario nazionale e da un’integrazione prevista a livello provinciale, rimasta ferma a circa 5 anni fa, a seconda delle province. I lavoratori attendono gli adeguamenti dei minimi provinciali di una quota pari ad almeno 3,5%
Dal canto loro, i sindacati temono che ritardi e incertezze andranno a discapito soprattutto dei tanti stagionali che, in quanto tali, perderanno la possibilità di recuperare il reddito finora maturato. “Da Coldiretti, Cia e Confagricoltura – ha sottolineato il segretario generale Fai Cisl Onofrio Rota – ci aspettavamo un atteggiamento più responsabile per implementare, con le dovute integrazioni territoriali, il salario già previsto a livello nazionale, nella consapevolezza che i Cpl, contratti provinciali di lavoro, rimangono una specificità del sistema contrattuale agricolo da valorizzare, proprio per dare risposte salariali più puntuali ai lavoratori e alle lavoratrici”.
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