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                      In vacanza in Alto Adige? Oltre a trekking ed escursioni, da non perdere la passeggiata fra i meleti

                      Perché l’Alto Adige è una regione particolarmente vocata alla coltivazione delle mele? Quand’è il tempo del raccolto? Come ci si difende da avversità climatiche sempre più ricorrenti e spesso devastanti per le coltivazioni? A queste e molte altre domande ha risposto la nostra guida d’eccezione, Hannes Tauber, responsabile marketing del Consorzio VOG, durante una piacevole passeggiata fra i meleti di Bressanone (Bz). Conclusa con una merenda tipica della tradizione contadina

                      di Maddalena De Franchis

                      meleti VOG

                      I meleti della Val Passiria

                      Se, ad agosto, avrete la fortuna di scappare dal caldo torrido delle città e rifugiarvi, per qualche giorno, al fresco dell’Alto Adige – ad esempio, nella valle Isarco o nei dintorni di Bressanone, o ancora lungo la valle dell’Adige e fino alla Val Passiria – può essere un’idea originale farsi guidare a passeggio fra i meleti. È sufficiente fare una breve ricerca su internet per trovare decine di opportunità in calendario e programmare una o più visite, contattando i cosiddetti ‘ambasciatori della mela’ o le tante cooperative operanti in zona. È possibile anche prenotare dei tour in bicicletta lungo gli itinerari ciclistici – e sono tanti – che si snodano sul territorio, con splendide viste sui meleti e sulla natura circostante, verde e rigogliosa. Ne abbiamo approfittato anche noi, durante la nostra vacanza in Alto Adige; ma per la nostra passeggiata fra i meleti abbiamo avuto una guida d’eccezione: Hannes Tauber, responsabile marketing di VOG, Consorzio delle cooperative ortofrutticole dell’Alto Adige – uno dei principali player internazionali della categoria mela e principale società di commercializzazione della mela a livello europeo.

                      Il Consorzio VOG oggi riunisce 4 mila aziende melicole

                      La coltivazione delle mele in Alto Adige e la nascita del Consorzio VOG

                      È stato proprio Tauber a condurci alla scoperta del tesoro prezioso che i melicoltori altoatesini custodiscono e raccolgono, lo dicono i libri di storia, fin dal XIII secolo. Ma è soprattutto nel Novecento che la coltivazione della mela in Alto Adige fiorisce e si consolida, diventando un’importante fonte di reddito per gli agricoltori. Ciò grazie all’introduzione, già negli anni Venti, delle prime macchine irroratrici e pacciamatrici, che coadiuvano il lavoro umano e alleviano le fatiche degli operatori. E, successivamente, grazie alla decisione – maturata nel 1945, all’indomani del secondo conflitto mondiale – di alcuni produttori di mettersi assieme e dar vita a un’organizzazione che oggi si chiama VOG – Home of apples, il Consorzio delle cooperative ortofrutticole dell’Alto Adige. Una realtà articolata in 11 cooperative che, a loro volta, raggruppano oltre 4 mila aziende familiari e si estendono su oltre 10.400 ettari di territorio. Il Consorzio VOG esporta le sue mele in oltre 75 Paesi del mondo.

                      meleti VOG Tauber @FM

                      Hannes Tauber, responsabile marketing di VOG, durante la nostra visita nei meleti (copyright: Fm)

                      Il meleto

                      Il meleto che abbiamo visitato, appartenente a una delle aziende socie del Consorzio e situato nei dintorni di Bressanone, comprende diverse varietà di mele, tra cui anche alcune specie antiche, come la piccola mela a polpa rossa, caratterizzata, appunto, dal tipico colore rosso della polpa. In passato archiviata perché meno produttiva di altre varietà, negli ultimi anni è stata oggetto di una vera e propria rivalutazione e annoverata fra i cosiddetti “superfood” per le sue spiccate proprietà nutritive e, specialmente, l’alto contenuto di antiossidanti (circa il 30% in più rispetto a una mela media). Essendo, però, un frutto antico, resta caratterizzato da una produttività più limitata rispetto alle selezioni varietali più recenti. Tra i filari si intravedevano, poi, altre varietà: dalle estive Gala, ormai a un buon livello di maturazione, alle Cosmic Crisp, le mele premium dal gusto “celestiale”, dolce e leggermente acidulo, che stanno ormai spopolando sul mercato italiano – e non solo.

                      Storie di mele

                      La passeggiata nel meleto è stata un’occasione utile per apprendere tante “storie di mele” e dei loro coltivatori, alcuni dei quali erano impegnati anche durante la visita, in pieno pomeriggio, nelle attività di pulizia e cura dei filari che, di solito, vengono effettuate nel periodo estivo. In estate, infatti, ci ha spiegato Tauber, “occorre recidere i frutti di troppo o danneggiati, tagliare l’erba che cresce sotto i meli, sottraendo preziosi nutrienti alle piante, e controllare insetti utili e parassiti”. In Alto Adige sono circa 6 mila, complessivamente, le aziende dedite alla coltivazione delle mele: a conduzione familiare e per lo più di piccole dimensioni, con una superficie media di 3 ettari. È grazie alla loro passione, alla diligenza e al duro lavoro se possiamo assaporare, ormai 12 mesi all’anno, tutto il gusto delle mele prodotte in questa zona.

                      meleti VOG @FM

                      Le sfide future per la melicoltura riguardano anche la protezione dagli eventi meteo estremi (copyright: Fm)

                      Le sfide future

                      Prima di indugiare in una deliziosa degustazione, preparata dai proprietari del meleto a mo’ della merenda che i melicoltori si concedevano a metà pomeriggio, per ristorarsi dalle fatiche nei campi (a base, oltre che di mele, di speck, formaggi di malga, pane altoatesino, composta di kiwi e succo di mela rossa fatto in casa), la visita si conclude con uno sguardo al futuro. Futuro vuol dire soprattutto adattamento al cambiamento climatico, che in Alto Adige sta comportando, in particolare, un’attenzione al tema dell’acqua, viste le temperature mediamente più alte. Dinanzi a questa difficile sfida, la soluzione è dedicare risorse consistenti sia a ricerca e sviluppo, “per creare prodotti più resistenti senza trascurare il gusto”, afferma ancora il responsabile marketing di VOG, sia alla messa in sicurezza degli impianti (“già il 75% dei nostri meleti è coperto da reti anti-grandine”). Il futuro sarà anche – conclude Tauber – “nella capacità di raccontare i nostri prodotti: non c’è una mela uguale all’altra, esattamente come ognuno di noi ha una storia da raccontare”.

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