Banane con la punta rossa? Dall’Australia il fenomeno che diventa virale
Un reel di due content creator britannici in viaggio in Australia riaccende l’attenzione sulle “red-tipped bananas”, frutti riconoscibili dalla punta in cera rossa che identifica il metodo “Ecoganic”, a basso impatto ambientale. Un progetto ventennale che oggi conquista i social, cresce in Gdo e attira interesse anche dal mercato giapponese
Dalla Redazione
“Red-tipped bananas”, tradotto banane con la punta rossa. Non sono una nuova varietà Ogm né tanto meno qualcosa che va contro la sostenibilità della filiera, anzi: sono molto diffuse in Australia e sono indice di coltivazioni a basso impatto ambientale. Tuttavia sono state riscoperte solo nelle ultime settimane, quando un reel di Instagram è diventato un diventato un caso social. Tutto nasce dalla curiosità di due “backpacker” (viaggiatori con lo zaino) britannici, Mel Chekaoui e Phil Colia: il loro breve video su queste inedite banane vestite di rosso – che ha totalizzato oltre 11 milioni di visualizzazioni si Instagram – ha scatenato centinaia di commenti e reazioni.
Da chi le chiama ironicamente “Babybel bananas”, per via della cera rossa che ricorda il celebre formaggino, a chi le definisce “le Christian Louboutin delle banane”, un riferimento alla suola rossa iconica delle scarpe firmate dallo stilista francese, passando per gli utenti che ammettono di aver creduto per anni che fossero “al gusto fragola”: il reel ha riacceso l’interesse globale per un prodotto che in realtà esiste da circa vent’anni.
Non è la prima volta: la spiegazione scientifica di @Oneminmicro
Il “caso punta rossa” sui social non è nuovo. Due anni fa il content creator scientifico australiano @Oneminmicro aveva pubblicato un post dedicato proprio a queste banane, spiegando che la punta rossa è ottenuta immergendo il frutto in una cera alimentare. Si tratta del marchio visivo delle Ecoganic Red Tip Bananas, un sistema di produzione che punta a incrementare la biodiversità degli insetti utili, eliminare l’uso di chimica aggressiva e ridurre l’impatto sui corsi d’acqua. Secondo il creator, queste banane risultano più sode, cremose e molto saporite.
L’origine: il metodo Ecoganic sviluppato dagli Sciaccia
Come racconta ABC Net, le banane con la punta rossa sono state introdotte dagli agricoltori Dianne e Frank Sciaccia, pionieri dell’Ecoganic farming a Innisfail, nel Far North Queensland. Il sistema utilizza gli ecosistemi naturali per migliorare la salute del suolo e ridurre al minimo l’impiego di fertilizzanti chimici e insetticidi. Si tratta di un approccio diverso dal biologico, perché non elimina completamente gli input esterni, ma mira a un equilibrio ecologico più stabile.
Molti supermercati australiani segnalano queste produzioni con la dicitura “uniquely Ecoganic”, proprio per distinguerle dalle banane convenzionali. Dianne Sciaccia, riferendosi al video diventato virale, dice di avere riso vedendolo e di averlo trovato divertente.
Un modello che si estende ad altre colture
Oggi i produttori certificati Ecoganic sono otto. Fra loro c’è William Darveniza, che ha iniziato formalmente quest’anno la produzione di banane a punta rossa, pur avendo già adottato spontaneamente molti principi del metodo. Darveniza sta lavorando per estenderlo anche ad altre colture della sua azienda – fra cui papaya e pawpaw – con l’obiettivo di reinserire nel terreno funghi micorrizici e batteri utili, rendendo le piante più resilienti a eventi meteo estremi e parassiti. Secondo quanto riferito ad ABC Net, l’obiettivo è vedere più frutta “red-tipped” sugli scaffali entro metà del prossimo anno.
L’interesse del Giappone
La produzione attuale di banane australiane dalla punta rossa ammonta a circa 80 tonnellate a settimana, e le richieste arrivano anche dall’estero. Due anni fa sono state inviate in Giappone le prime spedizioni di prova. Una grande catena retail giapponese ha effettuato test sensoriali sulla frutta: consistenza, gusto e attributi sensoriali sono risultati superiori a qualsiasi altra banana importata nel Paese. Dianne Sciaccia sottolinea che l’export non è ancora centrale nel business, ma potrebbe crescere fino a eguagliare il peso del mercato domestico.
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