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                      Cresce del 6,2% il biologico in Italia nel 2025 con vendite a 6,9 miliardi

                      dieta-bio-mediterranea
                      Nel 2025 le vendite di biologico nel mercato italiano hanno raggiunto i 6,9 miliardi di euro. Tali dimensioni di mercato afferiscono prevalentemente ai consumi domestici (con una dimensione pari a 5,5 miliardi) mentre oltre 1,35 miliardi di euro sono consumi che passano per il canale fuori casa. I numeri del mercato bio sono stati presentati il 23 febbraio da Nomisma a Rivoluzione Bio 2026, la manifestazione promossa da BolognaFiere in collaborazione con FederBio e Assobio, con il supporto di Ice Agenzia e a cura di Nomisma

                      Dalla Redazione

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                      La distribuzione moderna si conferma il primo canale di acquisto di biologico, pesando per il 64% del totale delle vendite legate ai consumi domestici degli italiani. Nel 2025 le vendite di biologico nel canale Gdo si attestano a 3,5 miliardi di euro (+6,1% rispetto al 2024 – fonte: stime Nomisma su dati Nielsen IQ – dati Anno 2025 perimetro omnichannel). Il 20% dei consumi interni passa, invece, dai negozi specializzati nel bio, che nell’ultimo anno hanno visto un incremento del valore delle vendite del +7,5%. Questi alcuni dei dati dell’Osservatorio Sana che Nomisma ha presentato il 23 febbraio a BolognaFiere in occasione di Rivoluzione Bio.

                      Se guardiamo il peso del biologico nei singoli prodotti venduti dalla distribuzione moderna, i dati Nomisma parlano di una incidenza generale nel settore alimentare ancora piuttosto bassa, del 2,8% nel 2025, in aumento di uno 0,1 sull’anno precedente, ma alcuni prodotti hanno percentuali piuttosto elevate. Se al primo posto ci sono le gallette, che nel 79,9% dei casi sono bio, al secondo troviamo un prodotto ortofrutticolo, la banana, con un’incidenza del bio del 40,3% (ma a valore nel 2025 fanno un -13%). Altre percentuali significative si registrano per i semi (38,4%), per la pasta (36,9%), per le confetture spalmabili a base frutta (28,3%), per gli omogeneizzati (22,5%), per le uova di gallina (15,7%), per i cereali da prima colazione (14,2%).

                      IL BIOLOGICO NELL’AWAY FROM HOME

                      Il fuori casa nel biologico rappresenta un canale strategico – non solo per il suo peso numerico – 20% dei consumi – e per l’ampia consumer base (negli ultimi 12 mesi 7 italiani su 10 hanno consumato alimenti o bevande bio nel canale away from home – il 35% è frequent user) – ma anche perché offre al consumatore l’opportunità di scoprire e provare ingredienti innovativi o prodotti bio che difficilmente sceglierebbe per le preparazioni in cucina. Questo vale tanto per la ristorazione commerciale quanto per quella collettiva, entrambe fondamentali nel favorire la sperimentazione e ampliare la conoscenza del bio.

                      L’indagine evidenzia che oltre 8 ristoranti su 10 e 7 bar su 10 utilizzano ingredienti/propongono prodotti biologici, soprattutto ortofrutta, olio extra vergine di oliva, passate, latte, miele. Estremamente diffusa anche la presenza di vini bio: l’85% dei ristoratori e dei bar propongono vini biologici. Le motivazioni legate all’inserimento del biologico sono principalmente riconducibili alla volontà di conferire al locale un posizionamento premium legato alle caratteristiche distintive di qualità del prodotto biologico (51%).Accanto a questo driver, tra le ulteriori motivazioni il bio è visto come espressione di una scelta etica e di sostenibilità (46%), nonché di una proposta coerente con le esigenze di benessere e salute del consumatore (40%).

                      IL BIOLOGICO ITALIANO CRESCE ANCHE ALL’ESTERO

                      “La collaborazione tra Ice, Rivoluzione Bio e Sana è rivolta a promuovere una componente qualificata del nostro agroalimentare: il biologico, infatti, rappresenta una scelta di valore che i mercati internazionali stanno riconoscendo”, ha dichiarato Matteo Zoppas, presidente Agenzia Ice Italian Trade & Investment Agency. “L’export di prodotti biologici italiani ha raggiunto nel 2024 i 3,9 miliardi di euro, con una crescita del 7% rispetto all’anno precedente e un incremento straordinario del 174% rispetto al 2014. Il binomio “Bio – made in Italy” offre la possibilità di farsi percepire nei mercati chiave – per citarne alcuni, Germania, Francia, Stati Uniti – come sinonimo di qualità certificata, affidabilità e autenticità“.

                      “È un capitale reputazionale – ha sottolineato Matteo Zoppas – costruito in anni di lavoro e che dobbiamo continuare a proteggere e valorizzare. Numeri che si rispecchiano nella crescita dell’intero comparto agroalimentare italiano che ha toccato nel 2025 il record storico di 72,4 miliardi di euro di esportazioni, con una crescita del 4,9% rispetto all’anno precedente. Un risultato frutto di una strategia condivisa tra istituzioni, imprese e filiere che vede il biologico come una componente dinamica della nostra offerta agroalimentare all’estero. In questo contesto, l’Ice, insieme al sistema paese ed in raccordo con il governo, produttori, costituisce l’infrastruttura per lo sviluppo e la promozione del made in Italy nel mondo per imprese ed imprenditori”.

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