Unicoop Etruria, sciopero e tensioni: a rischio 520 posti di lavoro
Nata a luglio dalla fusione tra Unicoop Tirreno e Coop Centro Italia, Unicoop Etruria è già al centro di forti tensioni sindacali. I sindacati proclamano uno sciopero per il 18 dicembre contro il piano di riorganizzazione che mette a rischio 520 posti di lavoro. Cresce anche l’allarme per le ricadute sull’indotto e sui territori. Unicoop Etruria replica ribadendo la piena disponibilità al dialogo, la tutela dell’occupazione e gli investimenti previsti dal Piano industriale
Dalla Redazione
È nata da pochi mesi e già si trova al centro di proteste sindacali e di uno sciopero che mette in discussione il futuro occupazionale di centinaia di lavoratori. Unicoop Etruria, cooperativa di consumo costituita il 1° luglio 2025 dalla fusione tra Unicoop Tirreno e Coop Centro Italia, affronta una fase complessa legata al piano di riorganizzazione della rete e delle strutture aziendali.
La nuova cooperativa rappresenta uno dei principali operatori della grande distribuzione nel Centro Italia: conta circa 780 mila soci, 5.800 lavoratori e oltre 170 punti vendita distribuiti in cinque regioni – Toscana, Umbria, Lazio, Marche e Abruzzo – con un fatturato stimato intorno al miliardo di euro. La fusione, avviata a inizio 2025 e ratificata dalle assemblee dei soci, aveva l’obiettivo di rafforzare il ruolo economico e sociale dell’insegna Coop nei territori di riferimento.
A rischio 520 lavoratori: scatta lo sciopero
Lo sciopero è stato proclamato per il 18 dicembre da Filcams Cgil Perugia e Terni, Fisascat Cisl Umbria e Uiltucs Uil Umbria, in seguito all’annuncio da parte della cooperativa della cessione o chiusura di 24 negozi della rete vendita, di cui 12 a insegna Superconti, e del forte ridimensionamento delle sedi amministrative. Secondo le organizzazioni sindacali, il piano mette a rischio l’occupazione di 520 lavoratrici e lavoratori, come riporta Perugia Today. Le sigle definiscono il piano “irricevibile” e sostengono che scarichi sui dipendenti gli effetti di errori gestionali e inefficienze accumulate nel tempo dalle dirigenze che si sono succedute alla guida delle cooperative coinvolte.
Le accuse dei sindacati
Nel comunicato diffuso dai sindacati viene inoltre segnalato il rischio di comportamenti che potrebbero configurarsi come antisindacali in vista dello sciopero con presidio del 18 dicembre. In particolare, dal confronto con le lavoratrici e i lavoratori emergerebbero, secondo le sigle, pressioni esercitate dai capinegozio e una costruzione dei turni di lavoro finalizzata a ridurre l’adesione allo sciopero. Da qui l’invito rivolto a Unicoop Etruria a porre fine a tali pratiche, nel rispetto dei diritti sindacali e della libertà di sciopero sancita dalla Costituzione.
La replica di Unicoop Etruria: “Non chiusure ma cessioni, con obiettivo la salvaguardia del lavoro”
Unicoop Etruria respinge le accuse di pressioni sui lavoratori e ribadisce la piena disponibilità al dialogo con le organizzazioni sindacali. In una nota diffusa in questi giorni, la cooperativa chiarisce che la seconda fase del Piano industriale 2025–2027 nasce con l’obiettivo di garantire stabilità, continuità e prospettiva futura all’impresa cooperativa, rafforzandone il ruolo nei territori in termini di qualità del servizio, convenienza e responsabilità sociale. Un percorso definito complesso, affrontato – sottolinea l’insegna – con senso di responsabilità e con un metodo improntato al confronto con sindacati e istituzioni locali.
La cooperativa ribadisce che il tema occupazionale e il radicamento territoriale restano centrali e che ogni decisione, comprese quelle relative alla revisione dei perimetri della rete di vendita, deriva da analisi approfondite e ha come priorità la tutela complessiva dell’impresa e dei soci nel lungo periodo. Unicoop Etruria precisa inoltre che non si parla di chiusure dei punti vendita ma di cessioni, valutate caso per caso, con attenzione ai lavoratori e con l’obiettivo della continuità occupazionale.
Sul fronte della tutela delle persone, la cooperativa evidenzia di aver già stanziato risorse dedicate e di voler definire con i sindacati le modalità più efficaci di accompagnamento, affiancate da investimenti in formazione per la rete di vendita e per le sedi, con percorsi di sviluppo delle competenze e della carriera. Viene inoltre escluso qualsiasi ridimensionamento dei poli logistici di Vignale Riotorto e Castiglione del Lago, per i quali sono previsti investimenti per circa 4,5 milioni di euro.
Il piano industriale prevede infine investimenti in ristrutturazioni, ammodernamenti e nuove aperture, con 18 interventi sui negozi esistenti nel biennio 2026-2027, tre nuove aperture in Umbria e oltre 10 milioni di euro destinati ai sistemi tecnologici. Confermata anche la presenza strategica a Roma, con interventi di rilancio su tre punti vendita. Unicoop Etruria ribadisce infine la volontà di proseguire un “confronto aperto e costruttivo con i sindacati”, ritenuto la via principale per gestire un percorso di trasformazione considerato necessario.
Le preoccupazioni per l’indotto nel territorio: “già chiuso il centro carni”
Accanto al tema dell’occupazione diretta, emergono le preoccupazioni legate agli effetti della riorganizzazione sull’indotto. Confartigianato Imprese Umbria – si legge in ina nota – segue con attenzione il nuovo piano industriale e la riorganizzazione della rete Coop-Superconti, prendendo atto degli impegni assunti dal Gruppo per la gestione del personale, che prevedono risorse private e percorsi di accompagnamento per i lavoratori coinvolti, evitando il ricorso a licenziamenti collettivi e a piani di crisi ministeriali.
Pur riconoscendo questi sforzi, l’associazione richiama l’attenzione sugli impatti già visibili e su quelli potenziali per l’indotto, ricordando che una prima fase del piano ha comportato l’uscita di alcune attività, tra cui il centro lavorazione carni di Terni, con ricadute sul tessuto economico locale.
Ulteriori timori riguardano le cessioni di rete in Umbria e nel Lazio, territori in cui operano molte imprese artigiane umbre. L’indotto – che comprende manutentori, tecnici, imprese di pulizia, servizi logistici, fornitori e aziende artigiane – rischia di subire ricadute significative. Per questo Confartigianato chiede che la riorganizzazione non scarichi il proprio peso sociale sui territori e sull’artigianato e sollecita chiarezza sul nuovo piano industriale e sulle sue conseguenze locali.
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