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                      Spesa alimentare in Europa, il carrello sale a 95 euro: Italia sotto la media

                      Nei sei principali mercati europei il costo medio del carrello della spesa raggiunge 95,35 euro, quasi 5 euro in più rispetto al 2023. L’Italia si conferma tra i Paesi meno costosi con 81,49 euro, ma Circana prevede che nel 2026 i prezzi alimentari continueranno a crescere più dell’inflazione generale

                      Dalla Redazione

                      inflazione alimentare Europa

                      L’inflazione alimentare continua a pesare sui consumi e, nonostante il rallentamento rispetto ai picchi registrati negli ultimi anni, i prezzi della spesa restano elevati. In Italia il costo di un carrello tipo composto da 35 prodotti alimentari e per la casa raggiunge oggi 81,49 euro, in aumento di 4,05 euro (+5,2%) rispetto a tre anni fa.

                      Un livello inferiore alla media dei sei principali mercati europei analizzati da Circana, ma destinato a rimanere sotto pressione anche nei prossimi mesi a causa della volatilità dei prezzi dell’energia e delle materie prime agricole.

                      Italia tra i mercati meno costosi d’Europa

                      Secondo l’analisi Demand Signals Spotlight June 2026 di Circana, il costo medio di un classico carrello della spesa – composto da 35 articoli alimentari e per la casa acquistati regolarmente nei principali mercati europei dei beni di largo consumo (EU6) – ha raggiunto 95,35 euro, quasi cinque euro in più rispetto ad aprile 2023 (+5,4%).

                      L’Italia si conferma tra i Paesi con il costo della spesa più contenuto, con un carrello medio di 81,49 euro, inferiore sia alla media europea sia a quello di Spagna (89,86 euro), Paesi Bassi (98,58 euro), Regno Unito (100,13 euro) e Francia (104,43 euro), il mercato più caro del confronto. Solo la Germania presenta un costo inferiore, pari a 71,20 euro, circa 24 euro in meno rispetto alla media europea, grazie a un settore distributivo particolarmente competitivo e alla forte presenza dei discount.

                      Inflazione: il Regno Unito guida i rincari, la Francia in controtendenza

                      Nonostante il rallentamento dell’inflazione rispetto ai picchi registrati negli anni scorsi, l’impatto sui consumatori resta evidente. Secondo Circana, infatti, il costo del carrello medio nei sei principali mercati europei è aumentato di 4,86 euro (+5,4%) rispetto ad aprile 2023, raggiungendo quota 95,35 euro. Guardando ai singoli paesi, il Regno Unito registra l’incremento più marcato del costo del carrello, pari a 9,07 euro (+10%), quasi il doppio della media europea (+5,4%). Seguono Germania (+6,5%), Spagna (+6,3%), Italia (+5,2%) e Paesi Bassi (+5%). Fa eccezione la Francia, unico mercato in cui il costo del carrello risulta in lieve diminuzione rispetto a tre anni fa (-0,8%), pur rimanendo il Paese con la spesa più elevata in valore assoluto, pari a 104,43 euro.

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                      Una nuova fase inflazionistica

                      Circana evidenzia come il rallentamento dell’inflazione non abbia ancora restituito potere d’acquisto alle famiglie. Tra gennaio e aprile 2026 l’inflazione nell’Eurozona è aumentata di 230 punti base, spinta dalle tensioni geopolitiche internazionali che hanno provocato forti oscillazioni nei prezzi del petrolio, del gas naturale e delle commodity agricole, oltre a nuove criticità nelle catene di approvvigionamento.

                      Anche in mercati come Italia e Francia, dove dall’inizio del 2025 l’inflazione si era mantenuta sensibilmente al di sotto della media dell’Eurozona, negli ultimi mesi si è registrata una decisa accelerazione. Secondo le previsioni riportate da Circana, nei mercati con l’inflazione più elevata, come i Paesi Bassi, il tasso potrebbe raggiungere il 4% nel terzo trimestre del 2026 prima di stabilizzarsi entro fine anno, mentre Regno Unito e Germania dovrebbero continuare a mantenersi sopra la media regionale, prolungando la pressione sul potere d’acquisto dei consumatori.

                      Prezzi alimentari destinati a crescere più dell’inflazione generale

                      Lo scenario delineato dall’istituto di ricerca indica inoltre che nel corso del 2026 l’inflazione alimentare dovrebbe superare quella generale. L’aumento dei costi delle principali commodity agricole, insieme alla persistente volatilità dei mercati energetici, continuerà infatti a sostenere i prezzi dei prodotti alimentari, ampliando il divario rispetto all’indice generale dei prezzi al consumo.

                      Secondo Circana, questo contesto manterrà bassi i livelli di fiducia sia delle imprese sia dei consumatori per il resto dell’anno. Le famiglie saranno quindi sempre più orientate a una spesa prudente, privilegiando i beni essenziali, ricercando promozioni, confrontando i punti vendita e gestendo con maggiore attenzione il budget destinato sia ai prodotti alimentari sia a quelli non alimentari.

                      Consumatori sempre più orientati al valore

                      “Sebbene l’inflazione abbia rallentato, i consumatori stanno ancora pagando molto di più per i beni di uso quotidiano rispetto a pochi anni fa – commenta Ananda Roy, svp consumer goods industry advisor di Circana -. Poiché i bilanci delle famiglie rimangono sotto pressione, la clientela continua a dare priorità al valore, cercando promozioni, cambiando negozio e gestendo con attenzione ciò che inserisce nel proprio carrello”.

                      Lo stesso Roy sottolinea inoltre che l’inflazione alimentare dovrebbe continuare a superare quella generale per il resto del 2026, mentre le tensioni geopolitiche e le interruzioni della supply chain continueranno a influenzare la fiducia dei consumatori, rafforzando comportamenti di acquisto sempre più orientati al risparmio e ai prodotti essenziali.

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