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                      Pesche, produzione italiana al +4% su base annua ma prezzi in flessione

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                      I dati Ismea mettono il focus sul raccolto di pesche in Italia. Segno positivo, con un raccolto al +4% su base annua e del +7% sull’ultimo triennio. Un’offerta complessiva, per il nostro Paese, di 967mila tonnellate. Prezzi all’origine in calo rispetto allo scorso anno con l’export che si attesta sui flussi del 2023

                      Dalla Redazione

                      Un’estate con il segno in positivo, quella che vede al centro il raccolto di pesche in Italia. L’aumento è del 4% su base annua e del 7% sull’ultimo triennio. Le stime per il 2024 del Centro Servizi Ortofrutticoli (Cso) riportate dall’ultimo report Ismea sul settore, infatti, indicano per il nostro Paese un’offerta complessiva di 967 mila tonnellate, composta da circa 480 mila tonnellate di nettarine (o “pesche noci” +8% rispetto al 2023), 425 mila tonnellate di pesche (+1%) e 60 mila tonnellate di percoche (incrocio con le albicocche, -7%).

                      Le tendenze nazionali sono frutto di dinamiche regionali diversificate. Infatti, da un lato è in atto un consistente ridimensionamento del potenziale produttivo nelle regioni peschicole tradizionali, come Campania, Emilia Romagna e Puglia, dall’altro si registra la crescita delle superfici produttive in Sicilia, dove sono maggiormente diffuse le varietà tardive, e in Basilicata, dove si concentrano le varietà precoci. In Calabria si registra una sostanziale stabilità del potenziale produttivo, localizzato soprattutto nella provincia di Cosenza.

                      Dal punto di vista geografico, la filiera produttiva resta comunque fortemente concentrata: il 60% dei raccolti sono prodotti in tre regioni, Campania (33%), Emilia-Romagna (14%) e Sicilia (13%). Un quarto della superficie nazionale è localizzato nella sola provincia di Caserta.

                      Per quanto riguarda i prezzi  e l’offerta, si va ad evidenziare come l’accavallamento della raccolta di diverse varietà e aree di produzione abbia condizionato negativamente i prezzi all’origine, che sono risultati più bassi rispetto all’anno precedente, ma che comunque sono su livelli più alti rispetto al prezzo medio dell’ultimo triennio (2021-2023). A questa tendenza generale fanno eccezione le nettarine le cui quotazioni all’origine diminuiscono sia rispetto al 2023 sia rispetto al prezzo medio dell’ultimo triennio: -4% quelle a polpa gialla e -1% quelle a polpa bianca.

                      L’offerta europea di pesche, percoche e nettarine, secondo le stime Europech 2024, si attesta sui 3,4 milioni di tonnellate, in aumento dell’1% rispetto al 2023. La produzione europea di quest’anno, riporta Il Sole 24 Ore, è superiore anche rispetto al dato medio del triennio 2021-2023 (+14%). In Italia le vendite al dettaglio nei punti vendita della Distribuzione Moderna, mostrano un forte aumento in termini di quantità, +12% rispetto al 2023. Ismea evidenzia però che la spesa delle famiglie è cresciuta tuttavia solamente del 5%, in quanto è stata frenata dalla riduzione dei prezzi al dettaglio, -6% su base annua.

                      E per quanto riguarda l’export? Quest’anno i flussi di prodotto in entrata nel nostro Paese si dovrebbero attestare su livelli simili a quelli del 2023 e sono stimati in circa 110mila tonnellate, quantitativo in linea con il dato medio dell’ultimo triennio. Dal lato delle esportazioni, si stimano volumi analoghi al 2023, circa 80mila ton, mentre in termini di introiti è atteso un lieve calo a causa della riduzione del prezzo medio all’export.

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