Carciofo, ortaggio simbolo del made in Italy, ma i consumi vanno risollevati
Il 27 novembre a Lucera (Foggia) si è svolto il Summit Carciofo 2024, una giornata di business organizzata da BASF | Nunhems per fare il punto con i professionisti della filiera su un comparto che sta vivendo una fase di importanti cambiamenti. Nonostante le sfide legate alla produzione e al consumo, l’Italia resta leader a livello mondiale sul carciofo: tuttavia i consumi nel nostro Paese sono in progressivo e forte calo, come ha sottolineato Elisa Macchi, direttrice di Cso Italy, facendo una fotografia del mercato. Conoscere quindi le preferenze dei consumatori è fondamentale per sviluppare strategie efficaci e sostenibili: i trend di acquisto sono contenuti in un’indagine realizzata ad hoc commissionata da BASF | Nunhems a SGMarketing e presentata da Salvo Garipoli
di Carlotta Benini
Il carciofo è un’eccellenza dell’agroalimentare italiano, prodotto simbolo della nostra biodiversità – che si esplicita anche nella ricchezza di tipologie tipiche locali che si fregiano della Dop e dalla Igp – e ingrediente principe sulle tavole invernali. È un ortaggio ricco di proprietà salutistiche e molto versatile, di cui l’Italia mantiene la leadership produttiva a livello mondiale, nonostante si faccia sempre più aggressiva sul mercato l’offerta dei paesi competitor, Egitto e Spagna in primis, ma anche alcuni paesi emergenti del Nordafrica come la Tunisia.
Negli ultimi anni tuttavia la coltivazione e il consumo di carciofo stanno attraversando cambiamenti significativi, tra avversità climatiche, inflazione che continua a incidere negativamente sul potere d’acquisto dei consumatori e nuovi stili di vita, sempre più orientati al cosiddetto “ready to eat” e “ready to cook”. Qual è dunque l’attuale situazione di mercato e quali sono le prospettive future del comparto? Se n’è parlato il 27 novembre scorso a Lucera, in provincia di Foggia, all’evento Summit Carciofo 2024 organizzato da BASF | Nunhems: una giornata di business nella suggestiva cornice di Vigna Nocelli, dove si sono incontrati professionisti della filiera che vogliono innovare, crescere e generare valore e a cui hanno partecipato le più importanti aziende del settore.
Ad aprire i lavori del convegno che si è svolto nella mattinata è stata Elisa Macchi, direttrice del CSO Italy, che ha illustrato i dati del mercato italiano (superfici/produzione) ed europeo, con un focus sui consumi di carciofo. L’analisi di CSO Italy è partita da una raccolta dei dati dei fascicoli aziendali – ove disponibili – per fare quindi un’indagine sulle superfici coltivate, con interviste a referenti qualificati in loco tra soci e non soci.

La direttrice di CSO Italy Elisa Macchi con Emanuele Montaghi di BASF | Nunhems che ha moderato l’evento
La situazione produttiva
La produzione del carciofo in Italia si concentra principalmente in quattro regioni, che insieme rappresentano quasi il 90% della superficie coltivata: Puglia, Sardegna, Sicilia e Lazio. Altre regioni come Campania, Toscana, Basilicata, Abruzzo, Calabria, Emilia Romagna e Marche contribuiscono con quote minori, variabili tra l’1% e il 3%.
A livello nazionale, le superfici sono passate da circa 33 mila ettari nel 2015 a poco meno di 25 mila ettari nel 2024, registrando una contrazione del 25% in dieci anni. La produzione nel 2024 è simile a quella del 2023, nonostante la riduzione delle superfici coltivate registrata in particolare nell’ultimo biennio nelle principali areali di coltivazione, per via del cambiamento climatico e delle note problematiche che attanagliano il settore.
Le regioni più vocate
Con 10.700 ettari coltivati nel 2024 (-7% sul 2023), la Puglia mantiene la leadership a livello produttivo. La produzione in questa regione – nota per il Carciofo Brindisino Igp – a volume si è ridotta del 6% rispetto all’anno precedente, con una stabilità relativa nel brindisino e nel barese. Con 6.100 ettari coltivati nel 2024, la Sardegna – culla del Carciofo Spinoso di Sardegna Dop – è la seconda regione di riferimento per il carciofo: sebbene le superfici si siano ridotte dell’11% rispetto al 2023, la produzione nell’ultimo anno ha registrato un aumento del 17%, questo grazie al ricambio varietale che ha favorito la progressiva espansione delle rese medie unitarie. In Sicilia le condizioni climatiche avverse – in primis la siccità – hanno causato un calo significativo, con superfici ridotte del 17% nel 2024 e pari a meno di 3.800 ettari e una produzione diminuita del 20%.
Situazione invece relativamente stabile nel Lazio, con una leggera contrazione (-3%, per circa 900 ettari coltivati) e una produzione in aumento (+2%), trainata dalla coltivazione del Carciofo Romanesco del Lazio Igp.

Numerosi i trasformatori, commercianti, produttori e tecnici che hanno partecipato al Summit Carciofo 2024
Consumi in forte calo
L’analisi del CSO Italy ha preso quindi in considerazione le tendenze di acquisto delle famiglie italiane, da cui emerge che il consumo di carciofi freschi in Italia è in forte calo. Tra il 2022 e il 2023, gli acquisti sono diminuiti del 29%, e rispetto al 2019, si registra un crollo del 45%. Parallelamente, il prezzo medio è aumentato del 12% nel 2022 e del 13% nel 2023, aggravando la contrazione della spesa. Nel 2024, gli acquisti delle famiglie italiane (gennaio-agosto) sono continuati a calare, confermando un consistente aumento di prezzo, che si attesta su una media di 3,71 euro al chilo (+14,9%) e una diminuzione della spesa (-18,9% a volume e -6,9% a valore).
