L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE PER PROFESSIONISTI E APPASSIONATI DI ORTOFRUTTA
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                      Il ciclone Erminio mette in ginocchio l’agricoltura del Centro-Sud

                      Le precipitazioni eccezionali che, nelle ultime 72 ore, hanno investito, in particolare, Abruzzo, Molise, Basilicata, Puglia e Calabria, hanno causato gravi problemi nei campi, con migliaia di ettari di colture allagate. Tra piogge abbondanti e l’esondazione di fiumi e bacini idrici, sono migliaia gli ettari di coltivazioni finiti sott’acqua, tra ortaggi, cereali e foraggi. Le associazioni di categoria lanciano l’allarme: “compromessa l’annata in corso e fortemente a rischio quella del prossimo anno”. La regione Calabria, la provincia di Foggia e alcuni comuni del Salento hanno già richiesto lo stato di calamità naturale

                      Di Maddalena De Franchis

                      Allagamenti

                      Allagamenti nel Chietino

                      Terminata la tempesta, comincia la conta dei danni. Ammonterebbero a svariate migliaia di euro, secondo una prima stima effettuata da Cia-Agricoltori italiani, i danni provocati al settore agricolo dal violento ciclone Erminio che, nei giorni scorsi, si è abbattuto sulle regioni del Centrosud. Oltre ad aver causato smottamenti, frane, cedimenti strutturali e gravi disagi alla circolazione stradale e ferroviaria, le piogge eccezionali hanno avuto pesanti ricadute sul settore agroalimentare, in particolare sull’ortofrutta.

                      “Annata in corso compromessa”

                      “Sotto monitoraggio -spiega Cia- le colture di stagione sommerse dall’acqua, soprattutto orticole e cerealicole, ma c’è preoccupazione anche per i frutteti, i vigneti e gli uliveti, spazzati dal vento. Si teme per gli effetti dell’umidità, fonte di fitopatie difficili da recuperare, e per quelli delle gelate. In Puglia compromesse anche le operazioni di contrasto alla Xylella, mentre in Calabria, sul territorio di Rocca Imperiale, il maltempo ha distrutto i fiori di decine di ettari di frutteti. In Abruzzo è in forte sofferenza la produzione di pesche, albicocche e ciliegie. In generale, risulta compromessa l’annata in corso e fortemente a rischio quella del prossimo anno”.

                      “Serve la tutela delle aree rurali”

                      L’atteso anticiclone delle Azzorre dovrebbe placare il maltempo e riportare il sole entro il fine settimana: rimane, tuttavia, la drammatica consapevolezza che il territorio italiano, sempre più fragile, deve fare i conti con l’imprevedibilità del clima e le conseguenze del climate change. Secondo l’osservatorio di Legambiente, dal 2011 a fine marzo 2026, nelle regioni adriatiche – Marche Abruzzo, Molise e Puglia – e in quelle del sud – Calabria, Sicilia e Sardegna – sono stati 794 gli eventi meteo estremi, responsabili di ingenti danni da allagamenti, grandinate, vento, esondazioni, mareggiate. “Serve subito -ribadisce Cia- una strategia coordinata che integri azioni e risorse straordinarie, per supportare i comuni e le aziende agricole più colpite. Occorre redigere un piano nazionale di gestione del territorio e delle risorse idriche, mettendo in cima all’agenda del Paese la tutela delle aree rurali sempre più a rischio abbandono”.

                      Migliaia di ettari di campi allagati in Molise, Abruzzo, Basilicata

                      Secondo una nota diramata da Coldiretti, “in Molise gelo e neve rischiano di compromettere le fioriture in stadio avanzato, con il rischio di azzeramento della produzione e di drastica riduzione delle fonti di nutrimento per le api, con effetti sull’attività di impollinazione. Preoccupazione anche per le varietà precoci di uva e per le produzioni frutticole in fase di allegagione. Ma la situazione peggiore si registra sul fronte degli allagamenti. La situazione è particolarmente grave per le colture orticole, per i cereali e il foraggio, con i terreni invasi dall’acqua e sepolti da detriti. Timori anche per i vigneti. Difficile la situazione anche in Abruzzo, soprattutto nel basso Chietino, a causa delle inondazioni seguite allo straripamento dei fiumi. I campi sono finiti sott’acqua e si cerca ora di capire l’entità dei danni alle colture. Criticità anche in Basilicata, nel Materano, tra grandine e nubifragi che si sono abbattuti sui frutteti e campi allagati”. 

