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                      “La Fiera che Vorremmo”: l’ortofrutta fa sistema per un format che parli anche al consumatore

                      82 imprese del settore ortofrutticolo, tra cui alcuni brand leader, si sono unite in modo trasversale e hanno elaborato un documento progettuale denominato “La fiera che vorremmo”, in cui sono contenute riflessioni, esigenze e proposte per ripensare il sistema fieristico nazionale. L’idea principale è sviluppare un format B2B2C, che si apra anche al consumatore finale. Una fiera che sia un luogo esperienziale, capace di attrarre il pubblico di massa e di comunicare in modo più efficace i valori del settore, con un obiettivo di fondo: dare nuovo slancio ai consumi

                      di Carlotta Benini

                      fiera ortofrutta - la fiera che vorremmo

                      La proposta: una fiera dell’ortofrutta che coinvolga in modo più ampio anche il consumatore (immagine generata dall’Ai)

                      Ottantadue aziende del settore ortofrutticolo (qui l’elenco) – fra realtà singole, consorzi, OP, grandi brand e piccoli produttori di eccellenza – si sono riunite in modo trasversale e si sono poste una domanda cruciale: “Che fiera vorremmo?”. “Quale format servirebbe per raggiungere un obiettivo comune e prioritario: rilanciare i consumi di frutta e verdura?”. Dopo mesi di confronto, hanno fatto sistema e, raccogliendo le esigenze di tutti, hanno costruito una proposta progettuale presentata a quattro enti fieristici. Il fulcro? Un format B2B2C, ovvero una fiera che si apra in modo più deciso al grande pubblico.

                      Oggi il gruppo di contatto, in rappresentanza delle 82 aziende firmatarie del documento “La fiera che vorremmo” – composto da Martina Boromello (responsabile marketing di OrtoRomi), Sarah Bua (responsabile comunicazione e marketing di Op La Deliziosa), Claudio Dall’Agata (direttore del Consorzio Bestack), Carola Gullino (managing director di Gullino Group) e Leonardo Odorizzi (socio fondatore e amministratore de La Grande Bellezza Italiana) – ha condiviso per la prima volta con la stampa il percorso compiuto in oltre 12 mesi di lavoro. Un progetto presentato ai vertici di quattro poli fieristici: partendo da Cesena Fiera – organizzatrice di Macfrut, la fiera di riferimento in Italia – per poi coinvolgere Fiere di Parma, BolognaFiere e Italian Exhibition Group.

                      La prima notizia è che, per la prima volta, 82 aziende si sono unite in nome dell’interesse comune dell’intera filiera, “superando campanili, regioni, provenienze, pregiudizi e vincoli del passato”, come è stato evidenziato in conferenza stampa. La seconda è che, con questo documento condiviso, si assiste a un cambio di paradigma: se fino a oggi ogni fiera ha agito secondo una propria strategia, spesso senza un reale confronto con la base produttiva, ora è la filiera stessa a farsi avanti, portando proposte strutturate.

                      E poi c’è una terza novità: “Il sistema fieristico ha ascoltato e ha dimostrato grande interesse – ha spiegato Leonardo Odorizzi – e ciascun ente si è già attivato, con modalità proprie, per valorizzare gli spunti ricevuti. L’auspicio è che questo tavolo si allarghi, coinvolgendo un numero crescente di aziende, e magari in futuro anche la Gdo, che ha già manifestato interesse attraverso una grande catena distributiva. Perché far crescere i consumi di frutta e verdura è interesse sia di chi produce, sia di chi vende”.

                      fiera ortofrutta - la fiera che vorremmo

                      Dall’alto in senso orario: Leonardo Odorizzi, Martina Boromello, Claudio Dall’Agata e Sarah Bua

                      La premessa

                      “Le fiere costituiscono il termometro dello stato di salute del settore, ma allo stesso tempo hanno un ruolo fondamentale per i benefici aggregativi che creano, per la visibilità che potenzialmente possono garantire e per i servizi che offrono: magari proprio quelli che le aziende, per motivi diversi, non possono realizzare singolarmente”, spiega il gruppo di contatto. “È la filiera produttiva dell’ortofrutta, indotto compreso, che ha il maggiore interesse affinché si affermi un format fieristico che parta dalle ottime esperienze già oggi in campo – continua il gruppo – e che quindi sia in grado di dialogare ancora meglio con la Gdo, sia rappresentativo dell’intero potenziale ortofrutticolo italiano, sia la piazza di tutti i brand importanti, sia attrattivo per i buyer stranieri, dialoghi meglio e di più con i nuovi mezzi di comunicazione generalisti e coinvolga sempre di più il consumatore finale”.