Mancanza di appeal, specie agli occhi dei giovani
Il calo delle vendite è significativo in tutti i canali distributivi, con un picco particolarmente negativo nel dettaglio tradizionale. Per quanto riguarda invece il target, è nei confronti dei più giovani che questo ortaggio manca di appeal: l’indice di penetrazione negli under 34 è del 17%, del 20% fra la popolazione fra i 34 e i 44 anni, mentre per contro arriva al 48% negli over 65. Il motivo principale, oltre all’aumento dei prezzi, che ha ridotto l’accessibilità del prodotto per alcune fasce di consumatori, è sicuramente il fatto che i carciofi interi richiedono preparazioni lunghe, un aspetto che li rende meno attraenti per i consumatori moderni, spesso orientati verso soluzioni rapide e comode.
Import ed export
L’ultimo focus di Elisa Macchi è stato dedicato alle dinamiche di importazione ed esportazione, che mostrano aspetti interessanti. L’Italia importa circa 11 mila tonnellate di carciofi all’anno. Le importazioni dall’Egitto sono storicamente le più rilevanti, ma recentemente è aumentata la movimentazione dalla Tunisia, mentre sono in calo gli arrivi da Spagna e Francia. Per quanto riguarda invece l’export, con un volume medio di 5 mila tonnellate (2% del raccolto), il carciofo made in Italy viene destinato principalmente a Francia e Germania, che insieme rappresentano l’80% del totale venduto all’estero. È in lieve aumento la vendita verso la Spagna.
Carciofo: i comportamenti d’acquisto
Per indagare le ragioni del calo degli acquisti e dei consumi BASF | Nunhems ha commissionato in esclusiva a SGMarketing un’indagine consumer, volta a identificare le dinamiche di comportamento dei consumatori. L’indagine, presentata dal direttore di SGMarketing Salvo Garipoli, è stata condotta su un campione di 800 acquirenti e consumatori di carciofo e rivela come il comportamento d’acquisto degli italiani vari a seconda della tipologia di questa referenza. Il 17% dei consumatori acquista infatti solo carciofo fresco, mentre il 63% acquista sia il prodotto fresco che in altre modalità (in conserva, surgelato, pronto da mangiare). Per quanto riguarda invece la penetrazione del carciofo per tipologia, il fresco rappresenta l’80%, seguito dal prodotto in conserva (67%), surgelato (51%) e pronto da mangiare (16%).
Guardando alle modalità di acquisto, il carciofo fresco è preferito con gambo intero (86%), mentre le varianti già pulite e tagliate a spicchi attraggono una quota minore, nonostante offrano maggiore praticità. I carciofi in conserva e surgelati sono apprezzati per la loro praticità e la lunga durata, pur scontando una percezione di minore freschezza.
I driver e i deterrenti
La stagionalità (51%) e il prezzo (49%) sono i due principali driver d’acquisto di questo ortaggio, seguono a ruota l’assenza di difetti (48%) e l’origine italiana (42%), e altri key driver minori come la varietà, la dimensione, il localismo, il biologico e la tracciabilità. Per quanto riguarda invece i freni al consumo, il principale limite del carciofo fresco – come ha messo in luce anche l’analisi del CSO Italy – è che richiede troppo tempo per essere cucinato, secondo il 54% degli intervistati; altro freno è il prezzo elevato (36%). C’è poi un 26% di consumatori che dichiara di non saper scegliere i carciofi migliori e un 21% che dice di non sapere come cucinarli. Infine c’è un altro importante deterrente relativo al prodotto intero, con o senza gambo: genera troppi scarti secondo il 55% dei consumatori, mentre il 27% non sa come pulirlo.
I canali d’acquisto e il profilo dei consumatori
Il 48% degli acquisti di carciofo avviene nei canali tradizionali (fruttivendoli e mercati), mentre il 49% degli italiani si rivolge alla grande distribuzione; il restante 3% si rivolge ai produttori diretti o all’online. Per quanto riguarda il profilo dei consumatori, gli acquirenti più assidui sono uomini e donne sopra i 55 anni, residenti nel Centro e nel Sud Italia. Le famiglie con figli, sia in casa che fuori casa, rappresentano una quota significativa dei consumatori. L’acquisto di carciofi freschi si concentra nei mesi di stagionalità, con il 58% dei consumatori che ne acquista almeno una volta a settimana. Tuttavia, emergono differenze nei comportamenti a seconda della tipologia: per quanto riguarda il fresco, molti consumatori scelgono di acquistare il prodotto quando sono in punto vendita e spesso conoscendo già la ricetta in cui utilizzarlo. Il prodotto in conserva o surgelato invece dà una maggiore flessibilità, con consumatori che spesso acquistano senza una pianificazione specifica.
Sfide e opportunità
In Italia il carciofo è il 16° ortaggio più acquistato per volume e contribuisce con una quota valore del 2% sugli acquisti di ortaggi, ma possiede grosse potenzialità da sfruttare. Le opportunità per ridare nuovo slancio alla categoria ci sono e si basano in primis sulla capacità di fare innovazione, puntando sulla qualità e su valori aggiunti come la convenience e l’alto contenuto di servizio, per migliorare l’esperienza e il percepito del consumatore. È necessario inoltre lavorare su una comunicazione più efficace tra chi produce e chi consuma, sia per valorizzare i benefici e le proprietà uniche del prodotto che per diffondere una maggiore conoscenza su come prepararlo e cucinarlo, allo scopo di creare valore aggiunto alla filiera e assicurarne la crescita.
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