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                      Il limone di Amalfi riconosciuto patrimonio agricolo mondiale dalla Fao

                      Il Limone Costa d’Amalfi Igp e i terrazzamenti della Costiera sono stati riconosciuti dalla Fao come Sistema di Patrimonio Agricolo di Importanza Globale (GIAHS). Un paesaggio unico, frutto di agricoltura eroica e sostenibile, custode di biodiversità e saperi tradizionali, valorizzato da istituzioni e comunità locali dopo un percorso di candidatura durato dieci anni

                      Dalla Redazione

                      limone di Amalfi

                      È il frutto di un’agricoltura eroica, simbolo di resilienza e di rinascita. Un agrume eccellente e sostenibile, la cui coltivazione “richiede un’arte sapiente e che si tramanda di generazione in generazione – scrive l’assessore all’Agricoltura della Regione Campania Nicola Caputo, commentando la notizia – attraverso la quale terreni potenzialmente inadatti e inospitali sono diventati culla di un prodotto noto ed esportato in tutto il mondo”. È il Limone Costa d’Amalfi Igp, coltivato negli storici terrazzamenti affacciati sul mare e modellati nei secoli dalle comunità agricole, che oggi sono stati riconosciuti dalla Fao come Sistema di Patrimonio Agricolo di Importanza Globale (GIAHS). Ne dà notizia anche l’Ansa, riportando il commento dell’assessore Caputo, che ha definito il traguardo “un premio alla resilienza degli agricoltori e alla sapienza tramandata di generazione in generazione”.

                      Un modello di biodiversità

                      Come ricorda il Corriere di Salerno, il comitato scientifico della Fao ha inserito i terrazzamenti della Costiera amalfitana tra i 102 sistemi agricoli riconosciuti in 29 Paesi, al fianco degli ulivi di Assisi e Spoleto e dei vitigni del Soave già riconosciuti nel 2018. Secondo la FAO, si tratta di sistemi “dinamici e resilienti, custodi di una ricca agrobiodiversità, di saperi tradizionali e culture preziose”.

                      Lo Sfusato Amalfitano raccolto dai “contadini volanti”

                      Protagonista del riconoscimento è lo Sfusato Amalfitano, coltivato sotto pergolati di castagno e raccolto con tecniche manuali dai cosiddetti “contadini volanti”. I terrazzamenti in pietra a secco, oltre a garantire la stabilità dei terreni e la regolazione delle acque, permettono produzioni fino a 35 tonnellate per ettaro, senza pesticidi. Il territorio ospita inoltre oltre 970 specie vegetali, inclusa flora mediterranea rara. Fondamentale è anche il ruolo delle donne nella coltivazione e nella trasmissione delle tradizioni, come sottolinea il Corriere di Salerno.

                      Le istituzioni e il percorso di candidatura

                      L’assessore Caputo ha ricordato la visita del 2021 del direttore generale Feo Qu Dongyu e del vice direttore Maurizio Martina, sottolineando come il sistema agricolo amalfitano rappresenti un “esempio virtuoso di agricoltura manuale e sostenibile”, si legge su Ansa.
                      Il sindaco di Amalfi, Daniele Milano, ha parlato di “un traguardo frutto di una maratona iniziata dieci anni fa”, ricordando che già nel 2018 il paesaggio amalfitano era stato inserito nel Registro nazionale dei Paesaggi Rurali Storici. Da allora è stato avviato l’iter per la candidatura al programma FAO Giahs, che si è concluso con il riconoscimento odierno.

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