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            Pere, annus horribilis. Prospettive e nuovi mercati per affrontare la crisi

            Al World Pear Forum, la tre giorni organizzata in collaborazione con CSO Italy nell’ambito di Futurpera, è stata fatta una fotografia del comparto pericolo italiano, segnato da una forte crisi. La produzione vede quest’anno un calo del 50% rispetto al 2018, il crollo della redditività è pesante, il tutto è aggravato dall’invasione della cimice asiatica e della maculatura bruna. L’apertura a nuovi mercati – Cina in primis – è fondamentale per ridare una spinta al comparto. Studiare in modo approfondito il profilo del consumatore, al fine di individuare i driver di acquisto e incentivare la domanda, è una delle sfide future

            Dalla Redazione

            Pere Futurpera 2019

            Il 2019 verrà ricordato come l’annus horribilis per il comparto pericolo italiano

            Andamento della campagna pericola, percezione del frutto da parte del consumatore e possibili sfide e opportunità nei mercati terzi (Cina in primis), per finire con una panoramica dedicata alle nuove sfide per il comparto italiano delle pere, con particolare attenzione al problema della cimice asiatica. Sono stati questi i focus cruciali del World Pear Forum 2019, la tre giorni tecnica e informativa organizzata in collaborazione con CSO Italy che si è svolta dal 28 al 30 novembre alla Fiera di Ferrara nell’ambito di Futurpera, il Salone Internazionale della Pera.

            Durante la seconda giornata del World Pear Forum il “tema Cina” è stato quello che ha destato maggior curiosità in platea, grazie alla notizia dei giorni scorsi relativa alla richiesta di visita ispettiva da parte delle autorità cinesi durante la raccolta. “Questa visita rappresenta un ulteriore tassello indispensabile nella fase di negoziazione che ci fa concretamente sperare in una conclusione del protocollo in tempi ragionevoli – afferma Simona Rubbi, responsabile relazioni internazionali -.

            La necessità di esportare in mercati terzi e uscire da una Europa ormai satura di prodotto è una priorità”. “Ad oggi l’Italia – continua – è prevalentemente concentrata sul mercato intra-europeo, basti pensare che appena l’8% dei volumi di export di pere valica i confini dell’UE. Prima dell’embargo russo, i nostri due principali competitors (Belgio e Olanda) esportavano nel mercato russo gran parte delle loro produzioni; oggi sul mercato europeo si stima che abbiamo circa 220 mila tonnellate di pere in più. Una situazione non più sostenibile che come CSO Italy stiamo affrontando cercando di aprire nuove opportunità per i produttori. Ad oggi stiamo lavorando su diversi Paesi come il Messico (dove stiamo portando avanti un dossier congiunto di mele e pere), il Sud Africa, gli Stati Uniti, Taiwan (attualmente precluso alle pere europee), Vietnam e, appunto, Cina come dossier di punta”.

            Pere Futurpera 2019

            Il World Pear Forum si è svolto dal 28 al 30 novembre 2019 nell’ambito di Futurpera

            Una buona notizia in un’annata che sarà ricordata come la più tragica degli ultimi anni per il comparto pericolo. “Per la stagione 2019/20 – ha spiegato Laura Stocchi dell’Ufficio Statistica di CSO Italy – si parla di 360 mila tonnellate di pere, quantitativi rivisti in ulteriore ribasso rispetto alle stime iniziali, a causa dell’invasione della cimice asiatica e della maculatura bruna”. Un risultato pesante, che rappresenta un calo del 50% sia rispetto al 2018 sia rispetto alla media del quinquennio 2013-2018, quando si raggiungevano annualmente le 730 mila tonnellate. “La scarsità produttiva dell’annata in corso si riflette dunque sull’andamento del destoccaggio in magazzino – continua Stocchi – e, dunque, sui livelli di giacenza del prodotto che, facendo una media comprensiva di tutte le varietà, al primo novembre scorso avevano toccato livelli tradizionalmente raggiunti a febbraio, in un’annata normale. A fronte di un’offerta inferiore si sta registrando una domanda sostenuta del prodotto”.

            Durante la seconda giornata del World Pear Forum si è parlato anche del profilo del consumatore di pere: il target, è stato confermato nel convegno, è ormai noto, non si hanno però indicazioni in merito alle ragioni che sottendono l’atto di acquisto, sia per i consumatori abituali sia per quelli occasionali. “Nell’ottica di una ripresa produttiva tale per cui l’Italia torni sul gradino più alto del podio dei produttori di pere in Europa, è opportuno riconoscere i punti di forza e i valori sui cui puntare – ha dichiarato il direttore del CSO Italy Elisa Macchi -. Per questo motivo abbiamo condotto insieme al team di ricerca dell’Università di Torino una ricerca volta ad indagare come vengono percepite al consumo le pere. Si tratta solo della fase pilota di uno studio che durerà diversi anni e che speriamo ci porti ad individuare un set di possibili driver di acquisto da mettere a disposizione dei produttori e su cui fare leva per incentivare e sostenere la domanda”.

            La terza e ultima giornata del World Pear Forum è stata invece dedicata alle nuove sfide per il comparto pericolo, con particolare attenzione al problema della cimice asiatica. L’introduzione è stata affidata a Elisa Macchi, che ha fatto una panoramica puntuale e completa della situazione attuale, alla luce delle difficoltà dovute all’invasione dell’insetto parassita di origine cinese e alla maculatura bruna, facendo anche una proiezione al 2022 dell’andamento del comparto. La perdita oggettiva nel solo comparto pere nel Nord Italia, tenendo presente i danni economici sia in fase produttiva che in quella del post raccolta e dell’indotto, è stata quantificata da CSO Italy in 267,5 milioni di euro. Una cifra enorme che pur non tiene conto del danno sociale provocato dal minor impiego di forza lavoro, complessivamente pari a 337 mila giornate lavorative per l’intera campagna.

            Pere Futurpera 2019

            Elisa Macchi, direttore del CSO Italy, al World Pear Forum 2019

            “Per il 2019 abbiamo calcolato una perdita di redditività alla produzione davvero pesante, pari 8.600 euro per ettaro, frutto di una PLV (produzione lorda vendibile) di appena 8.900 euro per ettaro a fronte di costi di produzione pari a 17.500 euro”, spiega Macchi.

            Numeri deludenti che potrebbero segnare in negativo anche il futuro del comparto: facendo infatti una proiezione al 2022 per la sola Regione Emilia-Romagna, da dove proviene il 70% della produzione di pere made in Italy, si prefigura un calo del 18% della produzione di Abate, del 19% per Conference, del 13% per Kaiser e del 22% per Decana. “Si tratta solo di stime – ha precisato il direttore di CSO Italy – sintesi del numero di impianti che entreranno in produzione e dell’ipotesi di quelli che verranno abbattuti, realizzata in base al tasso di abbattimento registrato negli ultimi anni. Sono dunque percentuali che andranno verificate. Tuttavia, se le difficoltà evidenziate quest’anno non troveranno soluzioni veloci, o non ci saranno aiuti per superare questo momento critico, le proiezioni non solo potrebbero diventare reali ma addirittura la realtà potrebbe essere anche peggiore di quanto ipotizzato”.

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