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Arriva Grand Frais, il “category king” del freschissimo

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È prevista per l’autunno l’apertura nel torinese del primo punto vendita della catena francese specializzata in ortofrutta, carne e prodotti caseari e da forno. La notizia è stata rilanciata dall’Ad di Conad Francesco Pugliese, che presagisce un terremoto nel settore. Secondo il professor Daniele Tirelli (IULM, Amagi) si tratterà in ogni caso di una goccia nell’oceano. Ma “da osservare con attenzione”. Non esistono infatti altri retailer come Grand Frais in Europa, con una tale specializzazione e una logistica così efficiente. Il punto di forza, oltre al format caratteristico da mercato rionale? “La profondità dell’assortimento, la qualità omogenea e sempre alta e la flessibilità ineguagliabile. E poi i prezzi competitivi”

 

di Carlotta Benini

 

L’apertura era attesa per giugno, ma con l’ipotesi di possibili ritardi. Così evidentemente è stato, visto che ancora non si è parlato di inaugurazione. Ma l’attesa e la curiosità per l’arrivo di Grand Frais nel nostro Paese restano alte, specie in un momento come questo di turbolenze e manovre improvvise nel settore del retail, che stanno minando gli equilibri della Gdo, anche quella italiana.

 

Il gruppo francese specializzato nella distribuzione di frutta, verdura, carne e prodotti caseari (leggi qui) ha chiuso un accordo con il comune di Beinasco, in provincia di Torino, per il recupero di un’area degradata in viale Risorgimento dove aprirà il suo primo punto vendita nazionale. La notizia circola in sordina già da diversi mesi, ad aprile alcune testate locali hanno parlato di ricerca di personale da parte dell’azienda, che avrebbe fatto diversi colloqui di lavoro nel torinese per una ventina di posti da addetti alla vendita e cassieri (vedi articolo su TorinoSud)

 

Il prof. Daniele Tirelli

A rilanciare la notizia, con una delle sue ormai celebri “massime” pepate, è stato i giorni scorsi l’amministratore delegato di Conad Francesco Pugliese. Durante l’assemblea di bilancio di Conad del Tirreno, Pugliese ha lanciato la provocazione: “Sta per arrivare in Italia, e aprirà presto in Piemonte, il colosso francese dell’ortofrutta Grand Frais – riporta il Sole 24 OreSe staremo a guardare rimanendo ancora una volta passivi, non solo saremo prede ma saremo morti”.

 

L’Ad di Conad definisce “predatore” Grand Frais, con il suo format caratteristico che riprende in tutto l’aspetto del mercato coperto tradizionale francese: sui banchi l’ortofrutta è grande protagonista, poi ci sono carne, pesce, gastronomia internazionale, prodotti da forno, latticini e prodotti caseari. Il reparto macelleria e la panetteria sono solitamente gestiti da parti terze.

 

Il retailer francese è “un category killer del freschissimo”, nelle parole del professor Daniele Tirelli, docente dello IULM, presidente di POPAI Italia (associazione internazionale per lo sviluppo del Retail Marketing) e co-founder della società Amagi. Tirelli è un profondo conoscitore ed estimatore di Grand Frais, nonché un affezionato consumatore, durante i suoi soggiorni in Francia.

 

Il gruppo a fine 2016 conta 184 punti vendita, concentrati nell’Esagono, con sporadiche presenze in Belgio e confini che, a Sud Ovest, lambiscono la Spagna e a Nord Est, tramite la Costa Azzurra, l’Italia: solo a Nizza, ad esempio, vanta tre negozi. Fondata a Givors (vicino a Lione) nel 1992 dall’imprenditore Denis Dumont, Grand Frais è stata raggruppata nella holding Prosol, che, a marzo 2017 è stata a sua volta acquistata, per la maggioranza del capitale, da Ardian, colosso americano del private equity.

 

“Seguo Grand Frais da una decina di anni, – rivela Daniele Tirelli – da quando inaugurò i suoi primi punti vendita in Francia. Oggi, attraverso la joint venture con varie insegne, il gruppo è cresciuto in maniera progressiva e capillare, diventando un riferimento a livello europeo per l’ortofrutta e i freschissimi”.

 

Il punto di forza della catena, oltre al format caratteristico, è il vasto assortimento, l’elevata qualità dei prodotti ortofrutticoli che va di pari passo con la convenienza, e la capillarità della rete di punti vendita, delle giuste dimensioni (mediamente 1.000 mq), che sorgono in periferia e vicino a strade ad alta percorrenza.

 

Sono grandi buyer, conoscono benissimo produzioni italiane, spagnole e nordafricane e tutti gli approvvigionamenti extra europei per la frutta esotica. – continua il professore – Hanno un assortimento profondo e curato e sono anche molto bravi a comunicare la qualità dell’ortofrutta, che è sempre costante e omogenea, con campagne instore e sul web. E poi hanno prezzi competitivi: in alcuni casi ho trovato differenziali del 20% rispetto ad altri big della Gdo francese. I retailer hanno dovuto fare i conti con l’avvento di Grand Frais: nelle città dove ha aperto, catene come Carrefour hanno rinnovato il reparto frutta e verdura, per restare al passo”.

 

Inoltre la logistica del gruppo di Dumont non ha eguali in Europa. “Sono gli unici specialisti su grande scala in ortofrutta. – precisa Tirelli – Hanno assortimenti e prezzi diversi a seconda della location in cui sono presenti: ad esempio puntano sulla frutta esotica nelle città dove c’è più domanda di questi prodotti, oppure privilegiano il chilometro zero laddove i consumatori ricercano la territorialità. La loro flessibilità è ineguagliabile”.

 

I nuovi insediamenti di Grand Frais sono tutti costruiti in serie, su base modulare: costano meno, quindi, degli edifici di altre insegne, e anche questo gioca a vantaggio della politica dei prezzi.

 

La nostra Gdo ha dunque qualcosa da temere con l’avvento di questo gruppo in Italia? “L’apertura a Torino, prevista ora per l’autunno, porterà certamente una ventata di novità nel settore. – è il parere del professore – Ma il business dell’ortofrutta è qualcosa di talmente grande, anche in Italia, che resteranno sempre una goccia nell’oceano. Se anche arrivassero ad aprire 50 punti vendita, non saranno certo loro a stravolgere le dinamiche del settore”.

 

La preoccupazione dell’Ad di Conad è quindi eccessiva? “Pugliese ha perfettamente ragione. Vanno osservati con attenzione, come una case history di successo e un valido contraltare a iper e supermercati. – conclude Tirelli – Non esistono altri gruppi di questo tipo in Europa, possiamo paragonarli solo a catena americane in ascesa come Sprouts Farmers Market o Fresh Tyme, anche se in questo caso non c’è la macelleria”.

 

Inoltre va considerato che la loro espansione in Italia è vincolata al reperimento delle sedi fisiche su cui insediarsi, che devono essere preferibilmente in periferia, e lungo snodi strategici.

 

 

Copyright: Fruitbook Magazine


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