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            Pugliese (ADM): “Nel passaggio tra produttore agricolo e Gdo troppi rincari”

            Datterino Eats
            Il prezzo lievita tra il produttore e il banco del supermercato? La colpa non è della Gdo. Pugliese: “Il recupero della marginalità passa anche dalla collaborazione tra gli estremi della filiera”. Se ne è parlato a Verona alla tavola rotonda organizzata dalla Coldiretti il 21 marzo. Una collaborazione che nasce per meglio comprendere – e capire se è giustificato – il differenziale tra quanto pagato al produttore agricolo dall’intermediario, che può essere anche il confezionatore, e quanto poi pagato effettivamente dalla catena distributiva all’intermediario

             

            Dalla Redazione

             

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            La tavola rotonda organizzata da Coldiretti a Verona. Terzo da sinistra l’ad Conad Francesco Pugliese (Copyright: Fm)

            A cosa serve che produciamo rispettando le regole e i protocolli se poi dobbiamo vendere sottocosto? Che futuro può avere l’agricoltura in Italia in queste condizioni? Che prospettive hanno i miei due figli che come me sono impegnati nell’azienda agricola?” Lo ha chiesto un’imprenditrice agricola veronese associata Coldiretti al tavolo riunitosi lunedì 21 marzo al Municipio di Verona – il sindaco Tosi non si è visto – composto da Gianni Dal Moro, componente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, Francesco Pugliese, amministratore delegato di Conad e presidente di ADM (Associazione Distribuzione Moderna), Ettore Prandini, vice presidente nazionale Coldiretti, Claudio Valente, presidente Coldiretti Verona, e Davide Cecchinato, presidente di Adiconsum Verona.

             

            Rilevante il tema della tavola rotonda: “Agricoltura&Gdo: prove di dialogo. Come recuperare marginalità nella filiera agroalimentare, con particolare attenzione al mondo produttivo”. Inedito il confronto diretto tra Coldiretti e Gdo, in questo caso rappresentata dal presidente di ADM Francesco Pugliese (intervenuto in verità in qualità di amministratore delegato di Conad). L’importante associazione di categoria, che per molti anni ha considerato proprio la Gdo la principale causa dei mali dell’agricoltura italiana e dell’erosione del reddito dei produttori agricoli, tanto che ha puntato con decisione – ma con dubbi risultati – alla vendita diretta e ai farmers market, sembra essersi resa conto che oggi è imprescindibile avere un rapporto con le catene distributive e tanto vale allora provare a collaborare.

             

            “Dobbiamo parlarci – ha dichiarato Pugliese – per capire quali e dove sono i problemi per risolverli, senza scaricare le responsabilità da una parte all’altra della filiera, perché c’è una parte della produzione nazionale che va protetta e salvaguardata. Gli aiuti pubblici hanno un senso solo se finalizzati ad agevolare l’ammodernamento e l’aggregazione delle imprese produttive, con la politica dei ritiri non si risolvono i problemi”. “Se in Sicilia – ha aggiunto Pugliese – i produttori vendono a 30 centesimi i pomodori ciliegino al confezionatore, a fronte di costi per 0,90, e a noi viene rivenduto dai confezionatori a 1,50 euro, per forza dobbiamo venderlo a 2,00 euro al chilo. Ma chi è che fa il ricarico eccessivo in questo caso? Bisogna lavorare per ridurre gli anelli della filiera e perché ognuno di questi anelli abbia la sua giusta remunerazione“.

             

            A sorpresa da Coldiretti è arrivata poi l’idea che potrebbe effettivamente dare un contributo determinante alla soluzione dei problemi dell’agricoltura italiana. “È ora che la politica si muova – ha dichiarato Ettore Prandini, vice presidente nazionale di Coldiretti – perché l’embargo russo non sia rinnovato il prossimo giugno e per iniziare a fare, di concerto con la grande distribuzione, una comunicazione chiara sul consumatore finale, anche attraverso il servizio pubblico della Rai, che spesso appare più interessata a inseguire trasmissioni di inchiesta scandalistiche proposte da altre reti private che certamente non fanno bene al sistema agroalimentare italiano. Bisogna educare gli italiani, dai più piccoli ai più grandi, per far capire il valore aggiunto del made in Italy, anche e soprattutto in termini di sicurezza alimentare”.

             

            Per dare concretezza all’incontro, a fine lavori, è stata annunciato l’accordo tra Conad e Coldiretti per fissare un prezzo etico di 38 centesimi per il ritiro del latte, una delle filiere oggi in maggiore difficoltà. Un accordo che potrebbe essere replicato in altre filiere. “Vogliamo dialogare con la Gdo sana di questo Paese – ha concluso Prandini – non solo nelle emergenze ma in modo continuativo e costruttivo. Il caso del latte è emblematico e paradossale allo stesso tempo: l’Italia non è autosufficiente, nel senso che si produce meno latte di quello che si consuma, eppure le aziende del comparto stanno chiudendo. È necessario che la politica e gli attori della filiera agiscano velocemente perché senza il reddito economico delle imprese agricole non ci sarà più agricoltura in Italia”.

             

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