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                      Cipolla di Tropea sotto indagine: la querelle sulla “rossa” di Calabria

                      Simbolo della tradizione agricola calabrese e ambasciatrice del gusto italiano nel mondo, la cipolla rossa di Tropea Igp è oggi al centro di una vicenda che intreccia inchiesta giudiziaria, provvedimenti amministrativi e reazioni della filiera. Un dibattito acceso, che mette in primo piano la sostenibilità delle coltivazioni intensive e il futuro di un prodotto bandiera del territorio

                      Dalla Redazione

                      Cipolla rossa di Tropea

                      “La produzione della cipolla crea grossi problemi di inquinamento”. Parole forti, quelle del procuratore della Repubblica di Paola (CS), Domenico Fiordalisi, che nelle scorse settimane ha aperto un’inchiesta sul possibile utilizzo di pesticidi e fertilizzanti chimici nella fascia costiera tra Amantea e Nocera Terinese, dove viene coltivata la pregiata cipolla rossa di Tropea, eccellenza tipica calabrese.

                      Come riportato da Efa News, i magistrati hanno creato un pool ad hoc per passare in rassegna alcuni punti critici del territorio, con l’obiettivo di constatare con certezza l’impatto ambientale delle coltivazioni intensive lungo la costa tirrenica cosentina. Il procuratore Fiordalisi lo ha quindi annunciato in tv, in diretta su Rai3: la task force ha il compito di effettuare una serie di controlli serrati su fiumi e insediamenti produttivi. In particolare saranno “battuti” quelli legati alla lavorazione della cipolla rossa tra Campora San Giovanni (frazione di Amantea, sempre in provincia di Cosenza) e Nocera Terinese, in provincia di Catanzaro. I controlli sono affidati a Polizia locale, Carabinieri Forestali e Arpacal, con sanzioni severe e possibili denunce penali.

                      Il nodo degli scarichi e dell’inquinamento

                      Nel mirino anche il metodo di lavaggio: in alcuni casi, le acque reflue sarebbero state convogliate nella rete delle acque bianche, finendo direttamente in mare. Tutto questo perché, secondo il magistrato, l’uso indiscriminato di fertilizzanti e agenti chimici, soprattutto vicino a mare, torrenti e pozzi, può configurare vere e proprie violazioni di legge e integrare il reato di inquinamento ambientale previsto dall’art. 452-bis del codice penale, con pene fino a sei anni di carcere.

                      Le ordinanze dei sindaci

                      Le dichiarazioni della Procura hanno spinto i sindaci di Amantea e Nocera Terinese a intervenire con due ordinanze parallele. I provvedimenti vietano l’uso di pesticidi, fungicidi, fertilizzanti chimici e liquami zootecnici entro 200 metri da pozzi, sorgenti, corsi d’acqua e aree agricole a ridosso della costa. I controlli sono affidati a Polizia locale, Carabinieri Forestali e Arpacal, con sanzioni pesanti per i trasgressori.

                      La replica del Consorzio di tutela

                      Alle preoccupazioni della magistratura ha risposto il Consorzio di tutela della Cipolla rossa di Tropea. Il presidente Giuseppe Laria, in un post diffuso sui social e ripreso in un altro articolo di Efa News, ha definito “paradossali” le notizie circolate i giorni scorsi, ribadendo che la cipolla Igp è “il più controllato tra i prodotti del comparto primario”.

                      Secondo Laria, qualità e salubrità sono condizioni imprescindibili per l’immissione sul mercato, con verifiche periodiche a cura di organismi terzi e controlli costanti per l’accesso alla grande distribuzione. “Non si accetta la diffusione di notizie aleatorie e infondate – ha sottolineato – che saranno oggetto di denuncia per falso e diffamazione”.

                      Il presidente ha inoltre ricordato che, fino ad oggi, tutte le verifiche su corsi d’acqua e prodotto finito hanno dato esito conforme alle norme. A breve, nuove analisi dell’ArpaCal saranno rese pubbliche. Nel frattempo, a seguito di una plenaria che ha coinvolto sindaci, associazioni agricole e lo stesso Consorzio, i primi cittadini di Amantea e Nocera hanno deciso di sospendere in autotutela le ordinanze emesse, considerate non supportate da riscontri scientifici oggettivi, sottolinea Efa News.

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