                      Allagamenti

                      Allagamenti in Valle Peligna e Valle Subequana

                      Gravi danni nelle campagne pugliesi

                      In Puglia, la provincia di Foggia e alcuni comuni del Salento, fra cui Nardò (Le), hanno già richiesto lo stato di calamità naturale. Sono finiti infatti sott’acqua – che ristagnerà ancora per molti giorni, col rischio di sviluppo di gravi fitopatie – centinaia di ettari di vigneti, uliveti, campi di grano, frutteti e tutte le colture orticole. I danni sono enormi non solo sui monti Dauni, ma in una vasta area della provincia di Foggia, in particolare lungo le direttrici che delimitano gli importanti distretti agricoli di San Severo, Lucera e dei Cinque Reali Siti. I terreni agricoli attorno a Borgo Cervaro e Borgo Incoronata, nelle immediate vicinanze di Foggia, sono stati completamente allagati. Nel Brindisino – avverte Coldiretti Puglia – “è emergenza per gli allagamenti che hanno compromesso i raccolti di carciofi, broccoletti e cavoli, anche a causa della mancata manutenzione di fossi e canali di bonifica”. In Salento, le piogge abbondanti dei giorni scorsi hanno fatto nuovamente esondare il canale Asso – tra i comuni di Nardò e Galatina – provocando l’allagamento di strade rurali e campagne. Secondo una prima stima, le condizioni di saturazione dei suoli e i ristagni avrebbero già compromesso le colture olivicole, foraggere, cerealicole, ortofrutticole e viticole, determinando perdite produttive superiori all’80%.

                      In Calabria, situazione critica nell’Alto Jonio Cosentino e nel Crotonese

                      Anche la regione Calabria ha fatto sapere in una nota di essersi “immediatamente attivata per richiedere il riconoscimento dello stato di calamità naturale a seguito degli eventi meteorologici avversi che nei giorni scorsi hanno interessato diverse aree del territorio regionale, con particolare riferimento all’Alto Jonio Cosentino e al comune di Rocca Imperiale”. Proprio a Rocca Imperiale le intense grandinate hanno colpito limoneti Igp, impianti di albicocco e altre colture frutticole, compromettendo la nuova fioritura e danneggiando strutture di protezione come reti antigrandine e impianti di ombreggiamento. In molte aziende si segnalano cascola dei frutti e lesioni alla vegetazione, con ripercussioni dirette sulla capacità produttiva. Criticità registrate anche nel Crotonese, dove colture di angurie, finocchi, fagioli e altri ortaggi risultano allagate. Il presidente regionale di Coldiretti Calabria Franco Aceto commenta: “Serve attivare rapidamente strumenti di sostegno per le aziende colpite e rafforzare gli interventi di prevenzione e gestione del territorio, perché eventi di questo tipo non sono più straordinari”.

                      Mauro Lovato

                      Il presidente di Confagricoltura Chieti, Mauro Lovato

                      Confagricoltura Abruzzo lancia un appello alle istituzioni

                      A chiedere con forza lo stato di calamità anche per l’Abruzzo è, in queste ore, il presidente di Confagricoltura Chieti, Mauro Lovato, che si è rivolto direttamente alle istituzioni. “I terreni sono esausti, non riescono più a drenare e l’acqua viene rigettata in superficie, riversandosi nei canali e nei fiumi – ha dichiarato – oggi tutti i corsi d’acqua della fascia costiera risultano esondati e stanno allagando campagne anche a oltre 10 chilometri dalle foci. L’impatto è già generalizzato e blocca, di fatto, l’operatività delle aziende: l’acqua ha invaso ortaggi, vigneti, uliveti, frutteti e seminativi, impedendo qualsiasi lavorazione e compromettendo le attività nei campi”. A rendere il quadro ancora più fragile è l’assenza, in questa fase, di coperture assicurative diffuse, che espone molte aziende al rischio di perdite senza alcuna tutela. “In questo momento diverse aziende non sono assicurate – prosegue Lovato – e il rischio è che si ritrovino completamente scoperte. Non possiamo lasciare gli agricoltori soli davanti a un evento di questa portata. Serve, pertanto, l’attivazione immediata dello stato di calamità naturale, anche in via preventiva: se poi i danni saranno contenuti, saremo i primi a esserne sollevati. Ma oggi il dovere è agire prima, non dopo”.

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