Mirtilli siciliani invernali, la sfida di Agroblu: 100 ettari nel Trapanese
Nel Trapanese Agroblu, guidata dall’imprenditore Giacomo Rizzo e sostenuta dal fondo IDeA Agro, sta realizzando il più grande impianto siciliano di mirtilli low chill: 100 ettari, di cui 40 già produttivi, per raccogliere tra dicembre e febbraio quando l’offerta nazionale è molto scarsa. Le prime 10 mila vaschette sono già arrivate in Gdo
Dalla Redazione
Portare il mirtillo in Sicilia, coltivarlo in pianura e raccoglierlo in pieno inverno, quando l’offerta nazionale è molto scarsa se non assente? Se fino a qualche tempo fa poteva sembrare una forzatura agronomica, oggi questa scommessa diventa realtà nel Trapanese, nella costa occidentale tra Mazara del Vallo e Marsala, dove l’azienda Agroblu sta realizzando il più grande impianto di mirtillo low chill mai esistito nell’Isola. L’obiettivo è chiaro: trasformare una coltura storicamente montana ed estiva in un prodotto mediterraneo e invernale, capace di presidiare il mercato quando il calendario italiano è scoperto. A raccontarlo è La Sicilia, che ricostruisce il progetto guidato dall’imprenditore agricolo Giacomo Rizzo con il supporto del fondo IDeA Agro.
Mirtilli “low chill”: la leva tecnica
Il cuore dell’operazione è nella scelta varietale. I mirtilli “low chill” – tradotto, a basso fabbisogno di freddo – sono selezioni di mirtillo gigante americano o di tipo Rabbiteye capaci di fruttificare in aree con inverni miti, dove le ore sotto i 7° C sono limitate. Una caratteristica che li rende adatti ai climi mediterranei e alle coste del Sud Italia.
Come spiega Rizzo al quotidiano siciliano, si tratta di “un mirtillo invernale da pianura, che ci permette di arrivare sul mercato tra dicembre e febbraio, quando il prodotto manca e i competitor arrivano solo a maggio”. Una finestra commerciale che intercetta la domanda della grande distribuzione nazionale.
100 ettari e prime 10 mila vaschette in Gdo
L’operazione rappresenta, secondo La Sicilia, un salto di scala senza precedenti per l’Isola: 100 ettari complessivi destinati al progetto, di cui 40 già trasformati in mirtilleto e operativi. Le prime raccolte sono partite in questi giorni e le prime 10 mila vaschette sono state consegnate i giorni scorsi, racconta Rizzo, segnando il debutto ufficiale in Gdo del mirtillo made in Sicily.
“Quello nel Trapanese è l’ultimo dei nostri investimenti, ma anche quello su cui puntiamo maggiormente”, aggiunge l’imprenditore.
Un investimento ad alta intensità
Sempre secondo La Sicilia, un mirtilleto richiede tra i 200 e i 250 mila euro a ettaro, oltre a macchinari specifici e a una raccolta che può arrivare a 4 euro al chilo, contro i 10-12 centesimi degli agrumi. “Il mirtillo non è mai stato fatto su larga scala in Sicilia perché mancavano le risorse”, osserva l’imprenditore, sottolineando il ruolo determinante del fondo IDeaA Agro.
Le varietà sono premium, sotto royalty, selezionate per gusto, consistenza e shelf-life. “Non è un mirtillo qualunque. È un prodotto che si conquista il suo posto anche senza dire che è italiano”, afferma Rizzo. Agroblu gestisce l’intero ciclo: produzione, raccolta, invaschettamento e consegna diretta alle piattaforme della Gdo.
L’altra scommessa: l’avocado siciliano
Rizzo, come ricorda la Sicilia, gestisce anche la Spo Zentrum di Sesto Fiorentino, società agricola coinvolta “in progetti di agricoltura green, come la coltivazione in vaso per tutelare la fertilità del suolo e impianti di fertirrigazione per il risparmio idrico”, scrive il quotidiano.
Non solo: sempre con il supporto del fondo IDeA Agro e con il coinvolgimento di un partner di primo piano come Jingold – lo specialista globale del kiwi -, Spo Zentrum sta realizzando in Sicilia, nel Siracusano, un nuovo polo produttivo di avocado italiano. I primi 70 ettari sono già stati messi a dimora, con impianti in completamento entro la primavera 2026 e l’obiettivo di raggiungere 100 ettari produttivi nei prossimi anni.
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