“Un Mondo Sopra”: con SAF l’ortofrutta fa squadra e guarda al futuro
Nel Simposio “Un Mondo Sopra”, le aziende dell’ATI Spettacoli alla Frutta si sono ritrovate in Val di Non per riflettere sul valore del fare squadra e delineare nuove visioni condivise. Tra l’ispirazione del volley con Bruno Da Re e l’esperienza immersiva con Melinda tra celle ipogee e Funivia delle Mele, l’ortofrutta riscopre radici, coraggio e un futuro da costruire insieme
di Carlotta Benini

Al centro Bruno da Re, general manager del Trentino Volley, insieme al gruppo di aziende di Spettacoli alla Frutta
Cosa rende un gruppo una squadra? La risposta non sta solo nelle parole, ma nelle esperienze condivise, nei momenti in cui si sceglie di guardare nella stessa direzione anche quando la strada si fa più complessa. È da questa riflessione che ha preso vita “Un Mondo Sopra”, il secondo Simposio di Spettacoli alla Frutta, andato in scena l’11 e 12 novembre in Val di Non, la culla delle mele Melinda. Nella provincia trentina, tra Segno, Taio e Predaia, le aziende che fanno parte dell’ATI SAF si sono incontrate e confrontate, anche tra opinioni diverse, in quello che vuole essere un laboratorio unico di pensiero e azione per il comparto. “Un think tank sull’ortofrutta, capace di elevare il settore e di promuovere una rivoluzione culturale fondata su conoscenza, collaborazione e coraggio nelle nuove sfide”, è il messaggio che è emerso e ciò che si vorrebbe delineare nel futuro. Con una mission ambiziosa: rendere l’ortofrutta cool, contemporanea e desiderabile, capace di ispirare e coinvolgere i consumatori – soprattutto le nuove generazioni – lanciando al tempo stesso un invito alla Gdo, chiamata a raccogliere la sfida e a partecipare a nuovi percorsi di innovazione e valorizzazione culturale e commerciale del prodotto fresco.
Fare gioco di squadra per riscoprire la forza del “noi”
A rispondere alla domanda “cosa rende un gruppo una squadra?” è stato l’ospite speciale dello speech della prima giornata: Bruno Da Re, general manager del Trentino Volley, che ha guidato i partecipanti in una riflessione sul senso del fare sistema. “È l’obiettivo – ha detto – la capacità di tutti di farlo proprio, di raggiungerlo e di lavorare insieme per conquistarlo, mettendo da parte l’individualità. Perché se uno comincia a dire: io ho giocato bene, ma la squadra ha perso, allora è meglio che esca dallo spogliatoio”. Laddove lo “spogliatoio”, come ha spiegato Da Re, è una sorta di luogo sacro, dove la condivisione e l’assenza di segreti sono fondamentali per il successo collettivo. È lì che si gestiscono i momenti critici, quando serve rimettere a fuoco l’obiettivo e ricostruire una strada comune.
Un messaggio che ha lasciato in qualche modo un segno tra le aziende dell’ATI di SAF, chiamate a interrogarsi su come mantenere coesione, fiducia e senso di appartenenza anche nei momenti di cambiamento. Il dialogo con Da Re ha riportato l’attenzione sull’importanza di condividere una meta comune, di superare l’individualismo e costruire una cultura di gruppo fondata sulla responsabilità reciproca. Un invito a riscoprire la forza del “noi”, anche nel momento in cui, nella gestione del futuro, possono emergere le fisiologiche difficoltà di un progetto vivo che tiene insieme molte anime diverse.
L’esperienza Melinda: il coraggio di guardare “sopra”
Il secondo grande messaggio del Simposio è arrivato dal territorio. Ospiti di Melinda, i partecipanti hanno vissuto un’esperienza immersiva nel cuore della Val di Non, tra i meleti e le innovazioni che hanno reso il consorzio un unicum a livello internazionale. La visita alle celle ipogee, straordinario esempio di economia circolare e sostenibilità, e in anteprima alla Funivia delle Mele – progetto unico al mondo, che sarà inaugurato ufficialmente il 18 novembre prossimo alla presenza della premier Giorgia Meloni – ha rappresentato un momento simbolico e potente.
Guardando le cabine scendere lungo la vallata e quindi entrare nel cuore della montagna, dove sono conservate le mele Melinda, si è delineata una visione. Quello a cui il settore potrebbe e dovrebbe ambire: essere un sistema che sa innovare, osare, tenendo ben salde le proprie radici, ma con rami che guardano in alto, verso il cielo. Un’esperienza che ha ricordato come solo guardando “sotto” – alle proprie origini e valori – si possa continuare a crescere e guardare “sopra”, verso il futuro.
Un “pensatoio” per l’ortofrutta italiana
Durante il simposio, i workshop guidati da Valentina Gagliardo di Niederdorf Italia hanno aiutato le aziende a definire strategie e priorità condivise per la programmazione 2026 e futura, lavorando su parole chiave, obiettivi e strumenti concreti di crescita.
La due giorni in Val di Non ha fatto emergere la consapevolezza che per affrontare le nuove sfide servono leadership condivisa, visione e coesione, ma anche la voglia di continuare a sperimentare e costruire insieme un nuovo linguaggio per l’ortofrutta. Quello che si prospetta è un cammino importante – in salita, certo, ma anche stimolante e formativo – che non punta solo a valorizzare il prodotto, ma a costruire una comunità coesa, consapevole e coraggiosa. Un’ortofrutta che sa guardare avanti, insieme, verso un mondo davvero “sopra”.
Copyright: Fruitbook Magazine





