Bergamotto di Reggio Calabria, Igp vs Dop: querelle alla Cittadella
Si è svolta ieri a Catanzaro la riunione di pubblico accertamento per il riconoscimento dell’Igp al bergamotto di Reggio Calabria, ultimo passaggio prima dell’approvazione definitiva da parte di Bruxelles. L’incontro ha però visto un acceso dibattito tra i sostenitori dell’Igp, rappresentati dalla maggioranza dei bergamotticoltori reggini, e un gruppo contrario che spinge invece per l’estensione della Dop al frutto fresco. Coldiretti, Confagricoltura e Cia hanno abbandonato il tavolo; il Consorzio del Bergamotto ha depositato un ricorso al Tar
Dalla Redazione

La data era fissata e attesa da tempo. Ieri, martedì 28 gennaio, presso la sala verde della Cittadella regionale di Catanzaro si è svolta la riunione di pubblico accertamento per l’ottenimento da parte del bergamotto di Reggio Calabria dell’Indicazione Geografica Protetta, ultimo step prima della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e della successiva approvazione di Bruxelles.
Dopo circa quattro anni dalla richiesta di riconoscimento dell’Igp per il cosiddetto principe degli agrumi e “frutto della salute”, l’iter è giunto quindi alla fase finale, con risvolti tuttavia imprevisti. Durante la riunione – a cui era invitata a partecipare tutta la filiera, dai sindaci, alle associazioni di categoria, le organizzazioni professionali, i GAL e i cittadini – si è tenuto infatti un acceso confronto tra sostenitori dell’Igp, ovvero la maggioranza dei bergamotticoltori reggini, e un gruppo di oppositori che promuove invece l’estensione al frutto della Dop, attualmente riconosciuta solo per l’essenza.
L’abbandono delle organizzazioni agricole
Le tensioni si sono registrate anche in apertura della riunione, con i rappresentanti di Coldiretti, Confagricoltura e Cia che hanno abbandonato il tavolo, contestando la validità della riunione e lamentando la scarsa partecipazione dei produttori nel processo decisionale. “Mi è sembrata una nota stonata – commenta l’imprenditore Giuseppe Falcone, referente del comitato di categoria che ha difeso l’azione verso l’Igp, come riporta Reggio Today – perché questo è un incontro di presentazione al pubblico di un disciplinare già approvato. Non è la sede per mettere in discussione l’Igp in un procedimento che è ormai concluso”.
Bergamotto: Igp o Dop?
La discussione che ha infiammato la Cittadella si è focalizzata sulle differenze tra le due certificazioni: l’Igp consente una maggiore flessibilità riguardo all’origine e alla trasformazione del prodotto, mentre la Dop impone criteri più rigorosi, richiedendo che sia la produzione che la trasformazione avvengano nella zona designata. Con la Dop, ad esempio, non sarebbe possibile etichettare come Bergamotto di Reggio Calabria un bergamotto prodotto fuori ma trasformato sul territorio. Cosa che sarebbe possibile con l’Igp, anche se i fautori di questa certificazione di qualità affermano che il disciplinare predisposto sarebbe sufficientemente stringente.
Altra questione, chiesta con forza dalle organizzazioni agricole, l’estensione della Dop degli olii essenziali al frutto fresco.
La pubblicazione in gazzetta ufficiale
Il disciplinare presentato ieri in audizione ora sarà pubblicato sulla gazzetta ufficiale e, dopo 30 giorni in cui resterà in visione, andrà quindi al vaglio di Bruxelles per l’approvazione finale. Il fronte della Dop ora non esiste più per il frutto, poiché lo stesso prodotto non può cumulare entrambe le certificazioni di qualità. Eventuale scenario futuro resta un’evoluzione dell’attuale Igp in Dop, ma sempre partendo dalla base del disciplinare ormai approvato.
Soddisfatto dell’esito dell’incontro alla Cittadella l’agronomo Rosario Previtera, presidente del comitato promotore per l’Igp, autore della richiesta di ottenimento della Igp e del disciplinare.
Ricorso al Tar
Non è affatto soddisfatto, al contrario, il Consorzio del Bergamotto, realtà che riunisce 527 produttori su una superficie di 1.168 ettari (circa il 75% dell’area coltivata a questo agrume), che ieri ha presentato un ricorso al Tar, denunciando, tra l’altro, la mancata pubblicazione ufficiale del Disciplinare dell’Igp da parte del Ministero. Il consorzio guidato da Ezio Pizzi da tempo si oppone alla Igp, ritenendola dequalificante rispetto alla Dop, che invece garantirebbe non solo la territorialità, ma anche il rispetto dei metodi di produzione.
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