Realco (Sigma) chiede il concordato preventivo e si mette sulla piazza
La sede Realco a Reggio Emilia
Realco, storica cooperativa della grande distribuzione con sede a Reggio Emilia, tra i fondatori di Sigma e D.IT, con 120 punti vendita a insegna Sigma, Ecu ed Economy, continua a navigare in acque turbolente e chiede il concordato preventivo al Tribunale di Bologna – non la composizione negoziata, bocciata dalla Camera di Commercio di Reggio Emilia – che sarà direttamente correlata all’acquisizione da parte di un altro gruppo della grande distribuzione. La stessa Realco in una nota parla del “massimo interesse per l’operazione mostrato da parte di alcuni dei principali gruppi della grande distribuzione”. Intanto qualche socio ha cambiato insegna (ad esempio a Casina, sull’Appennino reggiano, il Sigma è diventato Famila) ma, per ora, l’esodo sarebbe limitato.
“Il procedimento concordatario – continua la nota di Realco – per quanto consentito dalla legge, tutelerà sia i clienti sia i fornitori, così come tutti gli aventi interesse. La massima gratitudine andrà a coloro che continueranno ad acquistare nei punti vendita della rete, in un momento così rilevante della lunga storia della nostra cooperativa, nella consapevolezza che l’aggregazione consentirà di tornare a garantire i migliori standard di servizio, a beneficio della clientela. Realco intende rassicurare dipendenti, soci, fornitori e clienti sulla continuità operativa e sulle prospettive future, ma potranno esservi limitazioni dei livelli di servizio nella fase attuale, sino all’accesso al concordato preventivo e nella sua fase preliminare”.
Lo scorso 24 ottobre Realco aveva siglato in Regione un’intesa coi sindacati per un anno di cassa integrazione per i 94 dipendenti della sede centrale di Reggio Emilia, partita poi il 1 novembre 2025. ll ricorso agli ammortizzatori sociali è stato chiesto e ottenuto a causa di diversi motivi, riconducibili al bilancio 2024: il fatturato è sceso da 340 a 314 milioni di euro, la perdita netta è stata di 15,7 milioni di euro, l’indebitamento è salito a 60 milioni di euro, favorito anche da costi fissi significativi. Per fronteggiare la crisi, sarebbe in fase di studio un ridimensionamento dei costi della rete di distribuzione, anche attraverso la rivisitazione delle società controllate e rami d’azienda, intervenendo pure con la vendita di immobili di proprietà di Realco.
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