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            Sant’Orsola, infiltrazioni mafiose? Gli inquirenti: “Imprenditori trentini estranei ai fatti”

            Selezione Sant'Orsola

            (Copyright: Fm)

            L’ombra della mafia sulle produzioni di piccoli frutti della Cooperativa Sant’Orsola di Pergine Valsugana (Trento) e sui vigneti del Gruppo Mezzacorona di Mezzocorona (Trento). All’alba di mercoledì 8 ottobre le sedi delle due società sono state oggetto di un accertamento delle Fiamme Gialle a seguito dell’apertura di un fascicolo contro ignoti per riciclaggio con “gravi indizi” di infiltrazioni mafiose. Un’indagine che parte dal Trentino e arriva in Sicilia dove, come in altre regioni del Meridione, si contano numerosi soci della Cooperativa Sant’Orsola. Immediate le reazioni delle cooperative in oggetto, che si sono dichiarate estranee ai fatti. Bertoldi: “Le iniziative in corso sono di importanza vitale per le attività produttive e per il tessuto socio economico virtuoso trentino e nazionale”

            Dalla Redazione

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            Riciclaggio di stampo mafioso. È pesante l’ipotesi di reato contenuta nel fascicolo che è stato aperto a carico di ignoti su cui sta indagando il nucleo di polizia economica della Guardia di Finanza coordinata dalla procura distrettuale di Trento. Un’indagine che parte dal Trentino e arriva in Sicilia evidenziando una possibile infiltrazione di Cosa Nostra. Un’indagine che ha portato all’alba di ieri, mercoledì 8 ottobre, a un blitz delle Fiamme Gialle presso le sedi della Cooperativa Sant’Orsola di Pergine Valsugana (Tn), leader in Italia nei piccoli frutti, e del Gruppo Mezzacorona di Mezzocorona (Tn), tra i leader in Italia nel settore vitivinicolo. Un fulmine a ciel sereno per le due cooperative che hanno respinto con decisione ogni possibile coinvolgimento ed espresso la loro estraneità ai fatti, confermata anche dagli stessi inquirenti, come si può leggere dalle note che pubblichiamo qui sotto nella loro integralità.

            L’indagine. Il fascicolo è a carico di ignoti e la base dell’indagine posano su quelli che vengono definiti “gravi indizi” su una possibile infiltrazione di Cosa Nostra, che sarebbe stata effettuata attraverso il riciclaggio di beni, terreni e fornitura di merce da parte della criminalità organizzata che, in questo caso, parlando di Sicilia, è la mafia. Una infiltrazione che nelle società vittime di tutto questo sarebbe iniziata addirittura nel 2001, quindi 18 anni fa. Un anno importante per il Gruppo vitivinicolo Mezzacorona visto che è l’anno in cui è stato avviato, in Sicilia, il progetto “Feudi Aranci” con l’acquisto prima di una tenita a Sambuca di Sicilia, in provincia di Agrigento, poi, nel 2003, di una seconda tenuta ad Acate nel Ragusano. Sant’Orsola invece conta numerosi soci produttori nel Meridione, in particolare in Calabria e in Sicilia, in grado di produrre in periodi complementari rispetto al Trentino.

            LA NOTA DI SANT’ORSOLA DEL 09-10-2019: “INDAGINI SU INFILTRAZIONI MAFIOSE. TOTALE ESTRANEITA’ DELLA COOPERATIVA”

            “In giornata sono apparse notizie anche sui media regionali circa iniziative della Procura distrettuale della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Trento tese a scoprire eventuali attività riconducibili a strutture associative di stampo mafioso in Trentino, con particolare attenzione a cooperative agricole nel settore della produzione e commercializzazione dei vini e dei piccoli frutti. Tali iniziative della detta Procura hanno riguardato anche la Sca Sant’Orsola dove, nel corso della mattinata, addetti del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Trento hanno compiuto delle verifiche nulla trovando e/o sequestrando.

            La Sca Sant’Orsola dichiara qui di essere del tutto estranea alle attività al centro delle attenzioni investigative in corso. Le citate Procura e Guardia di Finanza stanno compiendo indagini per accertare eventuali responsabilità, come si legge in un comunicato stampa emesso dai due organi dello Stato in data odierna, “a tutela degli imprenditori trentini virtuosi che, inconsapevoli dell’infiltrazione predetta, operano nell’ambito della produzione di vino e di piccoli frutti”. La Sca Sant’Orsola coglie l’occasione per ringraziare gli organi dello Stato all’opera ritenendo le iniziative in corso di importanza vitale per le attività produttive e per il tessuto socio economico virtuoso del Trentino e nazionale”. Firmato: Silvio Bertoldi, Presidente della Sca Sant’Orsola.

            LA NOTA CONGIUNTA DEL 09-10-2019 DELLA PROCURA DISTRETTUALE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE ORDINARIO DI TRENTO E DEL COMANDO PROVINCIALE DELLA GUARDIA DI FINANZA DI TRENTO

            “In data odierna personale del Nucleo di Polizia Economica e Finanziaria della Guardia di Finanza di Trento ha effettuato numerose perquisizioni presso la sede di società del Trentino e della Sicilia, considerate tra le principali cooperative agricole italiane che operano nel settore della produzione e commercializzazione dei vini e dei piccoli frutti. Tali attività rientrano in un fascicolo, allo stato, contro ignoti. Le ragioni di questa operazione sono fondate su gravi indizi che hanno denotato una infiltrazione di  Cosa Nostra, effettuata attraverso riciclaggio di beni, terreni e fornitura di merce da parte della criminalità organizzata di stampo mafioso siciliana.

            L’inizio dell’infiltrazione nelle società trentine risale al 2001 e continua a tutt’oggi. La Procura della Repubblica e la Guardia di Finanza di Trento stanno compiendo indagini per accertare i responsabili del riciclaggio, il loro coinvolgimento eventuale in associazioni per delinquere di stampo mafioso, a tutela degli imprenditori trentini virtuosi che, inconsapevoli dell’infiltrazione predetta, operano nell’ambito della produzione di vino (oltre 1.500 soci conferitori di uve che lavorano su oltre 2.500 ettari di vigneto) e di piccoli frutti”. Firmato: Sandro Raimondi, Procuratore della Repubblica, e Col. Mario Palumbo, Comandante Provinciale.

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