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                      Norvegia, 900 kg di cocaina nel container di banane proviente dal Sudamerica

                      Cocaina nascosta tra la frutta dei container provenienti dal Sudamerica. La Norvegia, con il porto di Oslo, sembra essere diventata il nuovo hub della droga proveniente principalmente da Costa Rica ed Ecuador. L’ultimo sequestro ha fatto emergere un quantitativo di 900 kg di cocaina nascosta in un “innocuo” container di banane

                      Dalla Redazione

                      Norvegia, nuovo hub della cocaina in arrivo dal Sudamerica?
                      Sembrerebbe di sì, i dati parlano chiaro: come riportato da Repubblica, l’anno scorso la dogana norvegese ha effettuato 1.847 sequestri, un numero che supera il totale dei 10 anni precedenti e include quantità record di cocaina: 600, 800, 900 kg.

                      Frutta e droga, come riporta il Corriere della Sera, arrivano dalla Costa Rica e dall’Ecuador: il porto di Oslo  accoglie circa un centinaio di container ogni settimana. Il prezioso carico (quello nascosto, non quello ufficiale) verrà poi smerciato in tutta Europa: se occultata, la cocaina è difficile da trovare, perché c’è un solo scanner in grado di passare al vaglio tutto il carico in una volta sola, e il macchinario è condiviso da tre porti. Una battaglia, dicono sconsolate le autorità, che allo stato attuale sembra quasi impossibile da combattere.

                      L’ultimo sequestro? Come riportato da un doganiere all’Observer, si è trattato di un carico di cocaina di 900 kg, nascosti in un “innocuo” container di banane. Come riportato dalle testimonianze dei doganieri, riprese dal Corriere della Sera: “La droga viene nascosta sul fondo del container o nel punto più distante dalla porta”. Dai raggi X, i pacchetti appaiono come quadrati neri in mezzo alle casse di banane. 

                      “La preoccupazione — dice Øystein Børmer, direttore generale della dogana della capitale — è che la Norvegia diventi la porta di accesso per il Sudamerica in Europa. I contrabbandieri cambiano continuamente il loro modo di operare: se ci concentriamo su un posto, ne usano un altro”.

                      Una situazione che risulta globalmente difficile da gestire per diverse ragioni: scarsa tecnologia a supporto e scarsa manodopera qualificata per questo tipo di ispezioni. 

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