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                      CN5 by Cultiva, Boscolo: “Verso una carbon neutrality in 5 anni”

                      Cultiva, player globale del fresh cut, ha avviato nel 2022 il CN5, un ambizioso progetto che si inserisce nel programma di sostenibilità circolare mirato a ridurre le emissioni di gas serra dei prodotti e dei processi produttivi. Un software dedicato creato ad hoc, tramite il calcolo dell’LCA, quantificherà l’impatto di ogni singolo prodotto Cultiva sul cambiamento climatico. Quindi saranno messe in campo azioni virtuose per contenerlo, fino al potenziale raggiungimento del desiderata zero

                      di Carlotta Benini

                      Cultiva CN5

                      Cultiva con il progetto CN5 ha l’obiettivo di raggiungere in 5 anni la carbon neutrality su un prodotto o linea di prodotto

                      “Sostenibilità circolare”, ovvero inserita in un modello di business responsabile in cui ad azioni concrete a tutela dell’ambiente fa seguito un’attenzione particolare agli aspetti sociali ed economici di tutta la filiera e dei suoi protagonisti, dal produttore fino al consumatore. Con un obiettivo dei più sfidanti: generare un reale impatto positivo per il Pianeta. Sono queste le linee guida che disegnano il nuovo volto di Cultiva, azienda globale specializzata nella coltivazione di ortaggi a foglia che oggi è tra i principali player del fresh cut. Con la nuova governance, che da un anno vede alla guida Federico Boscolo Sesillo nel ruolo di amministratore delegato (leggi qui), al fianco del padre Giancarlo, presidente e fondatore del gruppo, Cultiva negli ultimi anni ha concentrato gran parte degli investimenti in progetti di innovazione finalizzati a uno sviluppo in ottica green.

                      In questo contesto si inserisce il nuovo progetto “CN5 by Cultiva”, avviato nel 2022: si tratta di un percorso verso una carbon neutrality che ha l’obiettivo di perseguire nell’arco di cinque anni il traguardo delle zero emissioni su un prodotto o linea di prodotto.  Si parte con la quantificazione dell’impatto di ogni singolo processo aziendale sul cambiamento climatico. Per fare questo l’azienda ha dato a una società specializzata l’incarico di realizzare un modello progettato ad hoc in grado di misurare esattamente quanta CO₂ emette in atmosfera ogni singolo prodotto Cultiva durante tutto il suo ciclo di vita, in modo da andare a individuare dove poter agire per ridurre o, idealmente, azzerare il suo impatto.

                      Cultiva management

                      Il management di Cultiva: da sinistra Giancarlo Boscolo Sesillo, Federico Boscolo Sesillo e Massimo Bragotto

                      “Al termine di questa prima parte del percorso avremo una sorta di risonanza magnetica di ogni prodotto Cultiva, dalla prima alla quarta gamma, che ci consentirà di capire come e dove agire per ridurre, fino al desiderata zero, le emissioni di gas serra”, esordisce l’Ad Federico Boscolo Sesillo. Il primo passo sarà appunto quello di raggiungere la carbon neutrality su un comparto pilota (un prodotto, piuttosto che una linea di confezionamento o la sede aziendale, o altro), alla stregua di quello che ha fatto Lavazza con la sua linea di capsule “Zero”.

                      Ora la società è in fase raccolta dati, soprattutto per quanto riguarda la parte campo: le aziende agricole stanno fornendo informazioni sui prodotti utilizzati per la coltivazione, sull’impatto delle macchine agricole, della refrigerazione, del trasporto etc. Contestualmente è in programma anche “l’inventario” dello stabilimento produttivo, considerando, nel calcolo delle emissioni di gas serra, anche i consumi energetici, il packaging e la tipologia di materiale utilizzato per l’imballaggio.

                      Il calcolo della carbon footprint si basa sul Life Cycle Assessment (LCA), ovvero l’analisi del ciclo di vita, e tutti i dati raccolti saranno elaborati tramite un modello di calcolo realizzato ad hoc. Le categorie di prodotto incluse nella misurazione sono: baby leaf, cespi, verdure da cuocere e basi per arricchire. “Il modello analizzerà la carbon footprint secondo un approccio from cradle to grave, dall’inizio alla fine, espressione che per Cultiva significa dal seme allo smaltimento della busta – sottolinea il presidente del gruppo Giancarlo Boscolo Sesillo -. Andremo quindi a sondare tutte le fasi del processo produttivo, dal campo al confezionamento in magazzino, fino ad arrivare al packaging, considerando una corretta gestione del suo smaltimento dopo l’uso da parte del consumatore, come raccomandato sui nostri pack”.

                      Cultiva stabilimento

                      Sostenibilità per Cultiva significa anche attenzione agli aspetti sociali e al benessere dei lavoratori

                      Una volta definito l’impatto del singolo comparto/prodotto pilota, Cultiva saprà dove agire per ridurre le emissioni. Questo attraverso un piano di azioni virtuose, peraltro già in atto, che vanno dall’innovazione in campo all’efficientamento energetico dei processi produttivi e l’utilizzo di fonti rinnovabili, da una gestione responsabile delle risorse idriche all’ottimizzazione del packaging in termini di riciclabilità, di sostenibilità del materiale e di riduzione di eventuali sprechi.

                      “Stiamo parlando con i massimi esperti di cambiamento climatico al mondo e abbiamo progettato una radicale revisione della filiera, perché siamo consapevoli che dobbiamo fare qualcosa per salvaguardare il nostro Pianeta e dobbiamo farlo subito, non c’è più tempo da perdere – conclude l’Ad di Cultiva Federico Boscolo -. Desideriamo, oggi come già successo in passato, stabilire nuovi standard e per fare ciò vogliamo lavorare in partnership con i retailer, in Italia come all’estero, che hanno sposato da tempo tutti questi valori, per creare una filiera virtuosa fino a raggiungere il consumatore finale. Lo abbiamo fatto a fine anni Novanta definendo standard di sicurezza alimentare di stampo anglosassone, quando la parola traceability era pressoché sconosciuta, e lo vogliamo replicare ora raggiungendo nuovi traguardi in termini di vera sostenibilità verso cui la filiera deve puntare”.

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