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            Grandine, Palari (Agrintesa): “Colpite tutte le colture. Più a rischio quelle estive”

            È ancora prematuro fare una stima dei danni a seguito del maltempo che a metà aprile si è riversato in particolare sulle campagne dell’Emilia Romagna. Data la variabilità del territorio e delle colture, e visto il modo più o meno intenso e diffuso con cui la grandine ha colpito la regione, non è possibile fare una conta delle perdite, secondo il direttore tecnico di Agrintesa, colosso cooperativo faentino che aggrega 4 mila aziende ortofrutticole e vinicole. Certo è che “per albicocche, pesche, fragole a pieno campo e ortaggi il danno nelle zone più colpite è chiaramente ingente”. A preoccupare ulteriormente gli agricoltori c’è poi l’improvviso calo delle temperature dopo Pasqua. Ma anche in questo caso “è presto per paventare un danno da clima”

             

            di Carlotta Benini

             

            Chicchi di grandine in alcuni casi grossi come noci hanno colpito le campagne emiliano romagnole

            Una stima dei danni per il maltempo che nella seconda settimana di aprile si è abbattuto in particolare sulle campagne dell’Emilia Romagna (ma anche in Veneto e nelle Marche, così come in altre zone d’Italia) ancora è quantitativamente difficile da delineare. Quanto al “paventato danno da clima”, occorre attendere di vedere quali saranno i reali sviluppi meteo: l’abbassamento delle temperature previsto dopo Pasqua, infatti, è correlato a numerose variabili e non è detto che costituisca un fattore di rischio per le colture. Questa, in sintesi, è la fotografia scattata da Agrintesa a pochi giorni dalla seconda grandinata che si è abbattuta sulle produzioni, dal modenese, al bolognese, fino alle zone costiere della regione.

             

            Con 4 mila aziende agricole socie, oltre 440 mila tonnellate di prodotti conferiti ogni anno e un giro d’affari che complessivamente raggiunge i 270 milioni di euro, la cooperativa faentina è una realtà leader nel panorama ortofrutticolo e vinicolo italiano. Abbiamo raggiunto telefonicamente il direttore tecnico Ugo Palara per fare un primo bilancio di una situazione, che da Coldiretti è stata definita grave e preoccupante.

             

            Il direttore tecnico di Agrintesa

            “Nubifragi, raffiche di vento, bombe d’acqua, temporali e chicchi di grandine grossi come noci hanno colpito a macchia di leopardo le campagne italiane che si trovano in pieno risveglio primaverile, con verdure nei campi e alberi in fioritura o con i piccoli frutti. – comunica l’associazione di categoria – I danni più pesanti si registrano in Emila Romagna, dove chicchi di grandine si sono abbattuti su ortaggi, cereali e frutteti in piena fioritura, con la conseguente perdita di buona parte della produzione della frutta estiva”.

             

            “Se ancora è presto per fare una conta dei danni, certo è che nella nostra regione sono state interessate tutte le colture. – esordisce il direttore tecnico di Agrintesa – La situazione è più o meno grave a seconda dello stadio fenologico delle piante e della misura delle intemperie”. Le grandinate si sono infatti verificate a macchia di leopardo, in modo più o meno intenso a seconda delle zone e colpendo solo alcune aree nel raggio di pochi chilometri. “Infine – continua Palara – non sappiamo, degli agricoltori che dispongono di reti antigrandine, chi le aveva ancora a copertura delle piante e chi invece le aveva già aperte. Data la variabilità del territorio e delle colture, è quindi difficile quantificare le perdite”.

             

            “Per le colture a sviluppo medio-tardivo come il kiwi, la vite, e i kaki il danno non è lontanamente stimabile. – aggiunge – Per albicocche, pesche, fragole a pieno campo e ortaggi le perdite nelle zone più colpite sono chiaramente ingenti”.

             

            Le palle di ghiaccio fotografate a Castenaso

            Infine a preoccupare gli agricoltori, dopo Pasqua, è l’improvviso abbassamento delle temperature, che per settimane sono state, al contrario, al di sopra della media stagionale. Sono previsti cali bruschi, con termometro vicino allo zero, ma anche in questo caso, prima di avere un quadro della situazione, occorre attendere il reale sviluppo degli eventi atmosferici.

             

            “Siamo in fase fenologica rischiosa e molto delicata, se le temperature precipiteranno in modo importante potrebbe verificarsi il danno nel danno”, conclude Ugo Palari. “Ho già visto temperature sotto zero in aprile, e i danni sono stati scarsi o nulli. – rassicura – A volte le colture devono essere ancora diradate. Inoltre bisogna considerare il picco di freddo: se si concentra in un paio di ore è un conto, se le temperature sotto zero interessano tutta la notte è un altro discorso. E anche un paio di gradi in più o in meno, in questi casi, possono fare la differenza”.

             

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