NewPrinces e l’operazione Carrefour: “Pronti a una rivoluzione del retail”
Con l’acquisizione di Carrefour Italia, NewPrinces diventa il primo gruppo italiano a integrare produzione alimentare e grande distribuzione sotto un’unica regia. L’obiettivo è creare una piattaforma industriale e commerciale unica, puntando su home delivery, horeca, private label e il ritorno del marchio Gs. Entro il 2026 previsti oltre 7 miliardi di ricavi
Dalla Redazione
Dal 2024 ha messo a segno una serie di acquisizioni che stanno ridisegnando il profilo del gruppo. Prima la britannica Princes, leader europeo nelle conserve alimentari, poi Plasmon, storico marchio dell’alimentazione infantile, e ora le attività italiane di Carrefour, con una rete di 1.027 punti vendita distribuiti su tutto il territorio nazionale. Così NewPrinces mira a diventare “la prima piattaforma completamente integrata di beni di largo consumo”, come riporta Italia Oggi, con un modello industriale e distributivo che fonde manifattura e retail sotto una direzione strategica unica.
Il percorso di crescita si innesta su un portafoglio già solido, che include brand del food come Delverde, Centrale del Latte, Giglio (ex Parmalat) e Polenghi Lombardo. L’acquisizione di Carrefour Italia rappresenta un passaggio chiave: NewPrinces si configura oggi come l’unico gruppo italiano a integrare produzione alimentare e grande distribuzione organizzata sotto un’unica regia, ponendosi come nuovo soggetto di riferimento nel panorama nazionale.
Reazioni del mercato e visione strategica
All’indomani dell’annuncio dell’acquisizione di Carrefour Italia, il titolo NewPrinces ha subito una brusca flessione a Piazza Affari, chiudendo con un calo del 9,35%. Ma il presidente Angelo Mastrolia non è preoccupato: “Il mercato non capisce sempre subito le operazioni – dichiara a Il Sole 24 Ore – mi è successo anche in passato, davanti ad altre acquisizioni fatte dal gruppo, e alla fine il mercato ha dovuto darci ragione”.
Gestione diretta e ritorno al marchio Gs
Secondo i piani del gruppo, l’80% della rete Carrefour sarà gestita direttamente e nel giro di tre anni tornerà a marchio Gs. “Intendiamo incontrarci subito con i partner e i franchisee soprattutto per parlare del cambio di insegna: la nostra idea è di arrivare in tre anni al cambio del brand”, ha dichiarato Mastrolia durante la conference call dedicata all’operazione, come riporta Italia Oggi. È previsto un piano di rinnovamento dell’offerta e dell’immagine dei punti vendita, supportato da un investimento complessivo di 437,5 milioni di euro.
Focus su horeca, home delivery e private label
La strategia del gruppo si concentra su segmenti ad alto potenziale come horeca e home delivery. “Io credo che la potenzialità maggiore di questa operazione stia in due business – dice Mastrolia al Sole 24 Ore – uno è quello dell’home delivery, cioè delle consegne a casa. L’altro segmento cui scommetto è quello dell’horeca, un mondo che già siamo abituati a servire con i nostri prodotti a base di latte”. Poi c’è il business della private label: avere supermercati di proprietà consentirà a NewPrinces, secondo i piani, di raddoppiare la quota di fatturato derivante dalla marca privata.
Gli iper diventano piattaforme per il b2b
Stando a quanto riportato da Italia oggi, parallelamente a questi business NewPrinces starebbe valutando di trasformare i 41 ipermercati Carrefour presenti in Italia – o solo alcuni di essi – in piattaforme strategiche per il canale B2B, con un’offerta orientata a mense, istituzioni, cliniche e operatori professionali, secondo un modello simile a Metro.
Una “rivoluzione del retail”, guardando all’estero
Il presidente di NewPrinces Angelo Mastrolia rivendica un approccio innovativo per il panorama italiano, ma già affermato in contesti come quello svizzero: “Due grandi player dei supermercati come Migros e Coop già controllano tutto il processo dalla produzione alla distribuzione, e anche Lidl ci sta pensando”, dichiara al Sole 24 Ore. A questo si aggiunge il riferimento alla strategia di integrazione verticale portata avanti da Luxottica.
Secondo Benedetta Mastrolia, investor relations director del gruppo, l’integrazione tra industria e distribuzione rappresenta una “rivoluzione del retail italiano”, in grado di modificare i rapporti con gli altri player del settore, come riporta Italia Oggi. Un modello che punta a garantire maggiore efficienza, controllo diretto sulla qualità e sulla tracciabilità, ma anche a migliorare la visibilità dei marchi del gruppo grazie a strategie di comunicazione integrate.
In quest’ottica, il riposizionamento dei punti vendita – che saranno progressivamente ricondotti al marchio Gs – non si limita a un rebranding, ma prevede anche una revisione dell’offerta, del layout e del servizio al consumatore, con l’obiettivo di proporre “store moderni”, capaci di coniugare convenienza, qualità e innovazione. “Vogliamo cambiare l’esperienza per il consumatore, rendendola più inclusiva e rendendo il concept una piattaforma strategica per migliorare la strategia di diversificazione», ha affermato Angelo Mastrolia, come si legge su Italia Oggi.
Obiettivo: 7 miliardi di ricavi
Il nuovo assetto dovrebbe consentire a NewPrinces di superare i 7 miliardi di euro di fatturato entro il 2026, rispetto ai 750 milioni del 2023. Tra i vantaggi strategici indicati dal gruppo: il pieno controllo della catena del valore, una maggiore tracciabilità e visibilità dei brand, lo sviluppo dei segmenti “free from”, dei prodotti per esigenze dietetiche particolari e dell’alimentazione infantile.
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