Cresce lo spreco alimentare in Italia, ortofrutta in black list. Colpa delle promozioni?
È stato presentato ieri a Roma il Rapporto Waste Watcher 2024, che evidenzia come gli italiani siano sempre più spreconi in fatto di cibo: con quasi 700 grammi pro capite di prodotti alimentari che ogni settimana finiscono nella spazzatura, infatti, nell’ultimo anno il fenomeno è cresciuto del 45,6%. Frutta e verdura restano gli alimenti più sprecati: per più di un terzo degli intervistati sono già vecchie al momento dell’acquisto, oppure vanno a male in fretta una volta portate a casa. Per il ministro Lollobrigida, invece, è colpa delle offerte promozionali, che “inducono le persone ad acquistare più del necessario”
Dalla Redazione
Cibo, le offerte promozionali? “Spesso sono collegate a un maggiore spreco alimentare, inducendo le persone ad acquistare più del necessario”. A dirlo è stato ieri il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida in un messaggio diffuso in occasione della presentazione del Rapporto Waste Watcher 2024 – l’analisi internazionale curata ogni anno dall’Osservatorio Waste Watcher International-Campagna Spreco Zero di Last Minute Market, insieme all’Università di Bologna e Ipsos – che fotografa i consumi degli italiani e le loro pratiche virtuose o meno nella gestione del cibo.
Un tema, quello del food waste, che si fa ancora più attuale in vista dell’imminente G7 Agricoltura. E che ci deve far riflettere, in quanto siamo ancora molto lontani dagli obiettivi dell’Agenda Onu 2023, che prevede, entro i prossimi sei anni, il dimezzamento dello spreco nei paesi occidentali. Per la precisione, anziché fare passi avanti ne facciamo indietro: secondo il Rapporto Waste Watcher 2024, infatti, lo spreco alimentare in Italia è un fenomeno in crescita del 45,6%: ogni settimana finiscono nel bidone della spazzatura 683,3 grammi di cibo pro capite, rispetto ai 469,4 grammi conteggiati nell’agosto 2023, come riporta La Repubblica.
Frutta e verdura nella top five dello spreco
Gli alimenti che maggiormente finiscono nei rifiuti sono, nell’ordine, la frutta fresca (27,1 grammi), le verdure (24,6 grammi), il pane fresco (24,1 grammi), le insalate (22,3 grammi) e cipolle/aglio/tuberi (20 grammi). Si tratta dei prodotti simbolo di quella che è stata battezzata la Dieta Mediterranea.
I motivi dello spreco alimentare
Fra le principali cause dell’aumento del food waste ci sarebbe, secondo il rapporto, una cattiva gestione della spesa familiare, che comporta pure sprechi economici e che evidenzia anche un incremento dei consumi alimentari e una domanda concentrata su alimenti di qualità inferiore, influenzata dalle logiche low cost. Il 42% degli intervistati individua la causa dello spreco nel fatto che frutta e verdura conservate nelle celle frigo, una volta che arrivano a casa deperiscono subito; il 37% le butta perché sarebbero già vecchie al momento dell’acquisto.
Ma anche il consumatore ha le sue responsabilità: il 37% degli italiani dice infatti di dimenticare gli alimenti in frigorifero e nella dispensa, lasciando che vadano a male, solo il 23% è disposto a programmare i pasti settimanali, inoltre il 75% non è disposto o non è capace di rielaborare gli avanzi in modo creativo per evitare di gettarli.
Osservando la mappa degli sprechi, Sud e Centro sono le aree dove il fenomeno è superiore del 9% rispetto alla media nazionale (al sud 747 grammi pro capite a settimana, al centro 744), mentre il Nord è relativamente più virtuoso con -11% sempre rispetto alla media nazionale (606,9 grammi pro capite).
Dito puntato contro le offerte promozionali
E il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida mette in correlazione sprechi e offerte nei negozi: “Tra gli spunti di riflessione – scrive il ministro Lollobrigida nel suo messaggio – è interessante constatare come le offerte promozionali siano spesso collegate a un maggiore spreco alimentare, inducendo le persone ad acquistare più del necessario. Al contrario gli accordi tra i diversi soggetti della filiera, un più facile accesso a mercati e negozi di vicinato, indicazioni più chiare in etichetta sono alcuni dei fattori che possono contribuire in modo efficace a rendere più efficiente la gestione degli alimenti”. “Dal rapporto – continua il ministro – emerge l’importanza delle iniziative di sensibilizzazione e di educazione alimentare rivolte soprattutto ai giovani. È essenziale avvicinare le nuove generazioni al consumo di prodotti freschi, di stagione e a filiera corta“.
Federconsumatori: “Lettura semplicistica”
Secondo Federconsumatori, quella data dal ministro è una “lettura a dir poco semplicistica, che mette sul banco degli imputati chi, in molti casi, non può permettersi spese di qualità e, proprio grazie alle offerte incriminate, riesce a portare in tavola un pasto”. “Il nodo centrale della questione – continua l’associazione in una nota – è, piuttosto, capire perché molte famiglie sono costrette a scelte al ribasso sul piano della qualità. La tendenza a fare scorta di prodotti a basso costo, infatti, è indotta in molti casi dall’aumento indiscriminato dei prezzi e dai comportamenti speculativi a cui abbiamo assistito negli ultimi anni. Su questi bisognerebbe puntare l’attenzione, ferma restando l’importanza, che condividiamo con il ministro, delle iniziative di sensibilizzazione e di educazione alimentare, specialmente rivolte soprattutto ai giovani”.
“In tal senso siamo convinti che sia necessario e urgente avviare azioni volte ad incrementare la trasparenza delle informazioni sui prodotti che portiamo in tavola, ma anche campagne per accrescere la consapevolezza dei consumatori sulla sostenibilità dei loro consumi (anche in termini etici) e dei loro comportamenti (con progetti educativi per ridurre gli sprechi) – propone Federconsumatori -. Inoltre, è indispensabile disporre serie azioni di contrasto alla povertà alimentare, fenomeno purtroppo in crescita nel nostro Paese”.
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