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                      Ozempic, è vero che rivoluzionerà i consumi alimentari? Ecco cosa sappiamo

                      Sdoganato da Elon Musk, il costoso farmaco anti-obesità – prodotto dalla casa farmaceutica Novo Nordisk e somministrato per la cura del diabete di tipo 2 – spopola anche tra chi vuole semplicemente dimagrire senza affannarsi fra diete e attività fisica. Secondo uno studio recente, il medicinale – che agisce in primis sul cervello – sarebbe in grado di ridurre la dipendenza dal cosiddetto “junk food” e promuovere il consumo di cibi più freschi e salutari, come frutta e verdura fresche. Si prepara una rivoluzione del settore? Lo abbiamo chiesto a Francesco Morace, sociologo e fondatore dell’istituto di ricerca Future Concept Lab

                      di Maddalena De Franchis

                      Ozempic

                      L’Ozempic sarà davvero in grado di stimolare un maggiore consumo di frutta e verdura?

                      Fra i suoi testimonial eccellenti c’è, innanzitutto, Elon Musk: il fondatore di Tesla e SpaceX, ormai onnipresente sui media (anche per l’incarico politico affidatogli dal nuovo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump), ha svelato di essere dimagrito grazie all’Ozempic, potente farmaco, a base di semaglutide, indicato per il trattamento del diabete di tipo 2. Il medicinale, così come altri preparati classificati dagli studiosi come “inibitori GLP-1”, stimola il senso di sazietà e riduce l’introito calorico.

                      Un’iniezione a settimana per perdere peso

                      La formula magica ha fatto la fortuna della casa farmaceutica produttrice (la danese Novo Nordisk, il cui fatturato ammontava, lo scorso giugno, a circa 18 miliardi di euro) e ha permesso la diffusione del farmaco ben al di là della platea di pazienti cui è indirizzato. Ozempic, infatti, è ormai ritenuto una comoda scorciatoia per perdere i chili di troppo senza sottoporsi alla fatica dell’attività fisica o alle rinunce a tavola: una percezione profondamente sbagliata, è bene ricordarlo, che ha finito per rendere la semaglutide ormai introvabile sul mercato (anche per chi ne ha effettivamente bisogno per curarsi), oltre a esporre milioni di persone al rischio di effetti collaterali ancora sconosciuti, derivanti da un uso improprio del medicinale.

                      I risultati del primo grande studio pubblicati da Nature

                      La novità dell’ultima settimana, però, arriva dalla pubblicazione – sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Medicine – del primo rilevante studio sugli effetti dei farmaci dimagranti, nonché del quadro più chiaro mai ottenuto sull’efficacia e i rischi a essi associati. L’analisi è stata realizzata grazie ai dati del Dipartimento per gli affari dei veterani degli Stati Uniti e a 215mila persone affette da diabete di tipo 2, monitorate per circa quattro anni. Poiché il potere dimagrante dei farmaci deriva dal fatto che imitano il GLP-1 (glucagon-like peptide 1) – un ormone che si produce normalmente nell’organismo dopo un pasto e ha l’importante funzione di far percepire il senso di sazietà, inducendoci a smettere di mangiare – gli autori dello studio sottolineano che le persone intervistate hanno notato, dopo l’inizio della terapia, l’immediato placarsi di quel “food noise”, o rumore di fondo, prodotto dai pensieri ossessivi rivolti al cibo. I farmaci, dunque, agirebbero sulla cosiddetta “gola”, non a caso annoverata fra i sette peccati capitali.

                      L’impatto sul cervello: meno cibi spazzatura, più frutta e verdura

                      Dell’azione di questi farmaci sul cervello gli scienziati sanno ancora poco, ma ciò non ha impedito di ipotizzare altri effetti positivi. Per esempio, si stanno studiando i molti pazienti che, oltre a mangiare meno, dichiarano di aver smesso di bere alcol dopo l’inizio della terapia. Potrebbero, quindi, avere qualche efficacia per contrastare altri tipi di dipendenze, come quella dal fumo o dalla cocaina? Non solo: in un articolo dello scorso novembre, il New York Times scriveva che le aziende del settore alimentare hanno cominciato a preoccuparsi del fatto che decine di milioni di persone potrebbero ridurre il cibo consumato quotidianamente e, addirittura, cambiare completamente i propri gusti. I farmaci come l’Ozempic, infatti, hanno mostrato di saper orientare i pazienti verso prodotti più salutari e freschi, come frutta e verdura, tenendoli lontani da cibi molto salati o dolci, come i prodotti processati e confezionati. La controindicazione principale, però, è che i benefici svaniscono nel momento in cui la terapia viene interrotta. Per mantenere il peso raggiunto, dovrebbero essere assunti per tutta la vita: tuttavia, poiché esistono solo da pochi anni, nessuno sa quali effetti a lungo termine potrebbero avere. Gli stessi ricercatori, interpellati sul tema, hanno ribadito che “stiamo vivendo in un grande esperimento”.

                      Francesco Morace

                      “Una vera corsa all’oro”

                      Per farci un’idea dell’impatto che la diffusione globale dei farmaci dimagranti potrebbe avere sugli stili di consumo alimentare, abbiamo contattato Francesco Morace, sociologo, saggista e fondatore dell’istituto di ricerca internazionale Future Concept Lab, che annovera, fra i propri clienti, colossi come Barilla, Zuegg e Coca-Cola. “È ancora il momento di far parlare gli scienziati – premette Morace – poiché sappiamo troppo poco dell’utilità del farmaco nel lungo periodo. Tuttavia, come sociologo posso dire che ci troviamo di fronte a un fenomeno di portata globale, una vera corsa all’oro, i cui effetti sono enormemente amplificati dall’endorsement di un testimonial come Elon Musk, al momento sulla cresta dell’onda”.

                      La rivoluzione dei consumi alimentari è dietro l’angolo?

                      Secondo lo studioso, se la popolarità del farmaco dovesse confermarsi nel lungo periodo, i consumi alimentari ne sarebbero totalmente rivoluzionati, così come, più in generale, i trend relativi alla salute e alla prevenzione. Ciò riguarderebbe specialmente quei Paesi occidentali – Usa e Gran Bretagna in testa – nei quali il tasso di obesità va di pari passo con il consumo vertiginoso di cibi ultra-processati. “In un’epoca dominata da guerre, crisi economica e incertezza sul futuro, come quella che stiamo vivendo – conclude Morace – l’individuo ripiega su di sé, si concentra sul proprio corpo, sul proprio benessere, su come migliorare la propria autostima. Il trend relativo ai farmaci dimagranti, se confermato, non farà che arricchire di ulteriori prospettive quel filone relativo a longevità, benessere e mantenimento della propria forma fisica che risulta già fra i più potenti di questo periodo storico”.

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