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            Imballaggi in plastica, siamo giunti alla fine?

            Plastic tray container of fresh organic healthy blueberries on stone kitchen table background. Space for text

            I cestini di plastica sono ampiamente utilizzati per diversi tipi di frutta e ortaggi

            “I problemi più complessi hanno soluzioni semplici, facili da comprendere e sbagliate”. (Arthur Bloch, umorista statunitense). È sotto gli occhi di tutti il massivo attacco mediatico alla plastica per le sue devastanti conseguenze sull’ambiente, e la richiesta di immediate soluzioni per evitare questa catastrofe. Senza dubbio la risposta più semplice e immediata sarebbe eliminarla. Ma dopo aver riflettuto un attimo sulla presenza della plastica nella nostra vita quotidiana, molto probabilmente ci accorgeremmo che questa assenza potrebbe significare un salto nel passato di quasi un secolo

             

            di Alberto Maso (direttore vendite Italia packaging ortofrutta di Nespak)

             

            Plastic tray container of fresh organic healthy blueberries on stone kitchen table background. Space for text

            I cestini di plastica sono ampiamente utilizzati per diversi tipi di frutta e ortaggi

            Forse la vera questione non è “plastica si, o plastica no”, ma la sua corretta gestione a “fine vita”. Ma si sa che tutto questo significherebbe tempo, risorse e modifiche culturali complesse e quindi, per esempio sul packaging, sembra molto più semplice trovare delle alternative alla plastica. Quali sono le migliori: la cosiddetta “bioplastica”, il cartone, o la plastica riciclata? La risposta non è semplice e probabilmente non univoca, ma allora come ci si può orientare per una giusta scelta? Noi pensiamo che la bussola possa essere la sostenibilità che ci indica la corretta direzione ovvero il punto di equilibrio fra tre aspetti: ambiente, economia ed etica-morale.

             

            Partiamo dall’ambiente: questo è senza dubbio un aspetto fondamentale della sostenibilità, tenendo sempre in considerazione il fatto che la produzione di nessun bene è ad impatto zero. Passiamo all’economia: il costo di acquisizione di materie prime e di produzione è strettamente connesso al prezzo finale per i consumatori, in tal senso si deve cercare di mantenerlo equo per entrambi gli attori di mercato. Infine, il terzo fondamentale pilastro riguarda la responsabilità etico-sociale, ovvero la responsabilità per le persone coinvolte nei processi produttivi e chi ne subisce le conseguenze.

             

             

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            Alberto Maso, direttore vendite Italia packaging ortofrutta Nespak (Copyright: Fm)

            Spesso non si considera quali conseguenze avrebbe la sostituzione integrale di tutta la plastica utilizzata per il packaging con una bioplastica, per esempio quella ottenuta dall’amido di mais. Nel caso si tratterebbe di una quantità enorme di coltivazioni che necessitano di molte risorse quali acqua, energia, concimi, fitofarmaci, ecc., senza contare la responsabilità morale di sottrarre derrate alimentari in un mondo in cui si muore ancora di fame. La vera sfida, oggi, è trovare un materiale che risponda in modo equilibrato a tutti e tre i pilastri della sostenibilità: minor impatto ambientale possibile, prezzo equo e socialmente responsabile.

             

            Nespak è parte integrante di un gruppo industriale che produce principalmente packaging alimentare plastico, che ultimamente ha iniziato ad utilizzare materie prime biodegradabili e/o compostabili come le bioplastiche e la cellulosa. Nespak quindi è in grado di offrire diverse alternative, ma valuta che attualmente la soluzione più sostenibile per l’ortofrutta sia l’utilizzo di plastica riciclata. Per esempio un materiale che risponde bene a tutte queste caratteriste è sicuramente il cosiddetto R-PET (la “plastica” delle bottiglie), ovvero PET riciclato e riciclabile a sua volta.

             

            Nespak certifica la propria produzione con una quantità di PET riciclato post-consumo che oscilla tra l’80% e il 100%. Questo è un esempio concreto di “economia circolare” che nel packaging plastico per alimenti può essere esaltato con la loro raccolta attraverso eco compattatori. Questa pratica diffusa nei supermercati, in particolare del Nord Europa, consiste nell’incentivare i propri clienti che riportano i contenitori plastici, con buoni sconto da utilizzare all’interno del supermercato, che quindi vengono coinvolti in modo attivo e concreto alla circolarità del processo.

             

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