Glifosato cancerogeno anche in dosi sicure: lo studio dell’Istituto Ramazzini
L’Istituto Ramazzini ha recentemente pubblicato il più ampio studio tossicologico mai realizzato sul glifosato, erbicida ampiamente utilizzato in agricoltura. Dallo studio, condotto in collaborazione con scienziati internazionali, emergono nuove evidenze della tossicità della sostanza, collegata all’insorgenza di tumori e leucemie, con particolare rischio per donne in gravidanza e bambini. Questo anche a dosi oggi considerate “sicure” dalle autorità sanitarie
Dalla Redazione
Il glifosato, erbicida tra i più diffusi al mondo, ampiamente utilizzato in agricoltura per il diserbo delle colture, torna al centro dell’attenzione scientifica e regolatoria. Il Global Glyphosate Study, uno studio internazionale condotto dal Centro di Ricerca sul Cancro ‘Cesare Maltoni’ dell’Istituto Ramazzini (CRCCM), in collaborazione con un gruppo di scienziati di istituti e università estere, ha infatti evidenziato effetti cancerogeni significativi di questo composto chimico e dei suoi formulati commerciali, anche a dosi oggi considerate “sicure” dalle autorità sanitarie.
“Il Global Glyphosate Study (GGS) è lo studio tossicologico più completo mai condotto sul glifosato e sugli erbicidi a base di glifosato – si legge in una nota dell’Istituto Ramazzini -. Il suo obiettivo è fornire dati essenziali alle autorità regolatorie, ai decisori politici e al pubblico in generale. Lo studio esamina l’impatto del glifosato e degli erbicidi a base di glifosato su cancerogenicità, neurotossicità, effetti multigenerazionali, tossicità d’organo, interferenza endocrina e tossicità per lo sviluppo prenatale”.
I test sui ratti: tumori e leucemie
Nello specifico, lo studio, appena pubblicato, ha esaminato per due anni l’esposizione al glifosato e a due formulazioni commerciali – Roundup Bioflow (UE) e RangerPro (USA) – su ratti Sprague-Dawley, somministrando dosi di 0,5, 5 e 50 mg/kg di peso corporeo/giorno fin dalla fase prenatale. Tali livelli corrispondono alla Dose Giornaliera Accettabile (DGA) e al Livello Senza Effetti Avversi Osservati (NOAEL) riconosciuti a livello europeo.
I risultati mostrano un aumento significativo di tumori benigni e maligni in numerose sedi anatomiche: sistema emolinfopoietico (leucemie), fegato, tiroide, sistema nervoso, ovaie, cute, reni, vescica, ossa, ghiandole endocrine e apparato riproduttivo. Molti dei tumori osservati sono considerati rari nei ratti Sprague-Dawley (incidenza spontanea <1%). L’aumento di incidenza ha interessato entrambi i sessi.” Particolarmente allarmante è l’insorgenza giovanile e la mortalità precoce: “circa la metà dei decessi per leucemia osservati nei gruppi trattati con glifosato e i suoi formulati si è verificata a meno di un anno di età, paragonabile ad un’età compresa fra i 35-40 anni negli esseri umani – sottolinea il dott. Daniele Mandrioli, direttore del CRCCM e Principal Investigator dello studio -. Al contrario, nessun caso di leucemia è stato osservato nel primo anno di età in oltre 1600 ratti Sprague-Dawley appartenenti ai controlli storici”.
La solidità dello studio e i rischi per la salute umana
Il Centro di Ricerca sul Cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini (CRCCM), con oltre 200 composti studiati in oltre 50 anni, è il più grande programma di saggi sperimentali della UE. L’ultimo studio globale sul glifosato – il più ampio studio tossicologico mai realizzato su questa sostanza – è stato realizzato in collaborazione con un gruppo internazionale di scienziati del Boston College, della George Mason University, del King’s College di Londra, dell’Icahn School of Medicine at Mount Sinai, del Centro Scientifico di Monaco, dell’Università di Bologna, dell’Istituto di Biologia e Biotecnologia Agraria del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e del Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare del Ministero della Salute (CNSA).
I dati rafforzano le conclusioni dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), che nel 2015 aveva classificato il glifosato come “probabile cancerogeno per l’uomo”. Coerenza con evidenze epidemiologiche e conferme su animali da esperimento sono sottolineate anche dalla prof.ssa Melissa Perry (George Mason University), coautrice dello studio.
Particolare timore per le donne in gravidanza e i bambini
Già nella fase pilota e nelle pubblicazioni precedenti, il CRCCM aveva segnalato effetti avversi sul microbioma intestinale, genotossicità e interferenza endocrina a dosi ritenute sicure sia nell’UE che negli USA. Alcuni risultati sono stati successivamente confermati anche in popolazioni umane, tra madri e neonati esposti in gravidanza.
“Queste nuove evidenze devono essere attentamente valutate dalle autorità regolatorie a livello globale,” ha affermato il dott. Alberto Mantovani, membro del CNSA.
La prossima fase del Global Glyphosate Study si concentrerà sugli effetti neurotossici. “L’aumentata incidenza di leucemie nei ratti esposti in fase prenatale sottolinea la vulnerabilità di embrioni e neonati a sostanze tossiche – ha concluso il prof. Philip Landrigan (Boston College) – ed è una ragione fondata per escludere il glifosato dalla produzione alimentare destinata a donne in gravidanza e bambini”.
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