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                      Il Melograno, dopo il fallimento arriva l’accusa di bancarotta fraudolenta

                      Il Melograno è al centro dell’operazione “Sunflower” condotta dalla Guardia di Finanza, che ha portato al sequestro preventivo di ben 41 immobili tra capannoni, uffici e terreni, per un valore totale di 17 milioni di euro. L’Ad dell’azienda santarcangiolese specialista della quarta gamma, chiusa senza preavviso un anno fa e poi messa in liquidazione, è indagato insieme ad altri tre imputati per bancarotta fraudolenta

                      Dalla Redazione

                      Un anno fa la notizia dell’improvvisa interruzione dell’attività. Oggi si aprono nuovi risvolti nelle vicende de Il Melograno, azienda di Santarcangelo di Romagna (Rn) che per anni si è distinta in Gdo fra i principali copacker per le insalate pronte al consumo e altri prodotti di quarta gamma. L’azienda, fondata nel 1987 da Claudio Coli, ha abbassato le saracinesche il 27 giugno del 2023, senza preavviso, lasciando a casa 72 dipendenti.

                      Questa decisione improvvisa ha fatto emergere un quadro di debiti accumulati nel corso degli anni, nascosti sotto il velo di un’azienda che fino a quel momento sembrava in salute. Quindi il 14 dicembre dello scorso anno, a seguito della sentenza del giudice Francesca Miconi, Il Melograno è stata messa in liquidazione, dando il via a un iter “rocambolesco”, come lo definisce Il Resto del Carlino, che ha finito per attirare anche l’attenzione della Procura.

                      Operazione “Sunflower”

                      È stato proprio su input dell’autorità giudiziaria riminese che le Fiamme Gialle hanno cominciato a indagare sulla parabola discendente del Melograno, trovando, secondo le accuse, “ben più di qualche seme marcio”. “In particolare – si legge in una nota diffusa dalla Guardia di Finanza e ripresa da diverse testate online, che tuttavia non fa riferimento esplicito al Melograno, ma parla di una “società riminese operante nel commercio all’ingrosso di prodotti ortofrutticoli per la Gdo” -, a seguito dell’ormai irreversibile stato di crisi aziendale della società riminese, l’amministratore si è rivolto ad un gruppo di consulenti finanziari con sede in Svizzera ed Emirati Arabi, ma operativi anche sul territorio nazionale, i quali, attraverso una complessa operazione di ‘cartolarizzazione immobiliare’, hanno trasferito, pochi mesi prima della dichiarazione di fallimento, tutti gli immobili ad una società neocostituita, una cosiddetta ‘società veicolo’. Gli iniziali accordi sottostanti all’operazione di cartolarizzazione, che prevedevano il collocamento di titoli obbligazionari su mercati finanziari esteri, in particolare sulla piazza di Dublino, al fine di raccogliere nuova liquidità necessaria alla società riminese, non sono però stati attuati e di conseguenza la stessa, nel frattempo dichiarata fallita, è stata svuotata dell’intero patrimonio immobiliare senza ricevere alcun corrispettivo”.

                      L’operazione “Sunflower” – come è stata nominata l’indagine dei finanzieri del Comando provinciale di Rimini – ha portato all’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo di ben 41 immobili riconducibili tutti al Melograno tra capannoni, uffici e terreni, per un valore totale di

                      17 milioni di euro. Quattro le persone ora indagate per bancarotta fraudolenta, tra le quali spicca il nome di Claudio Coli, in qualità di amministratore della società Melograno. Insieme a lui sono sotto indagine i tre consulenti finanziari che avrebbero collaborato nelle operazioni criminose.

                      Un articolato disegno illecito

                      Scattati i controlli della Finanza, è emerso che la società veicolo utilizzata per l’operazione di cartolarizzazione non solo non avrebbe compiuto i passaggi del caso, ma non risultava nemmeno autorizzata o possedeva tantomeno i requisiti richiesti dalla Banca d’Italia. La Finanza ha dunque scoperto anche come gli indagati stessero anche organizzando ulteriori cessioni di immobili, “tra cui una a favore di una Fondazione di diritto estero ma riconducibile allo stesso sodalizio – si legge nella nota della Gdf -, con l’intento di far credere che le cessioni degli immobili a terzi avvenissero in buona fede, impedendone così il recupero da parte degli organi incaricati della liquidazione giudiziale”.

                      Un articolato disegno illecito, reso ancor più complesso dal coinvolgimento di soggetti esteri, scoperto ed interrotto tempestivamente dagli investigatori riminesi con il sequestro d’urgenza dei beni immobili distratti dal patrimonio della società fallita.

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