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Melinda, lasciano il direttore commerciale Barbi e l’export manager Carra


Federico Barbi lascia dopo 12 anni la direzione commerciale di Melinda, l’organizzazione di frutticoltori della Val di Non e Val di Sole (Trentino), per assumere analogo incarico presso Opera, la più grande organizzazione di pericoltori italiana, con base in Emilia-Romagna, guidata dall’ex Melinda Luca Granata. La scelta di Barbi è stata ufficializzata a fine agosto, dopo la comunicazione al consiglio di amministrazione. In uscita da Melinda anche Anton Carra, da otto anni responsabile commerciale estero per Paesi chiave come Regno Unito, Germania, Austria, Europa dell’Est, Irlanda, Grecia, Cipro, Brasile e Sud-Est Asiatico

 

di Eugenio Felice

 

melindaTra gli operatori italiani presenti ad Asia Fruit Logistica (Hong Kong, 5-7 settembre) è stato uno degli argomenti più dibattuti: due pilastri dell’ufficio commerciale di Melinda hanno preso la decisione di lasciare l’importante realtà trentina per assumere analoghi incarichi in altre realtà cooperative italiane. L’assenza ad Hong Kong del responsabile commerciale d’area Anton Carra era in parte lì a testimoniarlo. In sua vece era presente la responsabile area iberica Giovanna Turrini. Anton Carra, dopo un’esperienza in Penny Market Italia, ha lavorato per otto anni in Melinda ed è stato responsabile commerciale per paesi chiave come Germania e Regno Unito. Nelle prossime settimane assumerà analogo incarico in Brio, una delle più importanti realtà italiane del settore biologico.

 

La notizia che più ha sorpreso nelle Valli del Noce, ancora nel mese di agosto, proprio in prossimità del raccolto, è la decisione di Federico Barbi di rimettere l’incarico da direttore commerciale, dopo dodici anni, per assumere analogo incarico nelle prossime settimane in Opera, la più importante organizzazione di pericoltori italiana, guidata dall’ex Melinda Luca Granata. Un’uscita meditata a lungo – ha spiegato all’azienda e ai suoi collaboratori – ma che non dovrebbe essere traumatica per Melinda, visto che c’è stato il tempo necessario per il passaggio di consegne. Nessuna rottura – hanno spiegato in azienda – ma più semplicemente una scelta professionale del manager che ha ritenuto di cogliere – a 45 anni – un’opportunità di carriera che sarebbe più complicata a un’età più avanzata.

 

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