San Valentino, Natoora rilancia: “meglio un radicchio che un mazzo di rose”
A San Valentino Natoora rilancia l’iniziativa “Radicchio, not Roses”: una campagna che mette in discussione il simbolo per eccellenza della ricorrenza e accende i riflettori sull’impatto ambientale delle rose fuori stagione. L’alternativa? Radicchio veneto, stagionale, coltivato con tecniche tradizionali
di Carlotta Benini
Un mazzo di rose a San Valentino? È uno dei gesti più tradizionali di sempre, in questa ricorrenza, ma i tempi che cambiano e l’attenzione crescente alla sostenibilità ambientale e sociale ci insegnano che anche i simboli possono essere riletti alla luce della stagionalità e dell’impatto che generano lungo la filiera.
È da questa consapevolezza che nasce la campagna “Radicchio, not Roses” di Natoora, realtà nata in Gran Bretagna con l’obiettivo di fornire ortofrutta esclusivamente di stagione. L’invito è chiaro: scegliere ciò che cresce naturalmente in questo periodo dell’anno, sostenendo territorio e produttori, invece di ricorrere a fiori coltivati fuori stagione e in filiere lunghe, energivore e spesso caratterizzate da criticità ambientali e sociali.
Rose a febbraio: il prezzo nascosto della filiera
Le rose fioriscono naturalmente tra maggio e ottobre. Quelle che si trovano a febbraio sono per lo più coltivate in serra o importate da Paesi come il Kenya, dove l’industria floricola è cresciuta per rispondere alla domanda globale legata alle grandi ricorrenze.
Secondo i dati riportati da Natoora, ogni stelo richiede circa 10 litri d’acqua per raggiungere la piena maturazione. In aree già segnate da siccità e scarsità idrica, come la regione del lago Naivasha, questo consumo si inserisce in un contesto ambientale delicato. Alcune analisi citate evidenziano come, a causa dell’esaurimento delle risorse, fino alla metà dell’acqua del lago Naivasha sarebbe stata destinata alle serre floricole presenti nell’area.
A questo, sottolinea Natoora, si aggiunge l’impatto legato alla logistica. Per sopravvivere al trasporto a lunga distanza, gli steli vengono trattati con sostanze chimiche, refrigerati e avvolti in plastica prima di viaggiare fino a 6 mila miglia. Il trasporto rapido intensifica le emissioni: un bouquet misto importato può produrre fino a dieci volte più CO₂ rispetto a un’alternativa coltivata localmente nel Regno Unito.
C’è poi un 20% di rose che arriva invece dai Paesi Bassi, continua Natoora, dove vengono coltivate con calore e luce artificiali. In questo caso, l’impronta di carbonio può risultare fino a tre volte superiore rispetto a quella delle rose coltivate in Ecuador. Secondo un’analisi citata dal Guardian, un bouquet misto di 11 steli provenienti da Kenya e Paesi Bassi può generare circa 30 kg di CO₂, contro 1,71 kg di CO₂ per un mazzo coltivato all’aperto a livello locale.
Il radicchio, fiore d’inverno
L’alternativa proposta da Natoora è il radicchio, nel pieno della sua stagione. Coltivato soprattutto in Veneto – culla d’eccellenza di questo elegante ortaggio a foglia – è apprezzato tanto per l’estetica quanto per il profilo gustativo. Dal Castelfranco al Tardivo, fino al Grumolo variegato e al Radicchio Rosa, ogni varietà racconta una tradizione agricola precisa. Centrale è la tecnica della forzatura, spiega Natoora sul suo sito: dopo la coltivazione in campo, le piante vengono ripiantate al buio, con le radici immerse in acqua o sabbia, per stimolare un’ultima fase di crescita che ne definisce forma, croccantezza e gusto delicatamente amarognolo.
Una pratica oggi messa sotto pressione dalle varietà ad alta resa e da inverni più miti, che rendono meno prevedibili le gelate necessarie alla coltivazione tradizionale.
Un bouquet d’autore e salva spreco
Per l’edizione 2026 della campagna, Natoora ha coinvolto l’artista floreale Hamish Powell e lo chef Lewis de Haas, trasformando il radicchio di stagione in installazioni scultoree e in proposte culinarie dedicate. È nata così la “Radicchio, non Roses Box”, che riunisce diverse varietà con una scheda ricetta e una cartolina da condividere.
A differenza dei fiori recisi, il radicchio non è destinato a essere gettato. Può diventare protagonista in cucina: dalla sfoglia di carasau con radicchio, primosale e noci ai canederli con radicchio e scamorza in brodo aromatico. Un modo diverso di interpretare la ricorrenza, mettendo al centro stagionalità, territorio e valore del cibo coltivato in armonia con la natura.
Copyright: Fruitbook Magazine





