Dov’è la frutta? L’allarme di Freshfel: troppe confezioni raccontano altro
Solo un prodotto su quattro contiene abbastanza frutta da giustificare le immagini presenti sulla confezione. Il nuovo rapporto “Where is the Fruit?” di Freshfel Europe analizza 229 referenze in otto Paesi Ue e riaccende il dibattito su etichettatura, consumi e salute pubblica
di Carlotta Benini
Fragole, arance, mirtilli e altra frutta campeggiano sempre più spesso sulle confezioni di yogurt, biscotti, cereali, gelati, caramelle e bevande. Ma quanta frutta contengono realmente questi prodotti? È la domanda al centro della nuova edizione del rapporto “Where is the Fruit?”, pubblicato da Freshfel Europe, l’associazione europea dell’ortofrutta fresca.
Si tratta della terza edizione dello studio, dopo quelle del 2010 e del 2017. Secondo quanto evidenziato dall’associazione in un post su LinkedIn, i risultati sono rimasti sostanzialmente invariati nel tempo e continuano a mettere in luce una distanza significativa tra l’immagine proposta al consumatore e la composizione effettiva di molti prodotti alimentari.
L’indagine ha preso in esame 229 prodotti commercializzati in otto Paesi dell’Unione europea – Belgio, Francia, Germania, Italia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia e Spagna – appartenenti a categorie molto diverse tra loro, tra cui succhi, marmellate, yogurt, biscotti, cereali, barrette, caramelle, gelati, cioccolato e dessert, bevande gassate.
Solo una referenza su 4 contiene oltre il 50% di frutta
Il dato più rilevante emerso dal rapporto riguarda il contenuto reale di frutta nei prodotti che utilizzano immagini o richiami visivi alla frutta sul packaging. Secondo Freshfel Europe, soltanto il 25% delle referenze analizzate contiene oltre il 50% di frutta, una quota che l’associazione considera coerente con il messaggio trasmesso dalla confezione.
La maggior parte dei prodotti si colloca invece su livelli molto inferiori. Il 43% contiene meno del 10% di frutta, mentre il 22% presenta una percentuale compresa tra il 10% e il 50%. Per Freshfel Europe questi dati dimostrano come, nella maggioranza dei casi, la presenza di immagini di frutta sulle confezioni non trovi un corrispettivo altrettanto significativo nella formulazione del prodotto.
Il 10% dei prodotti non contiene frutta
Tra i risultati evidenziati dall’indagine emerge inoltre che il 10% dei prodotti esaminati non contiene affatto frutta, pur utilizzando immagini di fragole, arance o altri frutti sul packaging. I casi individuati riguardano diverse categorie, tra cui biscotti, cereali, caramelle, bibite gassate, gelati e yogurt.
Secondo Freshfel Europe, in queste situazioni il richiamo alla frutta può essere legato all’utilizzo di aromi o di elementi grafici che evocano il prodotto fresco, senza che vi sia una presenza reale dell’ingrediente nella composizione.
È proprio da questa considerazione che nasce uno dei messaggi centrali della campagna 2026: consumare alimenti che contengono ingredienti derivati da frutta e verdura non equivale a consumare ortofrutta fresca. Un concetto sintetizzato dallo slogan della campagna: “Eating food with fruit and vegetable ingredients is not the same as eating fresh fruit and vegetables”.
Consumi insufficienti e 59% di adulti in sovrappeso
Freshfel Europe collega il tema della comunicazione in etichetta alla più ampia questione del consumo di frutta e verdura in Europa. Secondo i dati riportati nella campagna, nel 2023 il consumo medio nell’UE-27 si è attestato a 350,79 grammi pro capite al giorno, un valore inferiore del 14% rispetto alla raccomandazione minima dell’Organizzazione mondiale della sanità, fissata a 400 grammi quotidiani.
L’associazione evidenzia inoltre che soltanto sette Stati membri raggiungono attualmente la soglia raccomandata dall’Oms. In questo contesto, Freshfel Europe ritiene che l’uso estensivo di immagini della frutta su prodotti con contenuti molto limitati possa contribuire a generare confusione nei consumatori rispetto a ciò che rappresenta realmente una scelta alimentare basata sul consumo di frutta e verdura.
Il tema assume particolare rilevanza anche alla luce dei dati sulla salute pubblica richiamati dall’associaizone, secondo cui il 59% degli adulti europei risulta in sovrappeso o obeso. Da qui la necessità di promuovere un consumo più consapevole di frutta e verdura fresca.
Le richieste rivolte ai decisori europei
Attraverso il rapporto “Where is the Fruit?”, Freshfel Europe richiama l’attenzione sull’applicazione del regolamento europeo 1169/2011, che disciplina le informazioni fornite ai consumatori e vieta pratiche considerate fuorvianti.
L’associazione sostiene la necessità di introdurre una soglia minima del 50% di frutta per consentire l’utilizzo di immagini della frutta sulle confezioni e chiede inoltre l’applicazione delle disposizioni sui profili nutrizionali già previste a livello europeo.
Freshfel Europe sollecita infine una riflessione più ampia sulle pratiche di marketing e comunicazione adottate dall’industria alimentare, in particolare per quei prodotti che fanno largo uso di richiami visivi alla frutta pur presentando contenuti limitati dell’ingrediente o caratteristiche nutrizionali non coerenti con l’immagine salutistica evocata.
Il messaggio scelto per accompagnare la campagna 2026 è “Let’s stick to the facts”, un invito a verificare il reale contenuto dei prodotti e a prestare maggiore attenzione alle informazioni riportate in etichetta.
Copyright: Fruitbook Magazine




