L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE PER PROFESSIONISTI E APPASSIONATI DI ORTOFRUTTA
                      L'INFORMAZIONE PROFESSIONALE PER IL TRADE ORTOFRUTTICOLO
                      L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE PER PROFESSIONISTI E APPASSIONATI DI ORTOFRUTTA

                      Frode fiscale e driver sfruttati: sequestrati 121 milioni ad Amazon Italia

                      El anuncio se produce antes del evento previsto para el 15 de septiembre en que ofrecerá orientación profesional para atraer nuevos empleados. EFE /EPA /FRIEDEMANN VOGEL /Archivo

                      Nube nera su Amazon Italia, indagata dalla Guardia di Finanza di Milano per presunta frode fiscale, somministrazione illecita di manodopera e sfruttamento dei corrieri, controllati da un software gestionale che li sottoporrebbe a ritmi lavorativi frenetici. Una sorta di “caporalato digitale”, in pratica. La società, sottoposta a sequestro preventivo d’urgenza di 121 milioni di euro, si difende: “Rispettiamo le leggi e collaboriamo con le autorità”

                      Dalla Redazione

                       

                      Amazon

                       

                      Ieri il Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Milano ha sequestrato 121 milioni di euro ad Amazon Italia Transport Srl, la filiale italiana del colosso dell’e-commerce di Seattle, per una presunta frode fiscale che coinvolge il modo in cui l’azienda gestisce i lavoratori. Secondo l’inchiesta dei pm Paolo Storari e Valentina Mondovì Amazon avrebbe usato un complesso sistema di società esterne per evitare illecitamente il pagamento di milioni di euro di tasse, potendo così offrire i propri servizi a prezzi molto bassi.

                      La presunta frode, attraverso la “somministrazione illecita di manodopera”, sarebbe stata commessa, stando alle imputazioni, tra il 2017 e il 2022, con effetti anche sulle dichiarazioni Iva del 2023. Tre manager dell’azienda, di cui due stranieri, sono indagati. Il sequestro dovrà essere convalidato dal giudice per le indagini preliminari.

                      I serbatoi di manodopera

                      L’indagine, coordinata dalla procura di Milano, vede al centro i “serbatoi di manodopera”, sistema attraverso il quale grandi aziende si garantiscono “tariffe altamente competitive” sul mercato “appaltando” per i loro servizi di logistica la manodopera a cooperative, consorzi e società “filtro” in modo irregolare, con annesso “sfruttamento del lavoro”, come riporta Ansa.

                      Il presunto sistema era già venuto a galla anche in altri casi seguiti dal pm Storari: per citarne due in ambito Gdo, quello di Esselunga, sottoposta un anno fa a sequestro preventivo per 48 milioni di euro, e quello di GS-Carrefour, a cui ad aprile scorso è toccata sorte analoga, con 68 milioni di euro sequestrati.

                      Tornando al colosso dell’e-commerce, le ipotesi investigative riguardano, spiega la Procura, “una complessa frode fiscale derivante dall’utilizzo, da parte della beneficiaria finale”, ossia Amazon Italia, “del meccanismo illecito di fatture per operazioni giuridicamente inesistenti a fronte della stipula di fittizi contratti di appalto per la somministrazione di manodopera, in violazione della normativa di settore, che ha portato all’emissione e al conseguente utilizzo dei falsi documenti”.

                      Nelle 94 pagine del decreto, che dovrà essere convalidato dal gip Luca Milani, si parla di “rilevantissime perdite per l’erario” e anche di “situazioni di sfruttamento lavorativo che perdurano, a tutto vantaggio di Amazon Italia Transport srl”.

                      “Caporalato digitale”

                      Le testimonianze raccolte dalla Procura di Milano portano a galla anche condizioni di lavoro precarie, già al centro da anni di battaglie sindacali e vertenze. I pm parlano di “eterodirezione digitale”, ovvero di controllo dei corrieri dell’ultimo miglio – vale a dire i driver che consegnano gli ordini effettuati online dai centri di distribuzione della società fino a casa degli utenti Amazon – tramite software gestionale di AIT-Amazon Transport srl. In pratica un “caporalato digitale”, laddove lo strumento informatico organizza il lavoro dei singoli corrieri e i fattori produttivi dei fornitori, permettendo ad Amazon Italia di esercitare su ciascun dipendente un controllo diretto in ordine alla corretta esecuzione delle direttive veicolate dal software.

                      I software “e i relativi dispositivi elettronici, messi a disposizione da Amazon”, si legge sempre nelle indagini, “sono studiati e impostati al fine di massimizzare la produttività e raggiungere la maggior quantità possibile di passaggi”. Secondo quanto riportato da Il Giorno, i corrieri Amazon sarebbero sottoposti a ritmi serrati, con pause pranzo di mezzora e 150 consegne giornaliere schedulate da software, con paura di rallentare il ritmo anche perché l’algoritmo “gestionale” elabora le “schede” che “periodicamente vengono consegnate ai singoli corrieri in cui vengono annotati i tempi medi di esecuzione”.

                      Amazon: ‘Rispettiamo le leggi e collaboriamo con le autorità’

                      Rispettiamo tutte le leggi e le normative vigenti in ogni paese in cui operiamo e richiediamo che le aziende che lavorano con noi facciano lo stesso”. Così Amazon replica alle accuse che la vedono al centro dell’inchiesta condotta dalla Procura di Milano. “Abbiamo definito – prosegue la società – standard elevati sia per noi che per i nostri fornitori, e abbiamo un codice di condotta che i fornitori devono rispettare per poter lavorare con noi. Continueremo a collaborare prontamente con le autorità competenti nel corso dell’indagine”.

                      Copyright: Fruitbook Magazine