                      Il gruppo chiarisce che non intende proporre soluzioni precostituite né tanto meno alimentare contrapposizioni, ma piuttosto sensibilizzare sulle problematiche esistenti per trovare strategie di miglioramento condivise. “Non è nostro compito organizzare fiere – ha sottolineato Martina Boromello, facendosi portavoce del gruppo -, ma come rappresentanti del settore riteniamo doveroso intervenire quando emergono criticità. Il comparto ortofrutticolo oggi ha bisogno di consapevolezza, aggregazione e di un evento fieristico italiano capace di rafforzare l’identità del settore, sia verso il consumatore finale sia sui mercati esteri, dove siamo ancora deboli. Non vogliamo imporre soluzioni, ma portare alla luce le difficoltà e collaborare con chi organizza fiere per costruire insieme un progetto efficace, rappresentativo e di sistema”.

                      La mission: coinvolgere il consumatore finale

                      Il coinvolgimento del consumatore finale è da sempre un tema centrale e dibattuto nel settore ortofrutticolo. “Quando si parla di consumi, si parla inevitabilmente di persone, delle loro scelte e del modo in cui vogliono acquistare – ha sottolineato Sarah Bua -. Aver condiviso e sottoscritto l’importanza di questo aspetto tra aziende e operatori è un passo significativo. La risposta positiva e proattiva degli enti fiera ci ha sorpreso in positivo, segno che l’appeal dell’ortofrutta può essere rilanciato. Serve creare eventi aggreganti, attrattivi e capaci di generare entusiasmo, come già accade in altri settori. Perché non anche nell’ortofrutta?”

                      fiera ortofrutta - la fiera che vorremmo

                      Le proposte e gli auspici

                      “In questi 12 mesi abbiamo raccolto tante idee: nuove formule, ipotesi di calendario con giornate distinte per B2B e B2C (ad esempio con il sabato dedicato al pubblico) – racconta Claudio Dall’Agata -. Le soluzioni hanno bisogno di tempo per essere realizzate. Ma speriamo che questa sia la scintilla per un percorso nuovo. Progetti più aderenti alle esigenze potrebbero indirizzare il processo di sintesi nel calendario fieristico e alcune criticità in futuro potrebbero magari essere superate”. Ad esempio la sovrapposizione temporale tra fiere, fa notare qualcuno.

                      “L’auspicio – continua Dall’Agata – è che l’iniziativa generi valore per tutti gli attori della filiera, spingendo nuove aziende ad aderire a ‘La Fiera che Vorremmo’, ampliando così il confronto e rafforzando il valore della proposta. Allo stesso modo, ci si auspica che l’apertura di questo dialogo progettuale possa consentire di facilitare il processo di sintesi del calendario fieristico italiano in ortofrutta, corredandolo di iniziative e servizi che aiutino la filiera ortofrutticola italiana a recuperare importanti elementi di visibilità e competitività”.

                      Il sogno? Costruire una fiera immersiva per l’ortofrutta, un prodotto che nulla ha da invidiare – in termini di valori, cultura e impatto – ad altri prodotti già protagonisti di eventi di massa, come il vino o il benessere, per citare due prossime fiere in calendario. Creare un appuntamento capace di generare senso di comunità, un luogo esperenziale, che ogni anno mobiliti migliaia di appassionati da tutta Italia e anche dall’estero, che avvicini il grande pubblico al mondo della frutta e della verdura, raccontandone la bellezza, la versatilità, il territorio e l’origine, il valore nutrizionale e sociale, stimolando un consumo più consapevole.

                      Le carte sono state scoperte. Ora la palla passa agli enti fieristici.

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