Fruit Logistica in declino, Ciro Bruno: “È cambiato il modo di fare affari”
Fruit Logistica 2026, l'ingresso sud (copyright: Messe Berlin)
Si è chiusa venerdì 6 febbraio Fruit Logistica 2026, un’edizione che sarà ricordata per il clima rigido, il “ghiaccio nero” e le sue conseguenze disastrose sui trasporti, in particolare sui voli da e per l’aeroporto di Berlino che è rimasto praticamente chiuso per tre giorni. Ma al di là degli aspetti logistici, che considerazioni possiamo fare su Fruit Logistica? Nell’attesa di sapere i numeri ufficiali sui visitatori e preso atto del calo accertato degli espositori, riportiamo le riflessioni del titolare della Bruno Elio Srl di Verona, Ciro Bruno, che da vent’anni frequenta le fiere ortofrutticole internazionali
Dalla Redazione
“Negli anni – esordisce Ciro Bruno – Fruit Logistica per me ha perso progressivamente centralità. Non in modo improvviso, ma lento, quasi impercettibile. Come accade alle cose importanti quando smettono di esserlo senza che nessuno lo dichiari apertamente. Un tempo questa fiera era il punto di snodo dell’anno. La si aspettava per mesi. Tutti volevano esserci, tutti dovevano esserci. Era il luogo dove il mondo dell’ortofrutta si concentrava davvero, dove ci si sedeva, si parlava, si costruivano rapporti che avevano un peso e una durata”.
“Poi qualcosa si è incrinato. Prima in modo silenzioso, poi sempre più evidente. I grandi cambiamenti geopolitici hanno tolto presenze storiche. Altri appuntamenti fieristici hanno preso spazio, intercettando meglio i tempi della produzione e delle decisioni commerciali. A febbraio, ormai, molte scelte sono già state fatte. Il momento non è più quello giusto”.
“C’è poi – continua Ciro Bruno – un elemento spesso sottovalutato, ma determinante: l’inverno. Febbraio a Berlino è freddo, rigido, poco invitante. Il maltempo complica gli spostamenti, rende la logistica fragile, spegne la voglia di incontrarsi. Non è solo una questione climatica, è una questione di atmosfera. Una fiera vive anche di questo, e qui oggi manca”.
“Quest’anno lo si è visto chiaramente. Un’edizione, quella 2026 di Fruit Logisitca, che sarà ricordata dai più, ma non per gli affari conclusi. Voli cancellati, coincidenze saltate, persone bloccate. Berlino non è mai stata una città facile da raggiungere, e l’aeroporto continua a non essere all’altezza di una capitale europea. In un contesto così, basta poco per rendere un evento impraticabile. E quando qualcosa va storto, le risposte sono poche, spesso affidate a sistemi automatici che non ascoltano, non spiegano, non accompagnano. Ti lasciano solo, purché tu abbia speso poco”.
“Questo riflette un modello più ampio. Un modello economico basato sul low cost, sull’abbassamento continuo dei prezzi, sulla riduzione dei servizi all’osso. Un modello che funziona finché tutto va bene, ma che mostra tutta la sua fragilità al primo problema. L’importante è spendere meno, anche a costo di perdere qualità, affidabilità e, in fondo, umanità”.
“Anche il modo di fare affari – sottolinea Ciro Bruno – è cambiato. Sempre più concentrato nelle mani delle grandi catene, sempre meno nelle mani dei piccoli imprenditori. Le decisioni si prendono altrove, lontano dai padiglioni, lontano dalle persone. La fiera diventa una vetrina, non più un luogo di costruzione reale di relazioni commerciali”.
“In questo contesto pesa anche la situazione economica generale. La Germania attraversa una fase certificata di recessione, con una crescita debole e un clima di incertezza che inevitabilmente si riflette su investimenti, partecipazione e visione. Non è un dettaglio, è parte dello sfondo su cui questa fiera oggi si muove“.
“Forse non si tratta solo di una fiera che perde attrattiva. Forse è il segno di un tempo diverso. Di un modo di relazionarsi alle cose e alle persone più sbrigativo, più spietato, meno disposto ad aspettare, ascoltare, costruire. C’è in tutto questo una nota di malinconia. Non tanto per il passato in sé, ma per un modello umano che difficilmente tornerà. Quello in cui ci si sedeva davvero a un tavolo, senza guardare il telefono, senza contare solo i costi, senza ridurre tutto a una transazione”.
“Fruit Logistica – conclude Ciro Bruno – resta una fiera importante. Ma non è più quella di una volta. E forse dirlo, con calma e lucidità, è il primo passo per capire dove stiamo andando“.
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