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                      Fiori eduli, dalla Piana del Sele arriva Annamaria Cascone, “la signora dei fiori”

                      Imprenditrice agricola e presidente della sezione Donne Coldiretti Campania, Annamaria Cascone ha deciso, qualche anno fa, di seguire la passione innata per i fiori, che la sua famiglia coltivava prima di concentrarsi esclusivamente su babyleaf, rucola e insalatine da taglio. Oggi l’azienda Cascone produce principalmente “viola cornuta” e, in quantità minore, altre varietà di fiori commestibili, dalla calendula alla bocca di leone. Con un’attenzione costante alla sostenibilità e all’economia circolare

                      di Maddalena De Franchis

                      Cascone fiori eduli

                      Annamaria Cascone (nelle foto sotto) coltiva fiori eduli su 18 ettari, nella Piana del Sele

                      Quando andava a consegnare ‘i fiori che si mangiano’ ai primi cuochi, baristi e pasticceri, desiderosi di cimentarsi in una cucina inedita, a base di assaggi floreali, la chiamavano ‘la signora dei fiori’. Ed è proprio questo il nome d’arte che Annamaria Cascone, giovane imprenditrice agricola di Eboli (Salerno) e presidente della sezione Donne Coldiretti Campania, ha scelto per raccontare sui social la propria attività, fondata principalmente sulla coltivazione di fiori eduli. Viola del pensiero, violetta cornuta, nasturzio, garofani nani e margherite sono le varietà predominanti nell’azienda agricola di 18 ettari che Annamaria Cascone gestisce, assieme ai fratelli Francesco e Carlo, nel pieno rispetto dei principi di sostenibilità ed economia circolare.

                      I fiori nel Dna di famiglia

                      “Vengo da una famiglia di floricoltori – premette Cascone –: i miei genitori coltivavano, nella piana del Sele, diverse specie di fiori recisi, tra cui rose, gladioli, lilium, bocche di leone, gerbere. Successivamente, tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila, il comparto della floricoltura è entrato in crisi e, per andare incontro alle esigenze del mercato, la produzione è stata riconvertita. Siamo tra le prime aziende della zona ad aver intrapreso la coltivazione di babyleaf (soprattutto rucola, valeriana ed erbe orientali), conferita sui mercati internazionali attraverso svariati progetti di rete e di filiera che sono sfociati, poi, nella partecipazione a importanti organizzazioni di produttori. Abbiamo saputo guardare lontano e sperimentare con successo coltivazioni all’epoca considerate all’avanguardia: dentro di me, però, sentivo che l’amore per i fiori, per la loro delicatezza, non si era mai sopito. Quasi per gioco, ho cominciato a postare sui miei profili foto di fiori e piatti decorati con i petali, illustrando proprietà nutrizionali e caratteristiche delle diverse varietà. Sempre più persone, incuriosite dai ‘fiori che si mangiano’, mi telefonavano per chiedermi di vederli dal vivo o di acquistarli, per aggiungerli alle loro ricette. È così che, nel 2019, ho deciso, finalmente, di trasformare la mia passione in lavoro”.

                      Cascone fiori eduli

                      Oggi l’azienda Cascone produce principalmente “viola cornuta”

                      Mercati esteri nel mirino

                      Come altre aziende italiane che hanno nei fiori commestibili il proprio core business (in primis, la veneziana L’Insalata dell’Orto – primo produttore europeo di fiori eduli – approdata, nel 2024, persino negli Stati Uniti), anche l’azienda agricola Cascone punta ora sui mercati esteri. “La nostra piazza principale è l’Olanda – prosegue Annamaria Cascone -, paese caratterizzato da un know-how ormai consolidato sui fiori commestibili. Seguono la Germania, la Svizzera e, al di là dei confini europei, gli Emirati Arabi. I mercati esteri adorano il nostro prodotto, mentre in Italia occorre ancora lavorare sulla comunicazione per sensibilizzare i consumatori”.

                      Raccolta a mano e recupero degli sprechi

                      In effetti, sebbene il trend dei fiori eduli sia affermato – specialmente nella ristorazione, nella pasticceria e nella mixology – c’è ancora una larga fetta di consumatori che si lascia intimorire dalla leva del prezzo. “Il prezzo è ampiamente giustificato dal metodo artigianale che abbiamo deciso di conservare. Raccogliamo i nostri fiori a mano, uno per uno, e li confezioniamo direttamente in campo – obietta Cascone -. Anche la coltivazione avviene in campo, con una pratica certamente più lunga e faticosa di quella in vaso, ma sostenibile. La maggior parte delle aziende, infatti, accompagna il ciclo della pianta con quattro passaggi, per i quali è previsto l’impiego di imballaggi in polistirolo e di almeno tre vasetti in plastica, di dimensioni sempre più grandi a seconda della crescita della pianta. Noi abbiamo rinunciato a utilizzare oltre 24mila vasetti in plastica (che, moltiplicati per quattro fasi, diventano almeno 110mila) e non sprechiamo il prodotto in eccesso. Le parti dei fiori che non sono destinate alla filiera alimentare sono recuperate per la creazione di prodotti cosmetici e fragranze per la persona e l’ambiente”.

                      Cascone fiori eduli

                      I fiori eduli si prestano a inediti accostamenti in cucina

                      I fiori sulla pizza

                      Se l’azienda ligure RaveraBio – di cui vi avevamo raccontato lo scorso settembre – annovera, tra i best-seller della propria linea di prodotti trasformati a base di fiori eduli, il pesto fresco di nasturzio, in Campania, i fiori di Annamaria Cascone non potevano certo mancare sul piatto più noto della cucina regionale: la pizza. “Sempre più pizzaioli, in zona, acquistano i nostri fiori eduli – conferma -. Un esempio? C’è chi usa la violetta sui fiocchi di ricotta e chi accosta il nasturzio, noto per il suo gusto piccante e penetrante, ai pomodori freschi e alla mozzarella”.

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