Si allungano le mani della criminalità sul settore agroalimentare in Italia: +10% nel 2014
15,4 miliardi di euro, è questo secondo il terzo Rapporto agromafie 2015 il volume del crimine agroalimentare in Italia. Il rapporto, presenato ieri a Roma da Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti, e Gian Maria Fara, di Eurispes, ha messo in luce come l’interesse della malavita verso l’agroalimentare sia cresciuto notevolmente con un aumento degli affari del 10%. Dati alla mano il pensiero non può che correre ad Expo, a rischio, per gli autori del rapporto, di favorire traffici illegali di alimenti e riversare sul mercato tonnellate di prodotti contraffatti e venduti come made in Italy
Una straordinaria occasione di visibilità per il Made in Italy insomma rischia di rivelarsi invece la porta d’accesso per l’invasione di migliaia di tonnellate di prodotti e generi alimentari che, attraverso sofisticati meccanismi di alterazione, sofisticazione e contraffazione, sono commercializzati senza esserlo come prodotti tipici italiani o come eccellenze italiane per un valore che potrebbe superare i 60 miliardi. Un pericolo che, fa sapere in rapporto, va affrontato con stringenti misure di rafforzamento dell’attività di controllo sui flussi commerciali e con una maggiore trasparenza sulle informazioni in etichetta sulla reale origine degli alimenti.
Centinaia le inchieste condotte l’anno passato da carabinieri e magistratura che hanno evidenziato casi eclatanti di truffe alimentari: i limoni sudamericani commercializzati come limoni della penisola sorrentina; agrumi nordafricani spacciati per agrumi siciliani e calabresi e grano canadese che entra attraverso i porti pugliesi facendolo diventare puro grano della Murgia, con il quale si produce il pane di Altamura.
Situazione ancora più preoccupante quella di olio e pomodoro. Tonnellate e tonnellate di olio provenienti da Tunisia, Marocco, Grecia e Spagna annualmente entrano in Italia per produrre un olio comunitario che viene miscelato con lo straordinario olio extravergine d’oliva italiano al fine di poter raddoppiare illegalmente i profitti e collocare sul mercato milioni di bottiglie di apparente olio italiano.
Ma la criminalità non si ferma ai soli produttori e investe tutta la filiera: dall’acquisto di terreni, alla gestione della manodopera agricola, fino ad occuparsi di produzione, trasporto e stoccaggio della merce. Ma anche supermercati e ristoranti non sono esenti e anzi, rappresentano uno dei settori maggiormente a rischio. Si parla addirittura di circa 5mila locali nelle mani della criminalità organizzata, dai bar alle trattorie, ai ristoranti di lusso fino agli aperibar alla moda.



