Finocchio Mito: guarda alla storia e al futuro la nuova referenza di Mita Ortofrutta
Tra le tante novità presentate all’ultima edizione di Marca Fresh c’è anche il finocchio Mito, lanciato dall’organizzazione di produttori foggiana Mita Ortofrutta. A illustrarci le caratteristiche di questa referenza, con cui l’Op intende strizzare l’occhio ai giovani, è l’agronomo Michele Di Cataldo. Con lui abbiamo parlato di filiera, innovazione, sostenibilità e, soprattutto, di una scintilla. La scintilla che portò il fuoco all’umanità era custodita, secondo la mitologia greca, proprio nel gambo di un finocchio
di Maddalena De Franchis
Racconta un antico mito greco che l’astuto titano Prometeo rubò il fuoco a Zeus per donarlo all’umanità, nascondendo una scintilla nel fusto cavo di un finocchio. Devono aver pensato (anche) a questa narrazione millenaria, alla Op foggiana Mita Ortofrutta, prima di ideare il “Finocchio Mito”, una delle novità del fresco lanciate all’ultima edizione di Marca by BolognaFiere. Presentata in un pack ecosostenibile in cartone (in porzioni da due o da quattro finocchi), la referenza ha svariati requisiti per cui può definirsi un prodotto dall’elevato grado di innovazione. Li abbiamo scoperti con l’aiuto di Michele Di Cataldo, agronomo di Op Mita.
“Sacro. Selvatico. Sublime”
Cominciamo dal claim riportato sulla confezione, che riporta i tre aggettivi “sacro, selvatico, sublime”. A spiegarne il significato è lo stesso Di Cataldo: “La parola ‘sacro’ riconduce alla tutela del paesaggio, al rispetto per i tempi della natura e per chi la coltiva: ogni semina rinnova il legame con l’origine. ‘Selvatico’ indica il valore che noi attribuiamo a una filiera corta, che permetta di ridurre al minimo la distanza tra campo e tavola, per portare in cucina la vitalità di un prodotto appena nato dalla terra. ‘Sublime’, infine, enfatizza la qualità organolettica del prodotto, che vanta una croccantezza intensa, un profumo fine e una pulizia aromatica notevole, per un’esperienza di gusto immediatamente riconoscibile”.
La scommessa sui colori
Ciò che salta all’occhio immediatamente, guardando la confezione del finocchio Mito, è la scelta dei colori: “in un panorama in cui la stragrande maggioranza delle referenze orticole è associata al colore verde – argomenta l’agronomo – noi abbiamo puntato su viola e arancio. Una scelta con cui ci auguriamo di parlare soprattutto alle generazioni più giovani”.
Il ritorno al mito
La decisione di riallacciarsi alle radici della nostra civiltà, a quei miti greci che, tuttora, riescono a offrire una risposta ai grandi interrogativi dell’umanità, è stata dettata da più ragioni: la prima è più squisitamente locale, dal momento che la Op ha sede nel Foggiano e la Puglia – si sa – era uno dei territori che costituivano, a partire dall’VIII secolo a.C., la Magna Grecia. C’è, poi, il tema dell’assonanza fra i due termini – “Mito” e “Mita” – denominazione dell’Op. E c’è, infine, il riferimento al finocchio come pianta pregna di significati mitologici e simbolici: oltre al già menzionato mito di Prometeo, occorre ricordare l’aneddoto legato alla battaglia epica di Maratona. Per indicare il finocchio, gli antichi Greci usavano la parola màrathon. Non è un caso: la madre di tutte le battaglie si tenne, infatti, a Maratona, celebre regione dell’Attica e pianura ricca di finocchi, che il soldato ateniese Fidippide attraversò di corsa per annunciare ai suoi concittadini la vittoria sugli spartani, prima di morire per lo sforzo. Proprio la fama di questa battaglia ha fatto crescere, nell’antichità, la credenza che il finocchio fosse un simbolo di virilità guerriera. All’epoca, tuttavia, il finocchio non era l’ortaggio che conosciamo oggi, ma era piuttosto considerato un condimento aromatico e un’erba con proprietà medicinali: i suoi “semi” – che, in realtà, sono il frutto della pianta -venivano mangiati per le loro qualità rigeneranti e rinfrescanti. Nell’antica Roma, infatti, se ne nutrivano in abbondanza i gladiatori prima di entrare nell’arena.
Innovazione e agricoltura 4.0 in Mita
Tornando ai giorni nostri, anzi, volgendo lo sguardo al futuro, Michele Di Cataldo ci ricorda l’importanza che innovazione e ricerca rivestono per l’organizzazione. “Abbiamo all’attivo numerose partnership con Atenei e centri di ricerca – dice -. La collaborazione con il mondo accademico, in generale, ci permette di sviluppare progetti innovativi e sostenibili. Unendo la nostra esperienza agricola alla ricerca scientifica, rendiamo ogni giorno la nostra filiera più competitiva, moderna e responsabile”.
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