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                      Evalda: la piattaforma Ai per adeguarsi al PPWR, anche in ortofrutta

                      Cosa cambia per gli imballaggi per ortofrutta a partire dal 12 agosto 2026, quando il PPWR entrerà ufficialmente nella sua fase operativa? Sono in arrivo nuovi obblighi per chi immette o utilizza packaging sul mercato Ue, con future restrizioni sulle confezioni in plastica monouso. Ne parliamo con Laura Sabbadini, consulente con oltre 30 anni di esperienza nel settore: oggi è partner di Evalda, piattaforma italiana che aiuta le imprese a fare chiarezza nel nuovo quadro normativo, a verificare la conformità del packaging e a pianificare gli adeguamenti

                      di Carlotta Benini

                      PPWR imballaggi ortofrutta Evalda

                      Laura Sabbadini, partner di Evalda

                      Il conto alla rovescia è iniziato. Dal 12 agosto entreranno infatti in vigore i primi obblighi previsti dal Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR), il nuovo regolamento europeo destinato a cambiare profondamente la gestione degli imballaggi in tutti i settori produttivi, ortofrutta compresa. Se da un lato alcune disposizioni più impattanti entreranno in applicazione nei prossimi anni, dall’altro le imprese sono chiamate fin da subito a confrontarsi con nuovi adempimenti e con una normativa particolarmente articolata, che introduce obblighi vincolanti per tutte le aziende che immettono o utilizzano imballaggi sul mercato dell’Unione europea.

                      In tale contesto, da un progetto imprenditoriale che sta accogliendo investitori per accelerarne la diffusione nei principali paesi europei, è nata Evalda, una piattaforma software 100% italiana multi-AI, che trasforma la complessità della normativa in un piano d’azione quantificato. In pochi minuti Evalda valuta la conformità di un imballaggio, stima i costi contributivi (incluso Conai e schemi EPR equivalenti in altri Paesi) e suggerisce gli eventuali correttivi per ottenere la conformità.

                      Dal 12 agosto il PPWR entra nella fase operativa

                      Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea il 22 gennaio 2026, operativo dal 12 agosto 2026, il PPWR segna l’avvio di una trasformazione destinata a svilupparsi nell’arco dei prossimi quindici anni – fino al 2040 – con l’obiettivo di ridurre i rifiuti da imballaggio, aumentare il riciclo e favorire il riutilizzo. La prima data da segnare sul calendario è appunto il 12 agosto 2026, quando entreranno in vigore i primi obblighi operativi. Tra questi figurano i nuovi limiti all’utilizzo dei PFAS negli imballaggi destinati al contatto con gli alimenti e l’avvio dell’etichettatura armonizzata europea, che dovrà indicare con chiarezza le modalità di conferimento degli imballaggi.

                      Contestualmente, le aziende dovranno iniziare a confrontarsi con i nuovi adempimenti previsti dal Regolamento, compresa la responsabilità estesa del produttore (EPR) e l’iscrizione ai registri nazionali dedicati (per l’Italia il RE.NA.P).

                      Il percorso proseguirà poi con ulteriori tappe: dal 2028 entreranno in vigore nuovi requisiti sulla minimizzazione degli imballaggi, mentre dal 2030 scatteranno alcuni dei cambiamenti più significativi.

                      Ortofrutta: il nodo delle confezioni sotto 1,5 chilogrammi

                      Per il comparto ortofrutticolo l’attenzione è concentrata soprattutto sull’allegato V del PPWR,

                      che dal 1° gennaio 2028 – salvo slittamento al 2030 – prevede il divieto di alcune tipologie di imballaggi monouso in plastica per frutta e verdura fresca non trasformata, confezionate in quantità inferiori a 1,5 chilogrammi. Rientrano in questa categoria, ad esempio, le reti per agrumi, le vaschette in plastica per piccoli frutti e pomodorini e altri imballaggi analoghi destinati ai prodotti ortofrutticoli freschi.

                      Su questo punto, però, si è generata molta confusione ed è opportuno fare chiarezza. Intanto su alcuni prodotti sono previste delle deroghe: “Gli Stati membri – si legge testualmente nell’allegato V – possono introdurre esenzioni a tale restrizione qualora sia dimostrata la necessità di evitare perdite di acqua o turgore, rischi microbiologici o urti, l’ossidazione, o qualora non vi sia altra possibilità per evitare la commistione di prodotti ortofrutticoli biologici con prodotti ortofrutticoli non biologici in conformità delle prescrizioni relative alla certificazione o all’etichettatura del regolamento (UE) 2018/848 del Parlamento europeo e del Consiglio” […] senza incorrere in costi economici e amministrativi sproporzionati”.

                      PPWR imballaggi ortofrutta

                      IV gamma esclusa dalle restrizioni

                      Inoltre – altra importante precisazione, specie alla luce di alcuni recenti articoli sensazionalistici usciti sulla stampa nazionale, che parlano di un addio alle insalate in busta – il divieto non riguarda la IV gamma, cioè i prodotti ortofrutticoli trasformati e pronti al consumo. Le insalate, dunque, e le altre referenze fresh cut restano escluse dalla misura proprio perché il confezionamento è indispensabile per garantirne sicurezza alimentare, conservazione e shelf life.

