Gdo, +3% il fatturato nel 2024. Capitale umano e tecnologia le priorità
L’Area Studi Mediobanca ha presentato il 31 marzo la nuova edizione dell’Osservatorio sulla Gdo italiana e internazionale a prevalenza alimentare che aggrega i dati economico-patrimoniali di 124 aziende nazionali e 31 maggiori player internazionali per il periodo 2019-2024. Lo studio, che si può acquistare a questo link, comprende approfondimenti sui singoli segmenti, un focus sui prodotti a marchio del distributore (Mdd), sulle tematiche ESG e sulla governance.
Le principali evidenze sono state commentate durante un evento a cui hanno partecipato alcuni dei protagonisti della Gdo italiana. Nella prima tavola rotonda, “Retail alla prova del futuro: strategie, leadership e scenari per i grandi player”, sono intervenuti: Francesco Avanzini, direttore generale Conad, Domenico Brisigotti, direttore generale Coop Italia, Massimiliano Silvestri, presidente Lidl Italia e Maniele Tasca, direttore generale Selex. Al secondo panel, “Radici forti, crescita veloce: le insegne locali che fanno la differenza”, hanno invece partecipato: Giovanni Arena, amministratore delegato Gruppo Arena e presidente Gruppo VéGé, Laura Gabrielli, presidente Magazzini Gabrielli e Giangiacomo Ibba, amministratore delegato Crai Secom.
QUALE FUTURO PER LA GDO ITALIANA?
Dinamiche demografiche e nuovi paradigmi di consumo sono considerati gestibili dall’85% delle aziende della GDO alimentare. Per affrontare il futuro, oltre i tre quarti degli operatori reputano essenziale investire in capitale umano, mentre il 70% attribuisce priorità allo sviluppo della tecnologia, con un focus soprattutto nell’intelligenza artificiale generativa. L’80% circa delle imprese della GDO ha effettuato nell’ultimo biennio investimenti in digitalizzazione. Il 60% degli operatori punta ad una iper-personalizzazione dell’offerta ed espansione della rete dei punti di vendita, mentre i prodotti a marchio del distributore (Mdd), che ormai rappresentano quasi un terzo dell’intero mercato (con un giro d’affari di 26 miliardi di euro, +6,3% medio annuo sul 2019), sono un’ancora di sicurezza per il 55% delle aziende. Rimodulazione dei formati e dei canali (35% dei casi), multicanalità (25%) e ricorso all’M&A (20%) sono ritenute leve meno efficaci. Il 65% degli operatori intravede spazi per un aumento della concentrazione del mercato italiano.
UN 2024 SENZA L’EFFETTO INFLAZIONE
Nel 2024, con inflazione pressoché nulla, si stima una crescita delle vendite della Gdo italiana del 3% sul 2023, che segue un biennio in cui l’aumento generalizzato dei prezzi ha spinto le vendite del +7,6% nel 2022 e +7,7% nel 2023. Nel 2023 l’aggregato dei maggiori gruppi italiani della Gdo a prevalenza alimentare ha realizzato un fatturato netto pari a 109,6 miliardi di euro (Iva esclusa), di cui 14,7 miliardi in capo a operatori a controllo estero (13,4% del totale). Tra il 2019 e il 2023, le vendite sono aumentate del 28% con un tasso medio annuo del 6,4%. Nel quinquennio 2019-2024, i costi del lavoro dei retailer nazionali rappresentano mediamente il 9,8% del fatturato, quota in aumento di 0,2 punti percentuali nel 2024 (anno del rinnovo del CCNL Distribuzione Moderna Organizzata). Margini in miglioramento nel 2023: EBIT margin al 2,9% (2,5% la media del quinquennio), ROI al 7,4% (5,8% la media) che si confronta con l’8% del settore Food&Beverage (i fornitori). In ripresa nel 2023 gli investimenti materiali: +18,7% sul 2022. Il 90% delle imprese nel 2023-2024 ha effettuato investimenti per ristrutturazioni di punti di vendita già esistenti, l’80% per nuove aperture.
Nel 2023 discount non più così irraggiungibili: il loro fatturato è cresciuto del 9,2% sul 2022, non lontano dal +7,3% degli altri operatori, registrando un tasso medio di crescita delle vendite tra il 2019 e il 2023 del 9,3% (+5,7% gli altri). Spicca la marginalità: l’EBIT margin dei discount si attesta nel 2023 al 4,8%, staccando il 2,3% degli altri gruppi, così come per il ROI, al 16,5% (5,9% gli altri operatori). Meno performanti gli operatori a controllo straniero che tra il 2019 e il 2023 registrano una crescita media annua del fatturato del 4,3% (+6,7% gli operatori italiani) con EBIT margin 2023 all’1,3% (3,1% per gli operatori nazionali) e ROI al 5% (7,6% gli italiani). Brillano per vendite le aziende meridionali, +9% medio annuo sul 2019, +6,3% le imprese del Centro Italia mentre gli operatori del Nord-Est risultano più dinamici di quelli del Nord-Ovest (+6,2% vs +3,9%).
I MAGGIORI OPERATORI INTERNAZIONALI
Nel 2023 i maggiori retailer internazionali hanno registrato un fatturato che oscilla tra i 582 miliardi di euro della statunitense WalMart e i 21 miliardi della canadese Empire. La maggiore proiezione internazionale è della portoghese Jeronimo Martins (79,7%, per due terzi in Polonia), dell’olandese Ahold Delhaize (78,9%), seguita dalla giapponese Seven & i (74,7% principalmente nel Nord America) e dalle francesi Carrefour (54,1%) ed Elo-Auchan (48,2%). Il panel internazionale esprime un ROI medio nel 2023 pari al 9,5%, in aumento rispetto al 9,2% del 2022. Quanto a vendite per metro quadro al netto di Iva sul proprio mercato domestico, Esselunga con 15.971 euro per mq supera tutti i principali operatori internazionali. A distanza le britanniche Tesco (13.701 euro) e J Sainsbury (12.248 euro), la canadese Empire (12.128 euro) e l’altra britannica Wm Morrison (11.829 euro), seguite dalle australiane Woolworths (11.634 euro) e Coles (11.192 euro).
Copyright: Fruitbook Magazine




