EU Agricultural Outlook 2025-2035: focus su mele, arance e pesche e nettarine
Presentato nell’ambito degli EU Agri-Food Days 2025, l’EU Agricultural Outlook 2025-2035 fotografa l’evoluzione dell’agricoltura europea tra produttività, sostenibilità e trasformazioni strutturali. Un focus è dedicato a mele, arance e pesche e nettarine, comparti chiave per l’Italia tra export, consumi e nuove sfide competitive
di Carlotta Benini
Tre giorni di confronto – in formato ibrido tra l’edificio Charlemagne e la partecipazione online – dedicati a prospettive, politiche e futuro del sistema agroalimentare europeo, con una platea che riunisce agricoltori, decisori politici, imprese, analisti ed esperti del settore. Nel contesto degli EU Agri-Food Days 2025, in corso a Bruxelles dal 15 al 17 dicembre, la Commissione europea presenta oggi l’EU Agricultural Outlook 2025-2035, il Rapporto che delinea le prospettive di medio-lungo periodo per l’agricoltura e i mercati agroalimentari dell’Unione.
Il documento offre una lettura strutturata dell’evoluzione produttiva, dei consumi e degli scambi commerciali, alla luce delle trasformazioni in atto nel settore e delle sfide che si prospettano all’orizzonte. L’obiettivo è chiaro: capire come l’Unione si colloca oggi sui mercati globali e come potrà garantire, nei prossimi dieci anni, sicurezza alimentare, competitività sostenibile e resilienza del settore agroalimentare, in un contesto segnato da cambiamento climatico, volatilità economica e mutamento delle preferenze dei consumatori.
EU Agricultural Outlook 2025-2035: produttività, sostenibilità e trasformazione
Secondo la Commissione europea, l’agricoltura dell’UE manterrà un livello elevato di produttività fino al 2035, seppur con ritmi di crescita più contenuti rispetto al passato. Il quadro delineato dall’Outlook parla di un settore chiamato a fare i conti con la disponibilità e il costo dei fattori produttivi e con gli effetti sempre più tangibili del cambiamento climatico, ma anche di un’agricoltura in trasformazione verso modelli più sostenibili. I cambiamenti strutturali – dimensione delle aziende, organizzazione delle filiere, innovazione tecnologica – continueranno a incidere sulle performance economiche e ambientali.
Il Rapporto si propone come base conoscitiva per orientare le politiche future, in un percorso che la Commissione intende accompagnare con una PAC post-2027 più semplice, mirata e lungimirante.
Sul fronte commerciale, l’UE dovrebbe continuare a registrare una performance positiva, in particolare per le produzioni a più alto valore aggiunto, contribuendo in modo significativo alla sicurezza alimentare globale. I consumi di proteine sono attesi su livelli leggermente superiori agli attuali, anche in risposta all’invecchiamento della popolazione europea.
La produttività del lavoro resta il principale motore della crescita agricola, con effetti positivi sul reddito reale per addetto. Parallelamente, le aziende agricole europee dovrebbero ridurre ulteriormente emissioni di gas serra ed eccedenze di azoto, segnando un miglioramento graduale delle performance ambientali.
Accanto alle analisi settoriali, l’Outlook introduce per la prima volta una valutazione delle implicazioni economiche e ambientali per diverse tipologie di aziende agricole, includendo anche un’analisi delle incertezze legate a petrolio, PIL, inflazione e tassi di cambio.
Nel documento è presente inoltre un focus su tre grandi comparti produttivi che vedono l’Italia fra i principali attori europei: mele, arance e pesche e nettarine.

Mele: l’Italia resta pilastro dell’export europeo
Nel comparto mele, l’EU Agricultural Outlook conferma il ruolo centrale dell’Italia nel panorama europeo, insieme alla Polonia, come principale Paese esportatore sia di prodotto fresco sia trasformato. A livello UE, la produzione di mele destinate al consumo fresco nei sei maggiori Paesi produttori è attesa in crescita dell’1,6% tra il 2025 e il 2035, nonostante una riduzione complessiva delle superfici (-4,6%).
In Italia, le rese dovrebbero risultare leggermente in calo rispetto ad altri Paesi, a differenza dell’Ungheria dove sono previste in aumento, mentre la Polonia compenserà la riduzione delle superfici con frutteti più intensivi.
Sul fronte dei consumi, il Rapporto prevede un calo del consumo pro capite di mele fresche, riflettendo il cambiamento delle preferenze, soprattutto tra i più giovani. L’UE rimarrà comunque esportatrice netta di mele fresche, con volumi in crescita del 4,9% nel prossimo decennio, anche se Italia e Polonia potrebbero registrare una crescita più contenuta dell’export netto. Il posizionamento su varietà biologiche o “club” viene indicato come una possibile leva per rafforzare la competitività internazionale
Arance: la situazione tra calo produttivo e trasformazione
Per le arance, il documento evidenzia come anche l’Italia sia coinvolta in una fase strutturale complessa, segnata dall’aumento dei costi del lavoro, dalla minore disponibilità di prodotti per la difesa fitosanitaria e dagli impatti del cambiamento climatico, tra scarsità idrica ed eventi meteorologici estremi. Insieme a Spagna, Grecia e Portogallo, l’Italia vedrà una riduzione delle superfici e della produzione, con un calo annuo stimato tra lo 0,1% e l’1,3% fino al 2035.
Il consumo pro capite di arance fresche, oggi stabile a livello UE, è previsto in diminuzione anche nei principali Paesi produttori, mentre la domanda di arance trasformate potrebbe crescere leggermente.
Sul piano commerciale, l’UE resterà un importatore netto; Italia, Spagna e Grecia vedranno ridursi le esportazioni nette di arance trasformate, con flessioni stimate tra l’1% e l’8%. Il settore, secondo l’Outlook, potrebbe andare incontro a una ristrutturazione, con aziende di dimensioni maggiori e una crescente attenzione all’innovazione di prodotto nel comparto dei succhi
Pesche e nettarine: superfici in calo e sfide competitive
Nel comparto pesche e nettarine, l’Italia è tra i Paesi maggiormente interessati dalla riduzione delle superfici, in particolare nelle aree del Nord, in un contesto condiviso con la Spagna, mentre la Francia rappresenta un’eccezione con superfici stabili negli ultimi cinque anni. Per l’Italia, il Rapporto stima una contrazione della produzione pari a circa lo 0,5% annuo, legata a fattori climatici avversi, nuovi parassiti, carenza di manodopera e limitazioni nei mezzi tecnici disponibili.
I consumi complessivi nell’UE sono previsti in lieve calo, ma nei principali Paesi produttori – Italia compresa – il consumo pro capite di prodotto fresco e trasformato potrebbe registrare una leggera crescita.
Sul fronte commerciale, l’UE dovrebbe rimanere esportatrice netta nel 2035; tuttavia, Italia e Francia si confermano Paesi importatori, con un aumento previsto delle importazioni di prodotto trasformato (+1,8% per l’Italia). Il Rapporto segnala infine una crescente pressione competitiva sui mercati internazionali, legata all’ingresso di nuovi operatori extra-UE come Cile e Pakistan.
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