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                      Agrumi, Spagna: “Il futuro del settore passa anche dal lavoro il sabato”

                      Il futuro del settore agrumicolo spagnolo passa dal servizio e da una maggiore flessibilità negli orari di lavoro, che – come avviene in molte altre industrie – comprendono anche il sabato e alcuni festivi. Lo fa notare il Comitato di Gestione degli Agrumi (CGC) denunciando la posizione dei sindacati, che chiedono “aumenti salariali insostenibili” e hanno proclamato uno sciopero, “proprio ora che i produttori, dopo la devastazione della tempesta Dana, si apprestano ad entrare nel clou della campagna di raccolta”

                      Dalla Redazione

                      Agrumi Spagna

                      In Spagna dal 3 ottobre scorso la rappresentanza del settore degli agrumi, dalla parte sociale (sindacati) a quella imprenditoriale (Comitato di Gestione degli Agrumi – CGC e Federazione delle Cooperative Agroalimentari della Comunità Valenciana), si è incontrata quattro volte per negoziare il contratto collettivo per la manipolazione e il confezionamento degli agrumi. Questo accordo dovrebbe regolare le condizioni di lavoro di oltre 55 mila lavoratori nella comunità Valenciana, ma il suo impatto si estende a tutto il settore, dato che da questa regione proviene il 70% degli agrumi freschi spediti in tutto il paese.

                      “Dopo che la parte sociale ha sospeso due incontri, in questo periodo abbiamo subito il più grande disastro naturale di questo secolo, con danni umani e materiali incalcolabili derivati dalla tempesta Dana del 29 ottobre, oltre a tre settimane di piogge che hanno paralizzato raccolta e commercializzazione – sottolinea la presidente del CGC, Inmaculada Sanfeliu -. E dopo solo quattro incontri è stato annunciato uno sciopero per i primi di dicembre, il mese in cui si decide il futuro dell’intera campagna”. “I sindacati non vogliono negoziare – aggiunge -: hanno dimostrato di voler sfruttare le circostanze e le debolezze di tutto il settore”.

                      Flessibilità nei turni di lavoro “per mantenere la competitività”

                      Dopo il disastro dell’alluvione, la parte imprenditoriale, considerate le circostanze complicatissime, l’11 novembre ha proposto di raggiungere rapidamente un accordo, accantonando le pretese di entrambe le piattaforme e concentrandosi su un aumento salariale per ciascuno dei quattro anni di durata del contratto e sulle necessarie misure a favore della flessibilità. I magazzini devono lavorare il sabato e alcuni festivi, rispettando sempre i riposi obbligatori e la settimana lavorativa di 40 ore, per mantenere il servizio, che rappresenta la loro principale arma competitiva contro l’offerta più economica di Egitto, Marocco e, in certi momenti, del Sudafrica.
                      Tuttavia lunedì scorso, dopo aver consultato le proprie basi, i rappresentanti dei lavoratori hanno respinto tale proposta, chiedendo di riprendere le trattative a partire dalla loro piattaforma rivendicativa, e hanno lanciato un ultimatum, seguito da un comunicato che annunciava il citato sciopero.

                      A dicembre la campagna agrumi entra nel clou

                      Nel mese di dicembre si concentra la maggior parte della commercializzazione delle due varietà principali del paese – l’arancia Navelina e la clementina di Nules – ed è un momento chiave per preparare la campagna natalizia, elemento decisivo per l’intera stagione. Gli esportatori, quest’anno, si trovano inoltre ad affrontare, dopo tre settimane di quasi totale paralisi a causa delle piogge, la difficile sfida di gestire centinaia di migliaia di tonnellate da raccogliere, lavorare e inviare alla grande distribuzione dell’UE, che acquista l’85% del prodotto spagnolo fresco (93% se si include il Regno Unito). “Fare sciopero in quelle date è irresponsabile – chiosa la presidente del Comitato di Gestione degli Agrumi – poiché significherà perdere una parte importante della nostra produzione e offrire su un piatto d’argento il mercato ai nostri concorrenti – Marocco per le clementine/mandarini e Egitto per le arance – con costi lavorativi e di produzione fino a dieci volte inferiori ai nostri”.

                      Da qui l’importanza che i sindacati rivedano il loro rifiuto alla flessibilità richiesta. “Il settore agrumicolo spagnolo può differenziarsi solo attraverso il ‘servizio’. Il servizio può renderci indispensabili o, al contrario, totalmente superflui. Il consumatore europeo compra nel fine settimana e noi dobbiamo lavorare nei fine settimana, come tanti altri settori”, insiste Sanfeliu.

                      “Aumenti salariali inaccettabili”

                      I sindacati – prosegue il CGC in una nota – hanno richiesto aumenti salariali per alcune categorie che vanno dal 69% (per la posizione con l’aumento maggiore) al 38%, 29%, 24% o 14% per altre. Inoltre hanno richiesto un aumento dell’11% del salario per tutti i lavoratori nel primo anno e del 3% nei due anni successivi, con una clausola di revisione salariale nel caso in cui l’IPC superasse queste cifre, oltre al pagamento di un ulteriore 3% per il lavoro su turni. Infine i sindacati vorrebbero che le ore strutturali – attualmente retribuite con un supplemento del 15% rispetto al salario ordinario e riferite a tutti gli straordinari dal lunedì al sabato mattina – vengano abolite, con una nuova retribuzione che prevede un aumento del 25%.

                      Tali richieste sono ritenute inaccettabili dal CGC. “Secondo i calcoli effettuati – dice il comitato -, l’insieme di questi aumenti porterebbe, per la categoria con l’incremento maggiore richiesto, a un aumento del costo delle ore strutturali del 217%, mentre per altre categorie si registrerebbero aumenti del 31%, 93% e 14%, rispettivamente, per le ore ordinarie”. “Se, pur rispettando i riposi legali, i magazzini non potranno lavorare il sabato e i festivi, sarà impossibile sostenere tali aumenti – conclude la presidente Sanfeliu -. Non lo decidiamo noi, è la grande distribuzione europea a esigerlo: o siamo dentro, o restiamo fuori. Se non lo facciamo noi, lo faranno altri”.

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