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                      Caporalato, “basta fango sul Fucino”. Un’indagine di Flai-Cgil fa chiarezza sul lavoro agricolo

                      Un’indagine promossa dalla Flai-Cgil e accolta da Confagricoltura L’Aquila ha verificato le condizioni di circa mille lavoratori agricoli nel Fucino. I risultati parlano di rispetto diffuso delle norme, seppur con alcune criticità strutturali. Il settore chiede di superare le narrazioni distorte e intervenire in primis su trasporti, alloggi e integrazione per rafforzare legalità e coesione sul territorio

                      Dalla Redazione

                      Caporalato Fucino

                      Il grave infortunio che lo scorso autunno ha coinvolto un bracciante nel Fucino durante la raccolta delle carote, denunciato solo sette mesi dopo l’accaduto, ha riportato di recente l’attenzione sulle condizioni dei lavoratori nei campi. L’episodio ha alimentato narrazioni drammatiche sul lavoro agricolo in Abruzzo, tra accuse di sfruttamento, discriminazioni e illegalità diffuse: oggi, un’indagine sul campo promossa dalla Flai-Cgil e accolta con favore da Confagricoltura L’Aquila, restituisce un quadro più articolato e, per molti aspetti, rassicurante.

                      Verifiche nei campi e mille lavoratori incontrati

                      Attraverso l’azione delle Brigate del lavoro, la Flai-Cgil ha condotto una puntuale attività di verifica nelle aziende agricole del Fucino. L’indagine si è svolta nell’arco di due giornate, con sopralluoghi anche nelle ore notturne e durante le fasce più calde della giornata, coinvolgendo circa un migliaio di lavoratori agricoli. I risultati sono stati presentati nel corso di una tavola rotonda tenutasi i giorni scorsi a Trasacco, alla presenza della Segretaria nazionale Tina Balì, della segretaria regionale Nadia Rossi e del segretario provinciale Luigi Antonetti. Per l’occasione il sindaco di Trasacco, Cesidio Lobene, ha ringraziato la Flai-Cgil per l’iniziativa nel comune, evidenziando la buona accoglienza verso i lavoratori agricoli, soprattutto marocchini. Il primo cittadino ha quindi presentato le azioni del Comune per la convivenza e si è augurato che l’iniziativa del sindacato restituisca dignità al settore agricolo, attraverso una comunicazione pubblica più aderente alla realtà.

                      Condizioni lavorative regolari

                      Dall’attività di monitoraggio nei campi e nelle aziende agricole del Fucino è emerso che la normativa vigente in materia di lavoro è generalmente rispettata: tutti i lavoratori incontrati risultavano regolarmente assunti e in possesso delle relative buste paga. Alcune difformità sono state rilevate nell’applicazione del Contratto Provinciale di Lavoro, ma non sono emerse criticità significative sul fronte della sicurezza.

                      Le criticità strutturali: trasporti, alloggi, integrazione

                      Dall’indagine emerge anche che restano aperte alcune problematiche strutturali: la questione abitativa, la carenza di servizi di trasporto pubblico tra i centri abitati e i campi, la mancanza di formazione linguistica e civica per i lavoratori di prima immigrazione, con conseguenti difficoltà di integrazione con la popolazione locale.

                      Il nodo dell’intermediazione e il “caporalato di necessità”

                      Un punto critico emerso riguarda l’assenza di un sistema efficace di intermediazione tra domanda e offerta di lavoro. L’inefficienza dei centri per l’impiego e delle agenzie interinali – inadeguate rispetto ai fabbisogni stagionali e operativi dell’agricoltura – porta le aziende ad affidarsi a squadre di lavoratori già esperti, spesso gestite da “capi” che operano al limite della legalità, soprattutto in presenza di barriere linguistiche e culturali. Alcune sigle sindacali definiscono questo fenomeno come “caporalato di necessità”.

                      Fucino, persiste una narrazione spesso “stereotipata e negativa”

                      Nel corso del dibattito, la professoressa Augusta Marconi ha ricordato il ruolo strategico degli imprenditori agricoli fucensi nella fase di riconversione successiva alla chiusura degli zuccherifici. Ha inoltre denunciato la carenza di controlli lungo la filiera, che alimenta speculazioni sui prezzi e danneggia sia i produttori sia i consumatori. Un ulteriore richiamo è stato fatto alla necessità di difendere il territorio da possibili infiltrazioni e da insediamenti energetici non coerenti con la vocazione agricola dell’area.

                      Il direttore regionale dell’Inps Luciano Busacca ha richiamato l’importanza di attuare concretamente il Protocollo d’Intesa per l’istituzione della Sezione Territoriale della Rete del Lavoro Agricolo di Qualità nella provincia dell’Aquila. L’invito è stato rivolto alle istituzioni regionali e comunali per sostenere progetti mirati alla risoluzione delle criticità emerse.

                      Alla tavola rotonda hanno preso parte anche il Viceprefetto Federico Izzi, la direttrice del dipartimento Agricoltura Elena Sico, rappresentanti dell’Ispettorato del lavoro e, per Confagricoltura, il Direttore provinciale Stefano Fabrizi. Tra le voci critiche, quella di Lidia Di Pietro (Caritas Diocesana di Avezzano), che ha denunciato la persistenza di una narrazione stereotipata e negativa sul Fucino. Confagricoltura L’Aquila ha invece accolto con favore l’impostazione della FLAI-CGIL, che ha saputo promuovere un contesto equilibrato, utile a trasformare le criticità in occasioni di miglioramento, valorizzando il dialogo tra istituzioni, sindacato e imprese agricole.

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