                      Dal 1° gennaio 2030, però, anche le confezioni dei prodotti di IV gamma dovranno comunque rispettare gli altri obblighi generali del PPWR, come quelli relativi alla riciclabilità (design for recycling), agli eventuali target di contenuto di plastica riciclata, all’etichettatura armonizzata e, più in generale, alle altre disposizioni applicabili agli imballaggi.

                      Sabbadini: “Il PPWR è stato sottostimato”

                      Secondo Laura Sabbadini – consulente con oltre 30 anni di esperienza nella gestione e nello sviluppo di attività nel settore della vendita di prodotti e servizi logistici, con una forte specializzazione nel packaging per i mercati B2B e B2C – il mondo produttivo non ha ancora pienamente compreso la portata della nuova normativa. Sabbadini è stata country general manager Italy con funzioni di amministratore delegato di IFCO Systems, founder di Tosca (ex Polymer Logistics) e co-founder del consorzio Eurepack, con esperienze in altre società di packaging (CHEP, LPR, CPR System): oggi è partner di Evalda e mette la sua esperienza al servizio di questo nuovo e innovativo strumento, nato proprio per accompagnare le imprese nel percorso di adeguamento al PPWR.

                      “Il PPWR è stato ampiamente sottostimato – osserva -. Proprio oggi mi ha chiamato un produttore, un professionista serio e molto preparato nel suo campo, ma su questa normativa non sapeva praticamente nulla”. Per Sabbadini uno degli equivoci più diffusi riguarda il tema delle deroghe. “Il PPWR è una legge europea, non una direttiva. Dal momento della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea, tutto quello che contiene è legge. Oggi esistono atti delegati che rinviano alcune applicazioni, ma questo non significa che le norme siano state cancellate. Le deroghe non sono eterne”.

                      Secondo l’esperta, il fatto che il regolamento preveda un percorso di attuazione articolato, con tappe che si susseguiranno nei prossimi anni, non deve indurre le aziende a rimandare le proprie valutazioni. “La Spagna e l’Italia, che sono i principali esportatori di ortofrutta, stanno facendo una forte pressione su alcuni aspetti della normativa, ma oggi la situazione è questa. Poi potranno arrivare altre deroghe, nessuno può escluderlo. Tuttavia le imprese devono partire dalle regole oggi in vigore”.

                      Un impatto che coinvolge tutta la filiera

                      Il nuovo regolamento europeo non riguarda soltanto il packaging con cui frutta e verdura arrivano sullo scaffale, ma tutti gli operatori della filiera, dalla produzione alla distribuzione. “Il PPWR tocca tutti – sottolinea Sabbadini -. Il produttore ortofrutticolo deve conoscere e tracciare gli imballaggi che utilizza e che immette sul mercato. È un cambiamento culturale prima ancora che normativo”.

                      Tra i soggetti interessati dalle nuove disposizioni c’è anche la grande distribuzione organizzata. Il principio della responsabilità estesa del produttore (EPR), infatti, introduce nuovi obblighi per chi definisce le caratteristiche tecniche degli imballaggi. “Chi realizza un prodotto a marchio, fornendo al produttore degli imballaggi le specifiche tecniche richieste, dovrà iscriversi al Registro Nazionale dei Produttori. Anche le catene della GDO saranno quindi coinvolte”.

                      Evalda: la piattaforma multi Ai che valuta la conformità del pack

                      Per accompagnare le imprese in questo percorso articolato è stata sviluppata Evalda, una piattaforma software indipendente che utilizza un sistema multi-AI supervisionato da un pool di esperti europei. L’utente inserisce le caratteristiche tecniche del proprio imballaggio – materiali, percentuale di contenuto riciclato, peso, volume e altri parametri – e il sistema restituisce tre cose:

                      • il livello di conformità al PPWR
                      • una stima dei contributi ambientali previsti dai diversi sistemi nazionali di responsabilità estesa del produttore (EPR) – come Conai in Italia
                      • le modifiche utili a migliorare il packaging

                      “Non progetta gli imballaggi: dice se sono conformi e come migliorarli – spiega Sabbadini -. Legge l’intero impianto del PPWR, premesse e allegati compresi, ed esegue i calcoli richiesti dalla normativa, ma soprattutto mostra da dove arriva ogni risposta citandone l’articolo o l’allegato preciso. È un software ‘umanizzato’, perché il sistema è supervisionato da un pool di esperti europei

                      Proprio la logica europea è il tratto distintivo: oltre al contributo Conai, Evalda considera gli schemi EPR equivalenti adottati negli altri Paesi, permettendo di verificare la conformità degli imballaggi anche sui mercati esteri. Un vantaggio decisivo per chi opera in più Stati europei, dove il quadro normativo è comune ma i sistemi di responsabilità estesa del produttore conservano ancora forti specificità nazionali.

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